Esteri
Lo stupore di Francia •
La sorpresa di tanti per la visita di Papa Leone e la scoperta di Lourdes di Franz Werfel
La condizione della fuga di Werfel e di sua moglie dalla Parigi occupata non ha nulla da spartire con quella delle migliaia di francesi agnostici che hanno assistito al viaggio di Papa Prevost. Un fattore però li accomuna: è la sorpresa di un avvenimento inatteso
29 SET 26

(Foto Ansa)
Nel giugno 1940 il sentimento di Parigi al cospetto del minaccioso ospite non fu di sorpresa, ma di terrore. Così diverso dall’inatteso stupore con cui i parigini anche più disincantati e disinteressati hanno osservato il calore di moltissimi francesi accorsi da Papa Leone. Nel giugno del 1940 Franz Werfel e sua moglie Alma Schindler erano a Parigi tra gli spaventati, furono tra i due milioni che tentarono di sfuggire all’occupazione nazista; provarono a raggiungere il Portogallo. Werfel era un noto scrittore boemo, amico di Max Brod e di Franz Kafka, ebreo di famiglia laica. Sua moglie, vedova di Gustav Mahler, era invece viennese e di famiglia cattolica. Si trovarono intrappolati sulla via dei Pirenei, come le moltitudini raccontate da Irène Némirovsky in Suite francese. “A Pau, una famiglia del luogo ci disse che Lourdes era l’unico posto dove qualche beniamino della Fortuna poteva forse trovare ancora alloggio”.
La condizione della fuga di Werfel e di sua moglie dalla Parigi occupata non ha nulla da spartire con quella delle migliaia di francesi agnostici, o persino di antico anticlericalismo repubblicano, che hanno assistito al viaggio di Papa Prevost. Un fattore però li accomuna: è la sorpresa, forse anche l’interrogativo, a riguardo di un avvenimento inatteso. Sono rimasti semplicemente colpiti nel vedere le folle che hanno accolto Leone, pregato con lui, i giovani che hanno cantato in latino con lui. A Franz Werfel accadde la stessa cosa, a riguardo dello stupore. Ebreo laico, convinzioni umanitariste e pacifiste, non aveva conoscenza né interesse per la storia che stava per incontrare. “Poiché la famosa città era appena a trenta chilometri, ci venne consigliato di tentare e picchiare alle sue porte”. Gli aprirono.
“In questo modo la Provvidenza mi condusse a Lourdes, della cui storia prodigiosa non avevo fino ad allora la più superficiale nozione”. Si stupì di quel luogo, appartato sotto le montagne, pieno di conventi e di ostelli per i malati. Rimasero nascosti sette settimane. Durante quei giorni Werfel iniziò a informarsi sulla storia delle apparizioni, conobbe la Grotta di Massabielle e la vita di Bernadette Soubirous. Ne rimase colpito. Rimase anche più colpito che una storia così straordinaria fosse quasi sconosciuta a una grande parte del mondo. Così fece un voto: se mai fossero riusciti a fuggire in America, “prima di ogni altro lavoro avrei cantato la canzone di Bernadette come meglio avessi potuto”. Fu così nel 1941 a New York scrisse Il canto di Bernadette. Divenne un grande successo, nel 1943 ne fu tratto un film, il melodramma agiografico di Henry King, tanto diverso dalla limpida narrazione simpatetica ma mai dottrinale di Werfel.
Nella introduzione alla prima edizione, in cui racconta la drammatica scoperta di Lourdes, scrive: “Il lettore diffidente, di fronte ai fatti qui narrati, può chiedere con maggior diritto che per le epopee storiche: ‘Che cosa è vero? Che cosa è inventato?’. Io gli rispondo: tutti gli avvenimenti notevoli che formano il contenuto del libro sono in realtà accaduti. Essi si sono iniziati non più di ottant’anni fa e si svolgono quindi nella piena luce della storia; la loro verità è attestata, in fedele testimonianza, da amici, da nemici e da osservatori spassionati. Il mio racconto non altera menomamente questa verità”. Werfel non si convertì. Volle solo dare testimonianza di una sorpresa, che era anche la scoperta di un’altra fede e di un’altra Francia, come poteva essere quella contadina dei Pirenei di metà Ottocento, non troppo diversa da quella che lo ospitò in riva alla Gave. “Ho osato cantare la canzone di Bernadette, io che non sono cattolico ma ebreo”. Come i molti commentatori, quelli non principalmente interessati a difendere i recinti, che hanno accusato il contraccolpo di una strana scoperta. (Il canto di Bernadette è edito da Gallucci).