Il terrorismo made in Teheran plana sull’Europa

Secondo gli investigatori, dietro la serie di attacchi contro bersagli ebraici, israeliani e americani in Europa c’è la rete di Teheran. E Londra sa di non poter prescindere dall’intelligence di Israele  
29 SET 26
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(Foto Getty)

Secondo la polizia antiterrorismo inglese sarebbe di Teheran la mano dietro al piano per un attentato dinamitardo contro una base della Raf. Cinque uomini, tutti inglesi, sono stati arrestati e poi rilasciati su cauzione con l’accusa di preparare un atto terroristico contro la base di Fairford, nel Gloucestershire, usata dalle forze armate americane sin dal D-Day e dove oggi sono di stanza dodici bombardieri B-1 usati contro l’Iran. I cinque arrestati erano a meno di mezzo chilometro dalla base e intendevano usare i furgoni come autobombe. La portata visibile di quanto pianificato lo renderebbe uno dei complotti terroristici più seri degli ultimi tempi. A luglio, i pasdaran iraniani avevano avvertito la Gran Bretagna che consentire ai bombardieri americani di condurre attacchi partendo da Fairford avrebbe reso la base un obiettivo per l’Iran. 
Il gruppo filoiraniano Harakat Ashab al Yamin al Islamiya (Movimento islamico dei compagni dei giusti) aveva già rivendicato diciassette attacchi contro obiettivi ebraici, israeliani o legati a dissidenti iraniani nel Regno Unito a partire dal 9 marzo. Di questi, sette attacchi sono avvenuti a Londra; cinque hanno comportato atti di incendio doloso. L’attacco di Golders Green contro le ambulanze ebraiche è stato il primo a essere classificato come atto terroristico. Anche il Belgio domenica ha accusato l’Iran di essere dietro agli attacchi avvenuti nel paese: gli attacchi contro una sinagoga a Liegi e un veicolo nel quartiere ebraico di Anversa sarebbero stati eseguiti su ordine di Teheran. Le autorità belghe hanno confermato ufficialmente, per la prima volta, un legame tra l’Iran e l’ondata di attacchi contro obiettivi ebraici in Europa. Anche i Paesi Bassi stanno indagando su un coinvolgimento dell’Iran nell’attacco a una sinagoga di Rotterdam. Il ministro della Giustizia, David van Weel, ha dichiarato che i sospettati fermati per l’attacco sono stati molto reclutati da Teheran. Londra è da tempo in allerta per la mano dell’Iran dietro gli attentati ai siti ebraici di Londra. Ci sarebbe l’Iran dietro al tentativo di assassinare Volker Beck, storico dirigente dei Verdi tedeschi, deputato del Bundestag dal 1994 al 2017 e oggi presidente della Società di amicizia Germania-Israele.
A maggio, i procuratori federali di New York hanno incriminato un comandante di Kataib Hezbollah – milizia irachena che agisce per conto del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane – accusandolo di aver guidato attacchi in Europa. L’atto di accusa imputa al comandante della milizia, Mohammad Baqer Saad Dawood al Saadi, la pianificazione di venti attacchi contro interessi statunitensi e israeliani in Europa e in Canada a partire da febbraio. Saadi è stato arrestato in Turchia e consegnato alle autorità statunitensi, accusato di aver pianificato anche attacchi contro obiettivi ebraici negli Stati Uniti, tra cui una sinagoga a New York. In una conversazione registrata di nascosto, Saadi ha affermato di essere l’autore di due attacchi in Canada che hanno preso di mira il consolato statunitense a Toronto e una sinagoga.
Una soffiata proveniente dall’intelligence israeliana aveva già aiutato l’Australia nelle sue indagini sul ruolo dell’Iran in due attacchi antisemiti perpetrati dopo il 7 ottobre. L’Australian Security Intelligence Organization (Asio) aveva stabilito che le Guardie della rivoluzione erano dietro agli attacchi a un ristorante kosher di Sydney e a una sinagoga di Melbourne. L’intelligence israeliana ha fornito all’Asio una pista collegata a uno degli attentati incendiari poi risultata decisiva dietro l’ordine di Canberra all’ambasciatore iraniano Ahmad Sadeghi di lasciare il paese, la prima espulsione di un ambasciatore straniero dalla Seconda guerra mondiale.
Quando il premier inglese Andy Burnham in Parlamento ha risposto alle domande sulla decisione sua e del ministro degli Esteri Ed Miliband di sanzionare il governo israeliano, il premier è stato sorprendentemente franco sui compromessi. Burnham ha anche ammesso: “Abbiamo dato la più attenta considerazione a… tutti i rischi. Il ministro degli Esteri e io abbiamo ricevuto consigli ravvicinati dai servizi di sicurezza e, ovviamente, dai funzionari del Foreign Office e delle nostre ambasciate”. Il motivo per cui il servizio segreto inglese (SIS o MI6) ha messo in guardia Miliband riguarda l’intelligence: Londra non può fare a meno di Israele. Blaise Metreweli, capo dell’MI6, ha detto: “I paesi del Golfo vengono da noi perché sanno che abbiamo un buon rapporto con Israele. Non possono ottenerlo direttamente, ma lo vogliono, ne hanno bisogno. Ci guardano e dicono: ‘Che cazzo state facendo, litigate con loro?’”.
L’ex capo del Mossad, Yossi Cohen, in un’intervista al Times ha detto: “Posso citare l’ex capo dell’MI5 che mi ha detto: ‘Yossi, ti meriti un Oscar, hai sventato un numero enorme di atti terroristici in Gran Bretagna. Grazie mille per questo’”.