Gerusalemme ha sventato molti altri attentati stile 11/9 salvando vite occidentali

L’attentato sventato ieri a Dubai col pilota omanita che voleva far precipitare l’aereo della Flydubai diretto a Tel Aviv con 180 passeggeri israeliani a bordo ha riportato alla memoria numerosi attentati sventati dagli israeliani. C’è chi la chiama “militarizzazione del cielo”. E’ un eufemismo di chi vive sotto cieli più pigri  
1 OTT 26
Immagine di Gerusalemme ha sventato molti altri attentati stile 11/9 salvando vite occidentali

(Foto La Presse)

Un terrorista ha accoltellato un’assistente di volo e fatto irruzione nella cabina di pilotaggio di un aereo diretto in Turchia con 170 persone a bordo. I piloti hanno segnalato di essere sotto attacco, trasmettendo il codice internazionale di allarme per un dirottamento. Quando il Boeing 757 è atterrato all’aeroporto Atatürk di Istanbul, il terrorista era già stato neutralizzato da due addetti alla sicurezza, uno dei quali viaggiava sotto copertura tra i passeggeri. Nessuno è rimasto ferito. Il complotto era del 2002 e il terrorista, Tawfiq Fukra, voleva “rifare l’11 settembre” schiantarsi in Israele. Poco dopo, Israele fece una simulazione: un grattacielo colpito da un aereo nella città israeliana di Givatayim. La prima esercitazione del genere, uno scenario simile a quello dell’attacco alle Torri gemelle di New York.
L’attentato sventato ieri a Dubai col pilota omanita che voleva far precipitare l’aereo della Flydubai diretto a Tel Aviv con 180 passeggeri israeliani a bordo ha riportato alla memoria numerosi attentati sventati dagli israeliani. Un 11 settembre è stato interrotto a quota di crociera grazie all’intervento dei passeggeri israeliani. C’è chi la chiama “militarizzazione del cielo”. E’ un eufemismo di chi vive sotto cieli più pigri.
Come il caso della spia infiltrata da Israele nell’Isis e che ha fornito informazioni di intelligence riguardanti un piano per abbattere un aereo di linea in Europa utilizzando una bomba nascosta in un computer portatile. Secondo informazioni rivelate incautamente da Donald Trump ai russi, l’ordigno era stato in grado di superare i controlli di sicurezza aeroportuali senza essere rilevato. Le informazioni erano talmente attendibili che Stati Uniti e Regno Unito vietarono i portatili in cabina su molti voli dal medio oriente. Qui Israele non fermò un singolo volo già imbarcato: fermò un metodo destinato a decine di aerei. L’Isis aveva già rivendicato l’attentato che due anni prima aveva causato l’esplosione di un aereo di linea russo sul Sinai, provocando la morte di oltre duecento persone.
Nel 1986, in un volo da Londra a Tel Aviv, un palestinese, Nezar Hindawi, aveva messo una bomba nella valigia di una passeggera e sua compagna, Anne Marie Murphy, che non sapeva di trasportarla. L’aereo trasportava quattrocento persone. Lo stesso anno, su un volo da Madrid a Tel Aviv, Nasser Hassan al Ali cercò di far esplodere una valigia sul volo con cento passeggeri a bordo. Avanti al 2006, quando un aereo israeliano è stato l’obiettivo di un altro complotto terroristico. Il piano aveva stavolta come fulcro l’aeroporto di Francoforte.
Nel 2017, un cittadino australiano ha inviato il fratello all’aeroporto di Sydney per imbarcarsi su un volo Etihad Airways per Dubai, portando con sé una bomba camuffata in un tritacarne e costruita su indicazione dello Stato islamico. Khaled Khayat e Mahmoud Khayat, i due terroristi, sono stati condannati a quarant’anni di carcere. “I servizi segreti israeliani hanno sventato l’abbattimento di un aereo australiano, sarebbe stato un massacro inimmaginabile”, ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. L’Australia ha parlato di “uno dei complotti più sofisticati mai tentati sul suolo australiano”. Un anno dopo, a un vertice della Nato, Netanyahu rivelò che Israele aveva “fermato decine di attentati gravi, alcuni sull’aviazione civile”, anche in Europa, “impedendo che aerei dirottati si schiantassero su città europee”.
Era la conferma politica che il pubblico vede solo una frazione. Israele aveva avvertito i funzionari del Belgio settimane prima dell’attacco delle inadeguate misure di sicurezza all’aeroporto Zaventem di Bruxelles. L’avvertimento era arrivato dai funzionari israeliani incaricati di valutare gli standard di sicurezza negli aeroporti che operano voli verso Tel Aviv. Gli israeliani avevano riscontrato “carenze significative” all’aeroporto belga, teatro pochi giorni dopo degli attentati. Un membro della cellula avrebbe voluto colpire anche i gate per Tel Aviv e gli Stati Uniti.
Ieri soltanto la prontezza degli israeliani a bordo ha consentito di evitare un 11 settembre. Lo stato ebraico continua a far atterrare aerei pieni di vivi.