Esteri
Inchiesta •
Alvise Pérez, l'astro nascente del populismo spagnolo che piace a Haftar
Il leader del partito estremista Se Acabó la Fiesta fa da "ambasciatore" al generale libico fra Strasburgo e Madrid. Le cene con il suo "interprete", sotto processo per traffico d’armi, le accuse all'’Italia che "vìola sempre l’embargo in Libia a differenza della Spagna". E al Foglio racconta in che consiste quella che definisce la "lotta per il petrolio fra Roma e Madrid"

Mercoledì 7 ottobre, l’eurodeputato dell’estrema destra spagnola, Alvise Pérez, è salito sul palco dell’Europarlamento di Strasburgo per spiegare perché avrebbe votato in favore della risoluzione per la messa al bando dei Fratelli musulmani, la principale organizzazione dell’islam politico. Pérez è il leader del partito euroscettico e populista Se Acabó la Fiesta (Salf), un movimento che gli ultimi sondaggi danno in crescita superando il 4,2 per cento dei consensi, poco sotto Podemos, proiettandolo verso l’ingresso nel nuovo Parlamento alle elezioni spagnole del 29 novembre. “Signora presidente – ha esordito – In Commissione sento alcuni colleghi insultare qualcuno che ha fatto il nostro sporco lavoro per dieci anni: Khalifa Haftar, il generale libico che ha cacciato da Bengasi coloro che hanno incendiato il consolato americano e che ha combattuto lo Stato islamico, in particolare coloro che hanno decapitato più di ventuno cristiani su una spiaggia. Il commissario qui presente riconoscerà senza dubbio questo nome, perché un anno fa voi, la Commissione europea, vi siete recati a Bengasi per implorarlo di aiutarvi con i barconi di migranti nel Mediterraneo. E come lo ripagate? Difendendo i terroristi e, come sento dire da alcuni miei colleghi socialisti in Commissione, definendolo assassino”. Per comprendere quanto sia complessa in realtà la relazione fra gli Haftar e l’estremismo islamico, basti pensare che solo alcuni giorni prima, il 14 settembre, l’ambasciatore spagnolo in Libia si era recato in visita a Bengasi da Saddam Haftar, figlio di Khalifa e vicecomandante generale dell’est della Libia, per implorarlo di sfruttare le sue conoscenze con il mondo del jihad nel Sahel e mediare la liberazione di Juan Mirales Gomez, un cittadino spagnolo rapito in Burkina Faso. Il riferimento di Pérez a Haftar però non è casuale e la sua fascinazione per il generale libico svela una rete di relazioni che getta ombre su colui che è uno dei candidati presidente in Spagna al voto di novembre.
L’intervento di Pérez arriva un paio di settimane dopo avere incontrato Saddam a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. La pagina Instagram del partito spagnolo ne dà notizia, definendo il giovane rampollo di Bengasi “la più importante autorità della Libia”, nonostante l’unico governo internazionalmente riconosciuto sia quello di Tripoli.
Il viaggio di Pérez a Dubai è del 25 settembre, quando il governo di Pedro Sánchez è già in piena crisi. Il leader di Salf spiega su Instagram che lo scopo del viaggio è di lanciare il “tour di presentazione per la sua candidatura nazionale in Spagna, con l’obiettivo di ridurre il deficit, abbassare i prezzi energetici e controllare la migrazione in Africa”. La stima manifestata da Pérez al leader di Bengasi – i due si fanno immortalare sorridenti con un selfie – è dimostrata dalla battaglia mediatica che da qualche tempo Salf conduce per conto del generale. Per esempio, Pérez accusa il governo Sánchez di far rispettare l’embargo dell’Onu in Libia sequestrando armi e navi militari spedite dagli Emirati Arabi Uniti a Haftar. Il partito di Pérez rivendica invece la necessità di una politica più pragmatica nei confronti della Libia perché, dice, tutti gli altri paesi europei violano l’embargo a differenza della Spagna, che così facendo compromette i propri interessi petroliferi. Sui social, Pérez racconta in particolare l’episodio di agosto 2025, quando dieci pattugliatori d’altura provenienti dagli Emirati e diretti in Cirenaica furono sequestrati dalla Guardia Civil al porto di Algeciras, in Spagna. Dopo mesi, il governo ha riadattato le imbarcazioni a mezzi navali messi a disposizione della polizia spagnola e impiegati nella lotta ai narcotrafficanti nelle Canarie. Un affronto, secondo Salf: “Non è un embargo, è un furto a un paese di cui abbiamo bisogno per non rendere più costosa la nostra benzina perché Haftar ha già chiuso i pozzi petroliferi”. Nell’agosto del 2024, in effetti, il campo petrolifero di al Sharara, il più grande della Libia e gestito in buona parte dalla spagnola Repsol, fu chiuso da Haftar per via di un’indagine spagnola sul generale libico, accusato di traffico d’armi. Fu un danno enorme per gli approvvigionamenti energetici di Madrid che, continua Pérez sui social, non va ripetuto oggi. In un altro video pubblicato il 23 settembre, Salf tira in ballo il Foglio, colpevole, a suo dire, di essere uno strumento nelle mani del governo Meloni nell’ambito di una presunta “lotta per il petrolio libico” fra Roma e Madrid. Pérez cita un articolo pubblicato il giorno precedente, in cui il Foglio riportava le notizie che circolavano a Tripoli circa il sospetto coinvolgimento di Mikel Aguirre, un alto manager della compagnia petrolifera spagnola Repsol – molto impegnata in Libia – nella cellula terroristica che ad agosto aveva condotto attacchi con droni alle raffinerie di Zawiya, nell’ovest del paese. Accuse che Repsol ha sempre respinto e che, anche secondo Pérez, sarebbero prive di fondamento, nonostante il premier libico, Abdulhamid Dabaiba, abbia confermato in una riunione tenuta il 24 settembre con i notabili locali di Misurata il coinvolgimento di cittadini spagnoli negli attacchi. Stando a un comunicato diffuso da Repsol la settimana scorsa, Aguirre avrebbe lasciato regolarmente la Libia dall’aeroporto di Tripoli lo scorso 23 settembre per non meglio specificati “motivi di lavoro”. Da allora, del manager non si sa nulla.
