Esteri
l'accordo nella notte •
Cosa hanno deciso i leader europei sul mercato delle emissioni
Dopo una giornata di stallo, il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di rivalutare l’impatto dell’Ets2, il sistema che dal 2028 farà pagare le emissioni di trasporti e riscaldamento. L’Italia non ha ottenuto il rinvio. Nessun accordo sul bilancio Ue 2028-2034

Consiglio Europeo a Bruxelles
Nella notte tra giovedì e venerdì i capi di stato e di governo dei paesi dell’Unione europea, riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo, hanno trovato un accordo sul capitolo dell’energia, che li aveva divisi per tutta la giornata. Le conclusioni, adottate dopo un lungo scontro, invitano la Commissione europea ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le misure di salvaguardia. È un compromesso tra due gruppi di paesi: da una parte l’Italia e i paesi del gruppo di Visegrád, dall’altra i paesi nordici.
L’Ets (Emissions Trading System) è il sistema con cui l’Unione mette un prezzo alle emissioni di anidride carbonica. Le aziende di alcuni settori devono acquistare dei permessi per ogni tonnellata di Co2 che emettono, e il loro prezzo si forma su un mercato: l’idea è rendere più conveniente inquinare meno. L’Ets esistente riguarda gli impianti industriali e le centrali elettriche. L’Ets2 estende lo stesso principio ai combustibili usati nei trasporti e negli edifici, cioè benzina, gasolio e gas per il riscaldamento. Entrerà in vigore nel 2028, ed è quello che preoccupa di più alcuni governi: a differenza del primo, i suoi costi rischiano di ricadere direttamente su famiglie e automobilisti.
Lo scontro era nato dal caro energia di queste settimane. Insieme a Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, oltre a Grecia e Cipro, l’Italia chiedeva modifiche al sistema. Secondo la ricostruzione del Foglio, il gruppo puntava a spostare l’entrata in vigore dell’Ets2 dal 2028 al 2030 e a introdurre una valutazione degli effetti avuti finora dall’Ets sull’industria europea. Altre ricostruzioni descrivono una posizione più cauta: l’Italia non voleva rinviare ulteriormente l’Ets2, sapendo che quella partita sarebbe stata persa. Il governo guardava piuttosto a una “eccezione nazionale” temporanea, sul modello di quella concessa a Spagna e Portogallo nel 2023 per contenere il prezzo dell’elettricità.
Dall’altra parte, i primi ministri di Finlandia, Danimarca e Svezia, Petteri Orpo, Mette Frederiksen e Ulf Kristersson, avevano scritto al presidente del Consiglio europeo, António Costa, per opporsi a qualsiasi indebolimento del sistema. Secondo loro, toccare l’Ets avrebbe compromesso la prevedibilità da cui dipendono le decisioni di investimento, e avrebbe rallentato la decarbonizzazione dell’industria.
Il testo finale prova a tenere insieme le due posizioni. Al punto 11 delle conclusioni, il Consiglio europeo ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di proteggerlo dalla rilocalizzazione delle emissioni, di ridurre la volatilità del prezzo e di mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica. Il riferimento specifico all’Ets2 è stato inserito su richiesta dell’Italia e dei paesi di Visegrád, ma senza un richiamo esplicito al rinvio. Allo stesso tempo, il testo ribadisce il ruolo essenziale dell’Ets.
In pratica l’Italia ha ottenuto che la Commissione torni a studiare l’impatto dell’Ets2, ma non che la sua entrata in vigore venga spostata: i tempi restano quelli previsti. La Commissione dovrà ora presentare la nuova valutazione, ed eventuali modifiche al sistema dovranno passare dal normale processo legislativo europeo.
Il primo giorno del vertice si è chiuso invece senza un accordo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, quello per il periodo 2028-2034, e il negoziato è stato rinviato a novembre. Nelle conclusioni i leader non si impegnano a trovare un’intesa entro dicembre, e si limitano a riconoscere che un accordo entro il 2026 permetterebbe di approvare nel 2027 le norme necessarie a garantire i finanziamenti dall’inizio del 2028. Resta aperta anche la richiesta di maggiore flessibilità sui conti pubblici fatta da Meloni, che ha avuto il sostegno esplicito soltanto della Grecia. Il Consiglio europeo prosegue oggi per chiudere su Ucraina, difesa e flessibilità, con la conferenza stampa finale di Meloni. Il primo faccia a faccia tra Zelensky e il premier ungherese Magyar è la notizia di politica europea del giorno: è la fine dell’era dei veti di Orbán su Kyiv.