Esteri
Verità europea •
E’ da mesi che Trump cerca di far capitolare l’Ucraina, dice Kallas, ma non ci riesce, grazie all’Europa
Le parole pronunciate dall'alto rappresentante europeo al Parlamento europeo ricalcano quello che molti leader europei pensano, ma non osano dire. Ex premier estone, Kallas è convinta che solo aumentando la pressione sulla Russia si arriverà a una pace duratura, convincendo Putin ad accettare un cessate il fuoco
21 OTT 26

L’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas (Foto La Presse)
L’Alto rappresentante europeo, Kaja Kallas, ieri ha offerto un raro momento di verità, accusando l’Amministrazione di Donald Trump di cercare di imporre a Volodymyr Zelensky la capitolazione nella guerra condotta dalla Russia da quasi cinque mesi. “Sebbene i negoziatori americani cerchino di spingere l’Ucraina alla resa ormai da un anno e mezzo, il motivo per cui l’Ucraina non si è arresa alle condizioni di Putin è che l’Europa l’ha sostenuta”, ha detto Kallas. Le sue parole poco diplomatiche le varranno una reprimenda. Ursula von der Leyen, come molti leader nazionali, non osa criticare Trump. La presidente della Commissione cercherà di approfittarne per sottrarre a Kallas altre competenze?
In un non-paper sulla riforma del Servizio di azione esterna, l’Italia difende il ruolo dell’Alto rappresentante. Le parole pronunciate da Kallas ad alta voce al Parlamento europeo ricalcano quello che molti leader europei pensano, ma non osano dire. Ex premier estone, Kallas è convinta che solo aumentando la pressione sulla Russia si arriverà a una pace duratura, convincendo Putin ad accettare un cessate il fuoco. Ma non c’era Kallas a rappresentare l’Ue nei colloqui che si sono tenuti ieri a Oslo. E’ Bjoern Seibert, il capogabinetto della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ad affiancare i consiglieri alla sicurezza nazionale di Francia, Regno Unito e Germania nelle discussioni con Steve Witkoff e Jared Kushner. Era già accaduto a Miami a inizio mese. Ed è una delle derive della confusione istituzionale che regna attorno alla politica estera dell’Ue. La Commissione, non il Servizio europeo di azione esterna (Seae), gestisce il dossier delle sanzioni economiche. E’ dunque von der Leyen ad avere ottenuto un posto al tavolo per il suo capogabinetto.
La presidente della Commissione è impegnata da tempo in una lotta interna all’Ue per accaparrarsi poteri e competenze sulla politica estera, screditando e sminuendo il ruolo di Kallas. Von der Leyen ha ricevuto man forte dalla Germania, che alla fine dell’estate ha presentato con la Francia una serie di proposte per riformare il Seae. Berlino e Parigi, tuttavia, hanno due visioni opposte sull’Alto rappresentante. La Germania vuole smantellare il Seae a vantaggio della presidente della Commissione. La Francia difende Kallas in qualità di espressione degli stati membri e intende rafforzare il suo ruolo di fronte a von der Leyen. E’ in questo contesto che si inserisce il “non-paper” dell’Italia, fatto circolare lunedì tra le capitali. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, lo aveva condiviso con Kallas durante una sua visita recente a Roma. Alla Farnesina viene spiegato che l’Italia non ha intenzione di schierarsi nella faida tra von der Leyen e Kallas. L’obiettivo è mettere ordine dentro le istituzioni e far funzionare meglio il Seae, nel rispetto dei trattati. Ma la linea è molto simile a quella francese: sono i ministri degli Esteri a pilotare la politica estera attraverso l’Alto rappresentante, non la Commissione.
Come la Francia, l’Italia chiede di rafforzare il ruolo dell’Alto rappresentante dentro la Commissione per assicurare una maggiore coerenza nell’azione esterna dell’Ue. Kaja Kallas – o chiunque occupi il suo posto in futuro – dovrebbe esercitare il suo ruolo di “secondo in comando” nella Commissione, agendo su mandato del Consiglio. Il suo compito dovrebbe essere quello di “coordinatore strategico” per le politiche e i commissari che hanno una dimensione esterna. Attualmente è von der Leyen – assieme al suo capogabinetto – a monopolizzare le scelte politiche su commercio, aiuti allo sviluppo, aiuti umanitari, allargamento, vicinato mediterraneo, medio oriente. Il suo braccio arriva fino ai paesi del Golfo. Perfino i commissari responsabili dei singoli dossier sono tenuti ai margini al momento della decisione, o relegati al ruolo di semplici esecutori.
Come Parigi, Roma chiede inoltre di preservare le prerogative degli stati membri nella politica estera e di sicurezza comune. Il Seae dovrebbe operare come “hub di coordinamento” tra gli stati membri e le istituzioni dell’Ue. Anche l’attuale equilibrio tra funzionari dell’Ue e diplomatici nazionali distaccati a Bruxelles per un periodo limitato di tempo dovrebbe essere mantenuto. Il Seae dovrebbe essere un “mediatore onesto”, seguendo le linee guida del Consiglio affari esteri, dove siedono Tajani e i suoi colleghi ministri degli Esteri.
Tra le righe del “non-paper” emerge la frustrazione dei capi delle diplomazie nazionali per l’evoluzione della pratica politico-istituzionale dell’Ue. Non sono più i ministri degli Esteri, ma i capi di stato e di governo a prendere le decisioni strategiche per l’Ue. L’Italia vuole affrontare la riforma del Seae nell’ambito di una più ampia riflessione sulla governance della politica estera. I ministri degli Esteri – secondo il documento – dovrebbero avere un maggior ruolo strategico su azioni esterne chiave che vanno oltre la politica estera, nonché essere coinvolti nella preparazione delle riunioni dei capi di stato e di governo al Consiglio europeo. Anche se l’Italia non vuole intromettersi tra Ursula e Kaja, Kallas ha apprezzato il “non-paper”, che dimostra ciò che vuole la maggioranza degli stati membri: controllare ciò che fa la Commissione sulla politica estera, mantenendo in vita il Seae.