Il live streaming del plotone d’esecuzione: un inedito che ben sintetizza il Pentagono americano

Posta video mentre fa le flessioni e ha licenziato generali e funzionari con decenni di carriera che considerava insidiosi. Breve storia del ministro Hegseth, del Pentagono e delle priorità dell’America trumpiana
9 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:49
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Foto ANSA

“La gente deve capire che ci sono conseguenze serie per questo tipo di cose”, ha detto il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, annunciando l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, un ex militare che uccise tredici persone nella base militare di Fort Hood in Texas nel 2009 e che è stato condannato a morte da una corte marziale nel 2013. Il Pentagono aveva già annunciato nei giorni scorsi che la sentenza sarà eseguita con un plotone d’esecuzione, il 3 dicembre prossimo, ma conversando con Jack Posobiec, attivista con simpatie neonaziste, antisemita e propalatore di ogni genere di teoria del complotto, Hegseth ha detto che l’esecuzione sarà in live streaming. L’utilizzo di un plotone d’esecuzione è consentito soltanto in cinque stati ed è molto raro, il live streaming non si era mai visto prima.
Ma non stupisce che un’iniziativa tanto oscena sia partita da questo Pentagono, da questo ministro, da questa Amministrazione Trump. Questo Pentagono si è ribattezzato ministero della Guerra e non della Difesa, ha avviato una guerra contro l’Iran senza sapere combattere le guerre moderne, ha svuotato gli arsenali americani in un modo inefficiente e costoso, ha dovuto recuperare soldi per la produzione dagli acquisti degli alleati europei che difendono gli ucraini, ha sbagliato la gestione dei propri soldati sulle navi da guerra e – cosa più crudele, perché è la crudeltà il filo rosso qui – ha alterato il conteggio dei soldati morti e feriti nella guerra contro l’Iran, perché se vieni ucciso mentre è in corso una tregua non vieni contato, non è guerra no?, è tregua.
Questo ministro, Pete Hegseth, evidentemente capisce poco di come si combatte una guerra (come si vince poi non ne parliamo), ma tiene moltissimo al fisico – il suo, quello dei soldati: posta video mentre corre, fa le flessioni, con magliette aderenti per mostrare i propri muscoli e offrire così l’ideale per lui del soldato perfetto, senza barba, tonico, prestante, con test del testosterone per compensare eventuali deficienze di mascolinità – e al potere – ha licenziato generali e funzionari con decenni di carriera che considerava insidiosi – e alla propria immagine, così se non ha su una t-shirt s’infila una divisa verdona che pare un dittatore. Questa Amministrazione Trump ingaggia una guerra culturale dopo l’altra, sempre più spesso immaginarie, abbandona i suoi alleati, aizza movimenti politici eversivi, mette gli affari prima di qualsiasi interesse collettivo di sicurezza, s’arricchisce a dismisura veleggiando sull’onda della corruzione, e s’accanisce appena può, perché come scrisse in tempi non sospetti Adam Serwer, e allora non capimmo perché era il 2018, “cruelty is the point”, la crudeltà è il punto.