Dentro all’Operazione Vivaldi, tra robot, organizzazione e cura delle vite da salvare

Zelensky in visita al fronte ucraino nel settore di Lyman, dove è partita l'offensiva dal Terzo Corpo d’armata dell’esercito di Kyiv. Intervista al portavoce Oleksander Borodin

1 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:32
Tradotto con IA
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Le immagini esclusive dell'Operazione Vivaldi

Milano. Ieri il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è arrivato sul fronte, nel settore di Lyman, ha fatto una riunione con il ministro della Difesa, Evgeniy Khmara, con il comandante delle Forze armate Mykhailo Drapaty e i comandanti delle unità che operano in questa zona e poi ha incontrato le truppe che stanno portando avanti un’offensiva che ha la colonna sonora incorporata nel suo nome – è l’Operazione Vivaldi, nello specifico: le quattro stagioni – e che ha permesso di riconquistare territorio occupato dai russi. E’ una delle operazioni più di successo delle forze ucraine, è stata preparata in molti mesi (durante i quali qui tra gli alleati ci si disperava per i cambi ai vertici della Difesa e dell’esercito, condannando l’egoismo di Zelensky, spaventandosi per un inverno che sì, sarà duro, ma che sembra sempre più duro agli europei sui loro divani che agli ucraini che resistono e combattono) ed è un caso di strategia, depistaggio, innovazione che mostra ancora una volta l’eccellenza della difesa ucraina. Ci siamo fatti raccontare questa offensiva dal Terzo Corpo d’armata dell’esercito ucraino che la sta portando avanti, stagione dopo stagione. “L’Operazione Vivaldi è l’esempio di come l’impiego della tecnologia possa prevalere sulla superiorità numerica del nemico”, dice al Foglio Oleksander Borodin, portavoce del Terzo Corpo.  
La tecnologia “ci ha permesso di condurre operazioni offensive con forze ridotte e con un rapporto con le perdite straordinariamente favorevole per noi”, dice Borodin, spiegando poi che i droni (Uav) svolgono un ruolo rilevante, “tutte le sue azioni parallele funzionano come un unico meccanismo, un unico sistema che ci permette di mantenere la parità con il nemico nello spazio aereo a bassa quota”. L’interazione tra mezzi di ricognizione e mezzi d’attacco “consente di distruggere il nemico in tempi brevi – dice Borodin – ampliando la kill zone”, che è un obiettivo prioritario perché se questa zona è ampia, si allontanano i russi, si riducono gli scontri a fuoco diretti, si salvano vite. “Grazie alla distruzione sistematica dei siti di lancio di Rubicon, la migliore unità russa dei veivoli senza pilota, e all’esaurimento delle sue riserve, siamo riusciti a paralizzarne l’attività, insieme a quella di numerose altre unità nemiche di droni”, continua Borodin, “e merita una menzione a parte il sistema di difesa aerea del Terzo Corpo d’armata, strutturato a scaglioni, che ha garantito il totale dominio delle unità di difesa aerea nello spazio aereo della zona di sua responsabilità”. Borodin entra nei dettagli, ma non diventa indecifrabile: si capisce la straordinarietà di questa offensiva, e la cura per gli uomini che la fanno. A volte nei racconti della guerra si sottolineano gli aspetti tecnologici o strategici e nei casi di successo le operazioni sembrano quasi facili. Ma non è così: sono complicate, pericolose, mortali. Borodin restituisce la straordinarietà, la cura e il rischio. “Abbiamo costruito un campo radar unificato, oltre a un meccanismo di interazione con le unità di droni, della guerra elettronica e dei soldati a terra per rispondere velocemente alle segnalazioni di attività nemica in prossimità delle sue posizioni. L’insieme di queste azioni ha limitato la capacità del nemico di fare ricognizioni e di correggere il tiro di droni e artiglieria”, così che il potenziale offensivo del Terzo Corpo è aumentato e le forze ucraine si sono potute muovere senza farsi vedere.
Oleksander Borodin, portavoce del Terzo Corpo d’armata dell’esercito ucraino
Oleksander Borodin, portavoce del Terzo Corpo d’armata dell’esercito ucraino
