Esteri
ritratto d'Oltr'Alpe •
Chi è Ryad Rani, il "pupillo" di Mélenchon e megafono delle proteste studentesche in Francia
Barba corta, modi composti, voce dolce ma lessico da militante di professione, il presidente del sindacato Usl è una presenza quotidiana davanti alle telecamere e ai microfoni della radio pubblica, dove denuncia "la selezione sociale e razzista", le strutture "decadenti", le "violenze della polizia". L'allarme dei servizi sul movimento
8 OTT 26

Jean-Luc Mélenchon (Foto LaPresse), Ryad Rani (foto da Fcebook) con dietro una protesta studentesca in Francia (Foto LaPresse)
Parigi. Da due settimane, un ragazzo di 19 anni di cui nessuno aveva mai sentito parlare al di fuori del mondo sindacale è diventato il megafono della protesta dei liceali francesi contro il governo: Ryad Rani, presidente da aprile dell'Union syndicale lycéenne (Usl), sindacato studentesco vicina alla sinistra radicale. Barba corta, modi composti, voce dolce ma lessico da militante di professione, Rani è una presenza ormai quotidiana davanti alle telecamere delle reti all news e ai microfoni della radio pubblica, dove denuncia "la selezione sociale e razzista" nelle scuole, le strutture "decadenti", le "violenze della polizia", e promette che la mobilitazione andrà avanti fino a quando le richieste dei liceali non saranno esaudite. "Non ci piegheremo alle negoziazioni nei salotti ministeriali", afferma con toni tribunizi.
Nato in una famiglia di origini algerine a Roubaix, una delle città più povere di Francia e con il più alto tasso di cittadini di confessione musulmana, Rani rivendica l'autonomia della sua associazione, l'Usl, negando di essere "strumentalizzato" dalla France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon, il leader della sinistra radicale. "Non c'è alcuna strumentalizzazione. È quello che il ministero (dell'Istruzione, ndr) sta cercando di far credere alla gente per screditare la nostra mobilitazione", ha detto a France Info. Eppure, nel suo curriculum, la voce Lfi appare a più riprese.
Nel 2022, Rani ha svolto uno stage con il deputato di Lfi David Guiraud, attuale sindaco di Roubaix, che si oppose all'espulsione dell'imam radicale marocchino Hassan Iquiossen e a giugno ha bocciato la proposta di intitolare una scuola della città a Samuel Paty, il professore di storia e geografia decapitato da un jihadista ceceno nel 2021, definendo l'idea "veramente ipocrita". Lo scorso agosto, inoltre, Rani ha partecipato all'università estiva del partito mélenchonista, intervenendo a un dibattito sull'"autonomia dei giovani" accanto al deputato Louis Boyard, uno dei più attivi in questi giorni nel sostegno alla mobilitazione studentesca.
Ma non è tutto: il presidente di Usl, alle municipali di marzo, si era candidato nel comune di Wattrelos in una lista di unione delle sinistre guidata dall'insoumis Thierry Duel. Sui social di Rani compaiono messaggi di sostegno all'attivista libanese Georges Ibrahim Abdallah, condannato all'ergastolo per complicità negli omicidi dell'addetto militare statunitense Charles Robert Ray e del diplomatico israeliano Yacov Barsimantov, avvenuti a Parigi nel 1982, ma anche alla Jeune Garde antifasciste, il gruppuscolo di ultrasinistra cofondato dal deputato Lfi Raphaël Arnault, che venne sciolto nel 2025 a causa di ripetuti atti di violenza.
Rani è il volto della nuova generazione militante delle periferie che vede in Mélenchon e nei suoi toni incendiari il suo rappresentante. Il tribuno di Lfi, a sua volta, ha trovato nella protesta liceale un serbatoio sociale per il suo progetto politico in vista delle presidenziali del 2027. La mobilitazione degli studenti nasce da una questione concreta, la scuola, ma si alimenta di un sentimento più vasto di marginalizzazione, di rabbia sociale e di sfiducia verso le istituzioni. Un sentimento che nei licei delle banlieue, dove la maggioranza è di origini nordafricana e subsahariana, si sovrappone alla questione palestinese, diventata il collante identitario per un'intera generazione.
È questa miscela esplosiva che Mélenchon sta cercando di sfruttare a livello elettorale. A confermarlo è la nota dei servizi segreti francesi datata 29 settembre e intitolata "Le azioni dei liceali nella Seine-Saint-Denis: un movimento dalla fisionomia inedita". Una nota che parla apertamente di "strumentalizzazione" della mobilitazione studentesca da parte di Lfi e dei suoi proxy di estrema sinistra, accusando il guru di Lfi di puntare sulla violenza e la tensione sociale come strategia elettorale all'orizzonte 2027.
Ad aggravare il quadro è l'intervento a gamba tesa dell'Iran dei mullah che, in un contesto di tensioni diplomatiche con la Francia, soffia sulla protesta dei liceali. Martedì, Teheran ha convocato l'ambasciatore francese in Iran, Pierre Cochard, per protestare contro la "risposta violenta" alle manifestazioni studentesche delle ultime settimane e le "violazioni diffuse dei diritti umani". Quello stesso regime che nove mesi fa ha massacrato migliaia di giovani iraniani che manifestavano in tutto il paese, dopo aver spento internet per nascondere al mondo la carneficina.
