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Regia Insoumise •
L’intelligence francese accusa Mélenchon di fomentare le proteste degli studenti
Una nota riservata dei servizi francesi denuncia la “strumentalizzazione” della protesta nella Seine-Saint-Denis da parte di Lfi e della sinistra radicale. Lecornu convoca una riunione di crisi. Mélenchon respinge le accuse e parla di “complottismo”

Foto LaPresse
Parigi. “Le azioni dei liceali nella Seine-Saint-Denis: un movimento dalla fisionomia inedita”. E’ questo il titolo della nota confidenziale dell’intelligence francese consacrato alla rivolta studentesca contro i tagli della nuova manovra finanziaria, la carenza di risorse e personale, le classi sovraffollate e la vetustà degli edifici scolastici. Un rapporto, datato 29 settembre e pubblicato oggi dal Figaro, che non si limita ad analizzare la protesta dei liceali, radicalizzatasi nel dipartimento della Seine-Saint-Denis e allargatasi alle università, ma punta anche il dito contro chi sta fomentando le violenze e mettendo a rischio la stabilità della République: la galassia dell’estrema sinistra, al cui vertice c’è la France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon.
“La ricerca del disordine e l’adozione da parte degli studenti delle scuole superiori di modalità operative solitamente utilizzate durante episodi di violenza urbana ne fanno un movimento senza precedenti”, si legge nel documento dei servizi, che parlano apertamente di “strumentalizzazione” della mobilitazione da parte dei sindacati studenteschi e dei movimenti politici vicini alla sinistra radicale. E’ questa nota che ha spinto il primo ministro francese Sébastien Lecornu a convocare d’urgenza giovedì una riunione interministeriale di crisi e a pubblicare al termine del vertice un comunicato durissimo contro il partito mélenchonista. C’è una “constatazione condivisa dall’intelligence sull’origine del movimento”: è una “manovra organizzata da Lfi e dai suoi proxy dell’estrema sinistra”, si legge nel documento. Il rapporto dell’intelligence si spinge più lontano, accusando l’estrema sinistra di puntare sulla violenza come strategia elettorale in vista delle presidenziali del 2027. “Il clima di tensione sociale” che si è creato negli ultimi giorni, con incendi, aggressioni alle forze dell’ordine e al personale scolastico, “potrebbe corrispondere a una strategia dell’escalation da parte delle organizzazioni sindacali e politiche più radicali per imporre le proprie idee in vista delle prossime scadenze elettorali nazionali”. Manuel Bompard, coordinatore nazionale di Lfi, ha accusato il governo di “sprofondare nel complottismo”, respingendo le accuse di strumentalizzazione.
Eppure è proprio Mélenchon che nei giorni scorsi ha aizzato la rivolta, dicendosi pronto a “difendere i nostri ragazzi dalla barbarie della polizia”; è il sindaco Lfi di Saint-Denis, Bally Bagayoko, che dopo essere sceso in piazza tra i manifestanti, cantando e ballando con loro davanti a un cassonetto in fiamme, ha definito la violenza “legittima” contro la polizia; è la capogruppo dei deputati Lfi Mathilde Panot che si è detta “orripilata” dalla “repressione indegna” delle forze dell’ordine contro gli studenti, senza una parola di solidarietà per le decine di poliziotti e gendarmi feriti. Secondo un sondaggio Odoxa-Backbone per il Figaro, il 62 per cento dei francesi ritiene giustificata la mobilitazione studentesca, ma allo stesso tempo condanna la politicizzazione della protesta da parte di Mélenchon e compagni. Il 74 per cento degli intervistati ritiene che Lfi incoraggi i giovani alle violenze e il 78 considera quella del partito una strategia elettorale.
Per i servizi segreti “c’è una chiara volontà di provocare disordine, in particolare attraverso atti di violenza urbana, senza rivendicazioni sociali precise” ed “è evidente che gli studenti delle scuole superiori siano spinti a compiere queste azioni da elementi di estrema sinistra individuati sia all’interno delle strutture sindacali studentesche dell’Università Paris 8 (Le Poing levé, Fse) e dell’Università di Paris Nanterre (Fse), sia in organizzazioni politiche come i Giovani comunisti rivoluzionari, Révolution permanente e Lfi”. Anche la destra identitaria cerca di strumentalizzare il momento, sullo sfondo della campagna elettorale per l’Eliseo. La candidata del Rassemblement national Marine Le Pen ha detto che Mélenchon “porta una grave responsabilità nella situazione in cui versa il nostro paese”, rimproverandogli di essere andato “davanti alle scuole superiori per incitare i giovani”, di aver istigato “i suoi militanti all’insurrezione” e di aver inviato “i suoi deputati davanti agli istituti”. Bruno Retailleau, presidente ultraconservatore dei Républicains, il partito gollista, ha chiesto addirittura di aprire un dibattito per “mettere fuori legge” Lfi, “un partito sovversivo”, che è “affascinato dalla violenza”. L’ex primo ministro macronista Gabriel Attal, presidente di Renaissance, ha chiesto a Mélenchon e agli altri Insoumis di smetterla di utilizzare gli studenti come “carne da cannone” elettorale, mentre il candidato socialdemocratico e leader di Place Publique Raphaël Glucksmann, pur comprendendo le ragioni della protesta, ha inviato gli studenti a rinunciare alla “violenza”, perché, contrariamente a quanto affermato dal sindaco Lfi di Saint-Denis Bally Bagayoko, “non può essere legittima”.
