Esteri
nuovo shock strategico •
“Non vediamo il prossimo 11/9”
L’allarme del capo dell’MI5 inglese e l’aiuto vitale che gli ha dato Israele
12 SET 26

Foto ANSA
"L’Inghilterra è più in pericolo oggi che l’11 settembre 2001”. Lo ha detto ieri Ken McCallum, il capo dell’MI5, l’agenzia di sicurezza britannica. I servizi di intelligence non devono soffermarsi sulle minacce del passato, ma accettare l’idea che un “nuovo shock strategico”, sulla falsariga degli attentati dell’11 settembre, potrebbe essere già in fase di preparazione in ambiti che sfuggono alla loro attenzione. “Sappiamo che il prossimo shock strategico, per definizione, non assomiglierà a quello precedente”, ha scritto McCallum sull’Independent. “La scomoda verità è che il prossimo shock strategico potrebbe già prendere forma in un luogo dove non stiamo ancora guardando”.
McCallum ha fatto l’esempio di un complotto terroristico sventato negli scorsi mesi, volto a uccidere centinaia di persone attraverso attacchi armati contro la comunità ebraica di Manchester (dove c’è stato un attacco mortale alla sinagoga durante Yom Kippur).
Dopo che il governo Burnham ha approvato una serie di sanzioni contro gli insediamenti israeliani, l’ex ministro per la Sicurezza britannico, Tom Tugendhat, ha rivelato: “Israele è uno dei nostri più importanti partner nell’intelligence e lo è da moltissimi anni. Posso dirvi, in qualità di ministro della Sicurezza, che molti attacchi sono stati sventati grazie alla collaborazione con Israele, che ci ha aiutato a proteggere i cittadini britannici da attacchi terroristici”.
Eppure, sembra che noi europei dall’11 settembre non abbiamo imparato molto. Si persiste nell’illusione di poter barattare la sicurezza collettiva con una coscienza irreprensibile. Israele insegna il contrario: la sopravvivenza delle democrazie esige il realismo, non l’autoindulgenza morale. E chi rinuncia agli alleati più efficaci in nome di una virtù ostentata non ottiene l’innocenza, ottiene soltanto una maggiore vulnerabilità.