Così Zelensky prova a colmare la distanza siderale con i trumpiani

Il presidente ucraino incontra l’inviato americano dopo una settimana di catastrofe diplomatica. Nonostante l’amara delusione e lo choc,  Zelensky e il suo ufficio hanno cercato il modo di tornare a dialogare con gli americani, che ora vogliono parlare più con Mosca che con Kyiv   

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(Foto La Presse)

Kyiv. Ieri, prima dell’inizio dei colloqui di Oslo, cui hanno partecipato i leader politici di Finlandia e Norvegia, l’inviato speciale del presidente americano, Steve Witkoff, ha prima stretto la mano a Volodymyr Zelensky e poi lo ha abbracciato. E’ stato il primo gesto amichevole di un rappresentante dell’Amministrazione Trump nei confronti del presidente ucraino negli ultimi dodici giorni. “La mattinata di oggi è iniziata con un segnale positivo”, ha dichiarato Zelensky nel briefing conclusivo, tenutosi senza Witkoff. Mentre il presidente ucraino viaggiava in treno verso la Polonia, per poi proseguire in aereo verso la Norvegia, aveva parlato per 45 minuti con il segretario di stato americano, Marco Rubio. 
Ma questo incontro è arrivato dopo una settimana di catastrofe diplomatica. Dopo che il 9 ottobre il presidente americano Donald Trump aveva annunciato un “accordo sul diesel” con la Russia, i rapporti tra Kyiv e Washington si sono bruscamente deteriorati. Per diversi giorni di fila i missili balistici hanno colpito la capitale ucraina prima ancora che scattasse l’allarme aereo, per la mancanza di dati di intelligence da parte degli Stati Uniti. Poi sono sorti problemi anche con l’utilizzo dei terminali Starlink, in particolare del sistema Starshield, che funziona soprattutto al fronte. La velocità massima a cui Starlink può essere usato in Ucraina non supera i 161 chilometri orari. Questo ha impedito il lancio di alcuni tipi di droni e gli attacchi middle strike.
Trump, da Washington, ha raccontato di non sapere chi abbia limitato Starlink e ha negato che gli Stati Uniti non condividano più dati di intelligence con Kyiv. Nel frattempo ha continuato a esprimersi positivamente nei confronti del presidente russo Vladimir Putin. “La Russia si comporta in modo corretto nei confronti dell’Ucraina”, ha dichiarato ai giornalisti il 19 ottobre. Quello stesso giorno un drone russo ha colpito un parco giochi nella regione di Kharkiv, proprio mentre vi passeggiavano famiglie con bambini. Sei persone sono morte, tra cui tre bambini. La più piccola, Angelina, aveva appena un anno. La madre, insegnante di scuola elementare, è morta in ospedale. Trump, intanto, parlava del suo sostegno all’idea di un vertice a tre con Putin e il leader cinese Xi Jinping a novembre. Non ha nemmeno nascosto il proprio fastidio nei confronti di Zelensky e in più occasioni ha detto che l’Ucraina ha bisogno di “un nuovo leader”.
Nonostante l’amara delusione e lo choc, il presidente ucraino e il suo ufficio hanno cercato il modo di tornare a dialogare con gli americani, che ora vogliono parlare più con Mosca che con Kyiv. Il 18 ottobre c’è stato un colloquio a distanza tra Zelensky, Witkoff e Jared Kushner, seguito da quello con Rubio. Nello stesso giorno Zelensky e Witkoff sono arrivati a Oslo per incontrarsi di persona. Kushner si è unito alla conversazione da remoto. Mentre tutti si radunavano a Oslo, a Kyiv, in pieno giorno, i droni hanno continuato a sorvolare la città. La Russia ha colpito l’Istituto di cardiologia e un impianto energetico.
Viktor Shlinchak, presidente del consiglio d’amministrazione dell’Istituto di politica mondiale, è convinto che l’incontro di Oslo difficilmente cambierà qualcosa, se non abbassare un po’ il livello di tensione tra Ucraina e Stati Uniti. Il massimo che Kyiv può ottenere ora dai colloqui con gli americani, spiega, è il ripristino del pieno funzionamento di Starlink, la ripresa della condivisione dei dati di intelligence da parte di Washington e la prosecuzione del programma Purl, attraverso il quale i paesi alleati acquistano armi americane per l’Ucraina. “La coalizione Russia-Stati Uniti-Cina appare sempre più probabile”, dice al Foglio Shlinchak. Secondo lui, di questo devono preoccuparsi non soltanto Kyiv, ma anche l’Europa e molti altri paesi del mondo.
“L’intelligence sta funzionando adesso”, ha dichiarato Zelensky nel briefing a Oslo. A suo dire, all’incontro in Norvegia si è discusso, tra le altre cose, delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Oggi Witkoff arriverà a San Pietroburgo per incontrare Putin. Sarà il suo nono viaggio in Russia. Zelensky dice che una delle idee che chiede di trasmettere al leader del Cremlino è l’organizzazione di un vertice a tre a livello di leader (Ucraina, Stati Uniti, Russia). Ma come reagirà Putin, per ora non è dato sapere.
Mentre era in corso il briefing a Oslo, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che Mosca ascolterà le proposte di Witkoff e Kushner, ma non farà concessioni politiche.