Sulla Russia, fare come Macron e Le Pen

Convocare presto a Chigi i leader per metterli al corrente delle informazioni riservate sull’escalation di Putin. Unirsi per difendere gli interessi nazionali contro Putin si può. Lezioni di Bardella e Le Pen a Conte, Vannacci e Salvini
22 SET 26
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Foto ANSA

Imparare qualcosa da Macron, da un lato, imparare qualcosa da Le Pen, dall’altro: che aspettare? Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, pochi giorni fa, ha convocato all’Eliseo i capi dei partiti presenti in Parlamento per metterli al corrente di alcune informazioni sensibili fornite loro dai vertici dell’intelligence francese, sia quella interna, sia quella esterna, sia quella militare. Macron non si è limitato a mettere insieme i fili – l’attacco con droni contro un treno passeggeri proveniente da Kyiv, il tentativo di attacco all’aeroporto di Lipsia, il lancio di un razzo illuminante nei pressi di una fregata danese, le incursioni nello spazio aereo di diversi paesi europei e il moltiplicarsi di atti ostili nella maggior parte dei nostri paesi – ma ha scelto di far sentire ai principali leader francesi, anche quelli con cui non prenderebbe probabilmente neppure un caffè, la nuda verità sulla minaccia russa, sui rischi per le infrastrutture europee e sui pericoli corsi anche dalla Francia (Michal Koudelka, capo dei servizi della Repubblica ceca, paese non ostile alla Russia, due giorni fa ha detto che un attacco russo potrebbe verificarsi “entro pochi mesi”).
Il dato più rilevante dell’incontro ha coinciso con una scelta inaspettata e non scontata e non molto raccontata, almeno in Italia, fatta dai leader di uno dei partiti più estremisti d’Europa: Marine Le Pen e Jordan Bardella. Le Pen e Bardella, sulla carta intestata del gruppo europeo di cui fa parte anche la Lega di Matteo Salvini, “Patrioti”, hanno scelto di offrire una lezione a tutti i partiti che quando si trovano a ragionare sulla minaccia della Russia tendono a concentrarsi più sui rischi di una difesa dalle minacce, “no escalation”, che sulle minacce stesse. Lo hanno fatto senza giri di parole, condannando “gli atti di ostilità commessi in Europa” dalla Russia, affermando “la nostra più viva solidarietà nei confronti dei paesi europei alleati”, denunciando “il rischio di un’escalation delle operazioni rivolte contro gli stati che sostengono l’Ucraina”, ricordando che “non tollereremo mai che una potenza straniera, in questo caso la Russia, possa sperare di dettare direttamente o indirettamente la politica del nostro paese attraverso l’intimidazione, la minaccia, la destabilizzazione o la pressione psicologica” e aggiungendo che, sì, “mettere in discussione gli orientamenti diplomatici e strategici della Francia ha legittimamente pieno diritto di cittadinanza nel dibattito”, ma a non essere legittime sono “le pressioni straniere”.
Le parole di Marine Le Pen e Jordan Bardella sono significative per diverse ragioni. Il Rassemblement national ha ricevuto anni fa un prestito a tassi molto agevolati da una banca ceco-russa pari a circa nove milioni di euro, pochi giorni prima della convocazione della riunione di Macron appariva essere molto più preoccupato dall’allarmismo di Macron che dalla minaccia russa e nonostante questo ha fatto un calcolo a pochi mesi dalle elezioni: ciò che si può guadagnare nel mostrare responsabilità è superiore a ciò che si può perdere allontanandosi dall’ambiguità. E’ una scelta simile a quella che adottò Giorgia Meloni nel 2022 quando era all’opposizione e scelse di collaborare con il governo nel sostegno all’Ucraina. E’ una mossa invece diversa da quella che ha scelto di adottare oggi un pezzo importante della classe dirigente politica italiana, non parliamo solo di Vannacci, che di fronte alla minaccia russa ha messo in campo una strategia diversa. “Mi sembra che ci sia un’ansia anti russa che mi preoccupa”, ha detto Matteo Salvini lo scorso 3 settembre. “Mi sembra che sia stato un allarme gettato in modo un po’ frettoloso”, ha detto Giuseppe Conte lo scorso 4 settembre. Sarebbe troppo forse aspettarsi che i leader italiani firmino tutti un comunicato come quello vergato da Le Pen e Bardella. Non sarebbe troppo augurarsi che il presidente del Consiglio, utilizzando la legge 124 del 2007 che attribuisce al capo del governo “l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza”, possa invitare tutti i leader dei partiti rappresentati in Parlamento a Palazzo Chigi per una riunione sulla sicurezza nazionale. Con un obiettivo: mostrare con i fatti, e le informazioni dell’intelligence, che sull’Ucraina si può discutere di tutto, ma non si può negare la minaccia russa né accettarne le pressioni. Chi vuole capire, magari può capire. Chi non vuole capire, può continuare a non capire. Prendere esempio da Macron e da Le Pen. Che aspettare?