Il Foglio ha contattato Pérez chiedendo in cosa consisterebbe quella che definisce “lotta” per la Libia fra Roma e Madrid e perché la Spagna dovrebbe ignorare l’embargo delle armi dell’Onu: “Molto semplice – ha risposto –: l’Italia regala imbarcazioni alla Libia e allo stesso Haftar per frenare la migrazione, che grazie a lui è oggi controllata per oltre il 90 per cento. E se l’embargo vi preoccupa tanto, ricordo che ci sono militari italiani che addestrano l’esercito libico a Bengasi, e che soldati di Haftar si stanno addestrando proprio in questo momento in Italia con la collaborazione del suo stesso governo”.
“Conosco la famiglia Haftar da oltre cinque anni, attraverso il Parlamento”, aggiunge il candidato populista, che afferma di non avere avuto intermediari nel suo rapporto di amicizia col generale libico. Eppure, subito dopo avere incontrato Saddam, sempre a Dubai, Pérez ha cenato con Yusuf al Ubeidi, cittadino con passaporto libico e spagnolo che vive e lavora tra la Spagna e gli Emirati e che si presenta come “l’interprete di Haftar”. E’ al Ubeidi a pubblicare su Instagram le foto dell’incontro – apparentemente molto cordiale – con Pérez. La cena tra i due è interessante per un motivo: al Ubeidi è attualmente sotto processo in Spagna per traffico di armi in Libia, proprio a beneficio di Haftar.
Pérez ridimensiona tutto e dice al Foglio che il caso di Yusuf “è stato archiviato dal giudice più di un anno fa. Lui non c’entra nulla: si è limitato – e si limita – a svolgere il suo lavoro di traduttore”. Un lavoro che, secondo la stampa spagnola, lo porta a collaborare con personaggi influenti. Nel 2024, un rapporto della Guardia Civil, che il quotidiano El Independiente dice di avere consultato, includeva delle foto che ritraevano al Ubeidi in un ristorante insieme al colonnello Francisco José Vázquez, capo della Unidad Central Especial número 2, unità speciale della Guardia Civil che si occupa di lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Il Foglio non ha potuto verificare l’autenticità di queste foto.
Diversamente da quanto affermato da Pérez, il procedimento giudiziario per traffico di armi contro al Ubeidi, aperto nel 2023, non è chiuso. Il caso è all’attenzione dell’Audiencia Nacional di Madrid e si è articolato lungo tre filoni. Uno, relativo alla fornitura di addestramento per paracadutisti alle forze di Haftar, sembra sia stato archiviato. Il secondo, invece, è ancora aperto e vede al Ubeidi accusato di avere mediato la vendita fra compagnie spagnole e Haftar di 100 mirini termici AGM Rattler TS35-384, 200 mirini olografici Primary Arms LX RS10 e 500 slitte Picatinny per fucili d’assalto AK103, per un importo totale di 240.931 euro. Secondo la procura, al Ubeidi e altri imputati “farebbero parte di una presunta organizzazione criminale dedita al contrabbando di Mddu (materiale bellico e a duplice uso) e merci proibite in Libia, destinate all’Lna (Esercito nazionale libico)” di Haftar. Fra gli accusati risulta agli atti anche Lario Lovric, cittadino croato, fondatore e ceo di un’importante società di contractor, la Aldra Alameen Security Services basata a Dubai e con diversi affari in essere in Libia nel settore della difesa delle infrastrutture energetiche. Lo scorso giugno, al Ubeidi ha presentato richiesta di archiviazione, richiesta però rigettata dalla Corte che ha deciso di proseguire con il processo.
Nel frattempo, gli articoli dell’Independiente che contenevano qualsiasi riferimento all’interprete di Haftar sono scomparsi da Internet. Al Ubeidi, che nei suoi messaggi si rivolge sempre al plurale, afferma che “tutte le testate giornalistiche spagnole hanno rimosso le notizie pubblicate contro di noi perché la questione è stata risolta legalmente in tribunale e perché le notizie erano false”. Una versione smentita dalla sentenza con cui l’Audiencia Nacional, lo scorso giugno, ha deciso di andare avanti con il processo. Al Ubeidi, dal canto suo, dice di “avere fiducia nella giustizia”, ma all’occorrenza non sembra disdegnare le intimidazioni: “Sappiamo chi vi sta fornendo informazioni false su di noi”, ci avvisa.
