Esteri
la città e il fronte •
I due schermi da guardare per capire perché Putin ha bisogno di Trump
Il Cremlino lavora sulla percezione della sconfitta degli ucraini, serve per convincere il presidente americano che una guerra tanto lunga sia colpa della cocciutaggine di Zelensky quindi per finirla è meglio fermarlo. Il fronte tra i civili a Kyiv

Il volto americano del Cremlino, Kirill Dmitriev, ha detto che la Russia e gli Stati Uniti stanno concludendo nuovi accordi. Non ha dato dettagli, ma il giorno dopo il grande attacco in cui gli ucraini hanno sofferto per la mancanza di intelligence da parte di Washington, Dmitriev ha voluto far sapere che gli stessi americani che non comunicano con Kyiv sono però in negoziazioni costanti con i russi. Non ci sono conferme, più volte Dmitriev è stato smentito, ma l’umore del Cremlino, grazie a Donald Trump, all’accordo sul diesel, alla limitazione di Starlink, sembra ottimo. Fino a qualche settimana fa, secondo informazioni della stampa ucraina e americana, l’Amministrazione americana lavorava a un accordo che prevedeva l’allentamento delle sanzioni per Mosca in cambio della fine degli attacchi sulle infrastrutture energetiche dell’Ucraina. Ora la strada che invece Mosca sta tentando è quella di ottenere l’allentamento delle sanzioni senza dare nulla in cambi.
Tutto è iniziato con la telefonata fra Putin e Trump di venerdì scorso, dopo la quale, il leader della Casa Bianca ha iniziato a invertire i ruoli, ha ritirato fuori le accuse a Volodymyr Zelensky che non vuole far finire la guerra e rimane abbarbicato al potere, seguendo il cavallo di battaglia di Putin che accusa il presidente ucraino di non essere democraticamente eletto. Trump ha preso di nuovo a parlare con le parole del capo del Cremlino, percorrendo una rotta che pare riportare il rapporto fra Stati Uniti e Ucraina a oltre un anno fa, ai mesi che furono preparatori al vertice di Anchorage, in Alaska, a cui Putin arrivò per pretendere la resa di Kyiv. Negli ultimi mesi di guerra, Mosca ha intensificato gli attacchi contro le città ucraine ma, lungo il fronte, i russi hanno perso terreno. Visto che per il Cremlino questa è una guerra di conquista, il punto centrale delle sue operazioni è un fallimento, ma Putin rimane sicuro che il suo interesse sia continuare a combattere e, non riuscendo ad avanzare, ha deciso di portare il fronte tra i civili ucraini, rendere le città un campo di battaglia in cui gli allarmi durano ore, non si dorme e non si vive.
L’arrivo dell’aiuto di Trump, che inventa tregue – ieri il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che la proposta del capo della Casa Bianca era vaga, quindi Mosca ha colpito le infrastrutture energetiche dell’Ucraina – e lega le mani agli ucraini, i russi lo hanno cercato per mesi e ora, alle porte dell’inverno, è arrivato. Quello che Mosca non riesce a fare sul fronte, prova a scatenarlo sui civili, esposti per la mancanza di intercettori Patriot e ora anche per i giochi del presidente americano. Il Cremlino non deve fare nulla, soltanto stare a guardare, osservare i movimenti di Trump, godersi il modo in cui tenta di umiliare gli ucraini. Ma ci sono sempre due piani da cui osservare la guerra: quello più visibile delle bombe su Kyiv e altre città e poi quello sul fronte dove è iniziata la quarta stagione dell’Operazione Vivaldi, con cui l’esercito ucraino sta spingendo i russi a retrocedere nell’oblast di Donetsk. Il concerto è iniziato da fine agosto, ha portato alla liberazione di parte del territorio, alla cattura di prigionieri russi, preziosi anche per le informazioni che possono rivelare, e ora sta andando avanti. La guerra va seguita su due schermi per poter essere capita: uno mostra che la presa del Donetsk, che Putin indica come il requisito per un cessate il fuoco, è ancora più lontana.
Il Cremlino lavora sulla percezione della sconfitta degli ucraini, serve per convincere Trump che una guerra tanto lunga sia colpa della cocciutaggine di Zelensky quindi per finirla è meglio fermarlo. Il mestiere di Putin adesso è mettere uno schermo davanti all’altro, per coprire le sue difficoltà. L’aiuto di Trump serve a mettere a fuoco una parte. E’ una tenaglia che per funzionare ha impiegato mesi, corteggiamenti in cui il Cremlino più che parlare di Ucraina, con Trump ha parlato di Iran: non della sua guerra ma della guerra di Trump, ha barattato e adesso ha ottenuto l’attenzione del presidente americano di cui ha molto bisogno. I due schermi vanno guardati con attenzione e come va la guerra lo mostra quello che Trump non guarda.