L’impiego dei mezzi della cosiddetta guerra elettronica – che di fatto rendono cieco e sordo il nemico – ha dato un vantaggio sul campo di battaglia che ha compensato quello dei russi, che erano su delle alture e quindi in una posizione molto favorevole. “Abbiamo respinto i droni nemici settore per settore – dice Borodin – spingendoli sempre più indietro nel loro territorio, e ne abbiamo bloccato le rotte di volo. La sincronizzazione con le unità di difesa aerea, assieme a soluzioni non convenzionali, come l’equipaggiamento dei droni terrestri (Ugv, o come li chiamiamo noi: i robot) con i dispositivi della guerra elettronica, ha facilitato le evacuazioni e le missioni logistiche, oltre a impedire al nemico di condurre ricognizioni in profondità”. Con questo miscuglio di mezzi e con l’aumento del numero di equipaggi che operano i droni intercettori, è stato possibile fare assalti meccanizzati. Un esempio eloquente è quello del Secondo battaglione meccanizzato della Terza brigata d’assalto durante lo sfondamento tra Serednje e Karpivka: “Grazie alla concentrazione dei mezzi di guerra elettronica è stata creata una ‘finestra cieca’, che ha permesso ai veicoli corazzati di penetrare in profondità nello schieramento nemico nelle aree boschive – racconta Borodin – Abbiamo dispiegato le truppe, abbiamo evacuato i feriti e siamo persino riusciti a ripetere la manovra più volte”. Per la prima volta, sono stati impiegati gli attacchi a media profondità, ed è stato creato un sistema basato sull’interazione con altre unità, in particolare con la difesa aerea, che consente di colpire in modo efficace su tre livelli fino a duecento chilometri di distanza dalla linea di contatto.
Le immagini esclusive dell'Operazione Vivaldi
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I robot terrestri sono diventati uno dei fattori determinanti del successo dell’Operazione Vivaldi: “L’80 per cento della logistica e il 90 per cento delle evacuazioni sono stati garantiti dagli Ugv”, che sono stati impiegati nelle operazioni di sabotaggio: “Abbiamo adottato una nuova tattica che prevede il posizionamento di lanciagranate monouso Bullspike su Ugv kamikaze, il che ha permesso sia di esercitare pressione psicologica sul nemico, sia di colpirlo – dice Borodin – Un altro momento storico è stata la tattica cosiddetta ‘Grifone’: siamo stati i primi a lanciare gli Ugv utilizzando droni bombardieri pesanti”. I sistemi robotici terrestri, basati sui veicoli blindati che trasportano le truppe, sono importanti oggi per la distruzione delle postazioni dei russi, con un doppio effetto: demoralizzare il nemico e avanzare, entrando nei centri abitati – in questo caso Nove e Katerynivka – e distruggendo “un nodo di comunicazione e comando avversario”.
Le immagini esclusive dell'Operazione Vivaldi
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Durante l’Operazione Vivaldi, i robot dotati di moduli da combattimento sono stati utilizzati in sinergia con le azioni d’assalto delle truppe: gli Ugv kamikaze colpivano posti di comando, postazioni degli operatori di droni e aree in cui si radunavano i soldati russi nelle retrovie. “Con gli Ugv, così come con la componente senza pilota, si riescono a posizionare mine a distanza, isolando le future aree di operazioni di combattimento, il che impedisce al nemico sia di portare avanti le riserve sia di far avanzare i propri gruppi d’assalto”, spiega Borodin.
Le immagini esclusive dell'Operazione Vivaldi
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Il Terzo Corpo d’armata è stato il primo a utilizzare gli Ugv per lo sminamento dei territori e il primo a farlo durante un’operazione offensiva: nell’ambito dell’Operazione Vivaldi, sono già stati sminati più di 30 chilometri di territorio in questo modo. C’è anche un primato organizzativo: per la prima volta il lavoro delle unità che si occupano dei robot terrestri è stato integrato dentro alle brigate e poi esteso a tutto il Corpo d’armata, che è proprio quello che il generale Andriy Biletsky si è dato come obiettivo: ridurre il numero di soldati nelle aree più pericolose e sostituirli con i robot. Di nuovo: tecnologia, strategia e la cura del capitale più prezioso, quello umano.