Esteri
la "cellula di Tripoli" •
La cellula terroristica di Haftar: mercenari e un ceo della Repsol
Il generale libico regista degli attacchi con droni a Zawiya, nell'ovest della Libia. Fra i reclutati anche mercenari spagnoli e un manager di alto livello della compagnia petrolifera
22 SET 26

Dietro agli attacchi di questi mesi alle raffinerie di petrolio di Zawiya, una sessantina di chilometri a ovest di Tripoli, c’è il vicecomandante generale dell’est della Libia, Saddam Haftar, che si è avvalso anche di una cellula di mercenari spagnoli nonché del ceo di una succursale della Repsol, Mikel Aguirre. Gli attacchi con droni a quello che è il principale polo di raffinazione petrolifera del paese proseguono da luglio ma sulla loro matrice era rimasto il mistero. Gli incendi ai depositi di carburante causati da droni a fibra ottica di fabbricazione cinese hanno creato grossi problemi al settore estrattivo, già colpito da una serie di sabotaggi e dalla mobilitazione delle Guardie di sicurezza degli impianti petroliferi. Con un impatto notevole anche per l’Italia.
Secondo le autorità di Tripoli, il responsabile materiale degli attacchi a Zawiya sarebbe Omar al Majarhi, comandante della brigata Tariq bin Zayed (Tbz), tra le più importanti della Cirenaica. Ma al Majarhi non avrebbe mai potuto coordinare un’operazione del genere senza l’ordine di Haftar. Secondo molti osservatori, Saddam avrebbe approfittato della guerra in corso a Zawyia tra il premier di Tripoli, Abdulhamid Dabaiba, e Mohamed Bahroun, detto “il Topo”, che controlla la città, sostenendo quest’ultimo. L’obiettivo era mettere pressione a Dabaiba, reo di rallentare il piano di unificazione della Libia sponsorizzato dagli americani e che vedrebbe lo stesso Haftar prossimo presidente del paese. A mediare tra Saddam e gli spagnoli sarebbe stato Yusef al Ubeidi, un ragazzo dalla doppia cittadinanza libica e spagnola che da anni cura gli interessi di Haftar a Madrid. Tre anni fa, al Ubeidi era stato arrestato in Spagna dalla Guardia Civil per avere fatto da intermediario tra Saddam e la Shadow Lynx, una società privata spagnola, per la vendita di 44 droni e per la fornitura di alcuni mercenari, in violazione dell’embargo dell’Onu.
Di fianco agli uomini della Tbz, in quella che è stata definita la “cellula di Tripoli”, compare anche Mikel Aguirre, ceo spagnolo della Repsol Murzuq Oil Company, la società che gestisce le operazioni di ricerca nel bacino di Murzuq a 800 chilometri a sud di Tripoli. Aguirre vive e lavora in Libia per conto della Repsol ormai da diversi anni e non è chiaro quale ruolo ricoprisse nella cellula. Difficile ipotizzare un suo coinvolgimento operativo, piuttosto è probabile che sia stato usato come copertura dagli uomini di Haftar per espandere le operazioni a Zawyia. Aguirre adesso è in fuga. Fonti locali riferiscono che avrebbe tentato di sconfinare in Tunisia senza successo e che si starebbe nascondendo da qualche parte nell’ovest. Contattata dal Foglio, la Repsol non ha commentato il coinvolgimento di Aguirre, che però è stato implicitamente confermato da Mohamad al Manfi, presidente del Consiglio presidenziale libico. Sabato, al Manfi ha inviato una lettera alla Corte penale internazionale per chiederle di inviare un team investigativo a Tripoli per indagare sulla cellula terroristica e “sul coinvolgimento di attori stranieri”.
Mentre è coinvolto nei negoziati guidati dall’inviato speciale di Donald Trump, Massad Boulos, per unificare l’est e l’ovest della Libia, la priorità di Haftar era di mantenere celato il proprio coinvolgimento dietro alla “cellula di Tripoli”. Fonti libiche hanno riferito di una telefonata che ci sarebbe stata domenica tra Saddam e il premier Dabaiba. I due avrebbe trovato un accordo per chiudere l’intera faccenda di Zawiya e della cellula terroristica. Pare che Saddam abbia offerto a Tripoli concessioni importanti, anche nel settore petrolifero, pur di evitare ritorsioni.
Ieri, però un sabotaggio ha portato alla chiusura di una valvola dell’oleodotto che dal campo estrattivo di al Sharara, il più grande della Libia, arriva a Zawiya. Non è chiaro se l’evento sia collegato alle proteste delle Guardie di sicurezza degli impianti petroliferi o se sia invece una ritorsione per il coinvolgimento dei mercenari e del ceo spagnolo nella “cellula di Tripoli”. Al Sharara è gestita da Akakus Oil Operations, una joint venture di cui la spagnola Repsol è tra i maggiori azionisti.