Appello fogliante contro il putinismo

In Francia persino Le Pen ha firmato un documento per proteggere l’Europa da minacce russe. Abbiamo chiesto di fare lo stesso a tutti i presidenti di regione: destra ok, pure la Lega. Panico invece a sinistra. Per chi volesse firmare, scrivete pure qui: [email protected]
2 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 13:18
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Foto ANSA

La storia che vi stiamo per raccontare riguarda una piccola idea del Foglio, che si è trasformata in un appello, che è diventa un fatto politico e che è lì, di fronte a noi, a mostrare alcuni punti di forza del nostro paese e alcuni tratti di debolezza. La storia che vi stiamo per raccontare riguarda l’Italia, riguarda i partiti italiani, riguarda alcuni pezzi da novanta dei diversi schieramenti, ed è una storia che inizia all’indomani di un importante incontro che si è tenuto all’Eliseo, quando Emmanuel Macron ha scelto di convocare tutti i leader dei partiti rappresentati in Parlamento per metterli al corrente della crescente minaccia russa. A seguito di quell’incontro, lo abbiamo raccontato sul Foglio, c’è stato un partito che, pur con mille se e mille ma, ha sorpreso gli osservatori europei e anche quelli italiani vergando un duro comunicato per ribadire la compattezza della Francia contro le minacce putiniane. E’ il 20 settembre e Marine Le Pen e Jordan Bardella, leader del Rassemblement national, un partito che in passato ha flirtato con il putinismo e con le banche russe, dicono che si può discutere degli aiuti a Kyiv, ma non si può accettare che Mosca condizioni la politica europea con intimidazioni, sabotaggi e destabilizzazione. Pochi giorni dopo abbiamo pensato di prendere spunto da quel documento per farlo diventare un piccolo appello e sottoporlo alle forze politiche italiane di tutti gli schieramenti.
Un appello per provare a dimostrare che sui dettagli della difesa dell’Ucraina si può litigare, ma sul principio generale non ci si può dividere: non si può accettare che Mosca condizioni la politica europea con intimidazioni, sabotaggi e destabilizzazione. Abbiamo scelto di non essere troppo provocatori, di non andare direttamente dai leader degli schieramenti, e di rivolgerci a quel pezzo d’Italia pragmatica, rappresentata dai governatori delle regioni, che nel silenzio spesso trova elementi di buon senso per lavorare, senza eccessive ideologie, per raggiungere obiettivi comuni, anche con i colleghi delle regioni che fanno parte delle altre coalizioni. Abbiamo dunque scritto l’appello e poi, prima di far scoppiare un piccolo caso, lo abbiamo sottoposto a tutti i presidenti di regione. Poche righe: “L’Italia può discutere liberamente delle proprie scelte sull’Ucraina: quantità e modalità degli aiuti, spese per la difesa, iniziative diplomatiche. Ma una cosa dovrebbe venire prima delle divisioni: riconoscere la natura della minaccia. In Europa si moltiplicano sabotaggi, operazioni clandestine, attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo e campagne di destabilizzazione attribuite o ricondotte alla Russia. Sono fatti che vanno valutati con serietà. Nessuna potenza straniera può pensare di condizionare le scelte democratiche dell’Italia attraverso intimidazioni, minacce, disinformazione o pressione psicologica. La politica estera italiana si decide in Italia, liberamente e democraticamente. Fermezza contro le azioni ostili e ricerca della pace non sono in contraddizione. Si può chiedere più diplomazia senza minimizzare le minacce. Si può discutere su come sostenere l’Ucraina senza confondere il confronto democratico con le pressioni provenienti dall’esterno”. I primi ad aderire, con forza, sono stati i governatori leghisti e anche un ex governatore leghista. Hanno aderito all’appello Alberto Stefani (Veneto), Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Maurizio Fugatti (presidente della provincia autonoma di Trento) e Luca Zaia (ex governatore del Veneto). Subito dopo, hanno aderito tutti i governatori di Forza Italia: Roberto Occhiuto (Calabria), Renato Schifani (Sicilia), Alberto Cirio (Piemonte), Vito Bardi (Basilicata), Francesco Roberti (Molise). Poi hanno aderito i governatori di Fratelli d’Italia: Marco Marsilio (Abruzzo), Francesco Acquaroli (Marche). Infine hanno aderito anche i governatori di centrodestra che hanno un percorso civico, come Marco Bucci (Liguria) e Francesco Rocca (Lazio). Hanno aderito anche Renzo Testolin (Valle d’Aosta) e Arno Kompatscher (governatore del Trentino-Alto Adige).
Il dato politico che emerge da questo elenco è interessante. I governatori della Lega, compreso uno storico ex governatore della Lega, non hanno alcun imbarazzo a rivendicare la necessità di proteggere il proprio paese dalle interferenze putiniane (abbiamo girato lo stesso appello a Matteo Salvini, ci farà sapere, ne siamo certi). I governatori di centrodestra, compatti, non hanno battuto ciglio di fronte all’appello: sì, ok, ci sono, certo, segnami.
Quando però l’appello è arrivato nelle chat WhatsApp dei governatori del centrosinistra, è scattato il panico. Eppure il testo era stato costruito proprio per cercare punti di contatto fra tutti e, come avete visto, non contiene neppure un riferimento al dovere morale, politico o strategico di inviare armi a Kyiv. Il governatore della Toscana, Eugenio Giani, ci fa sapere che personalmente ci starebbe, ma non firma. Poi, nel pomeriggio, dal governatore dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, che risponde ai messaggi, agli altri governatori di centrosinistra – Stefania Proietti (governatrice dell’Umbria), Roberto Fico (governatore della Campania), Antonio Decaro (governatore della Puglia), Alessandra Todde (governatrice della Sardegna) – è silenzio: WhatsApp va, le risposte non partono. Sarà un baco inaspettato? Un qualche impegno improrogabile? Una chat tra governatori di centrosinistra che intravede un qualche elemento di imbarazzo sull’appello? A fine giornata i governatori ci fanno sapere che l’appello non lo possono firmare e anche chi avrebbe voluto firmarlo da solo sceglie prudentemente di tirarsi fuori per non ritrovarsi a firmare un appello con i governatori di destra, che incidentalmente governano gran parte d’Italia. Ci promettiamo di non infierire, di non ricordare che una coalizione che non riesce a mettersi d’accordo per un appello contro Putin si capisce che possa fare un po’ di fatica a trovare accordi per governare l’Italia; ma i governatori ci promettono che ci faranno avere, insieme, il loro punto di vista: contro Putin, sì, ma non così. Ci contiamo. E intanto ci accontentiamo.
Su venti regioni, quattordici governatori in carica, ai quali si aggiunge l’ex governatore Luca Zaia e il presidente della provincia di Trento, promettono di fare quel che il ruolo consente loro per non accettare che Mosca condizioni la politica europea, e anche quella italiana, con intimidazioni, sabotaggi e destabilizzazione. Gli altri governatori non accettano di firmare l’appello, ma siamo certi che saranno convincenti nello spiegarci perché dire di no alle intimidazioni di Putin possa essere qualcosa che mette a dura prova l’idea di essere, a sinistra, testardamente unitari. Per chi volesse firmare l’appello, scrivete pure qui: [email protected].