Chiesa
CONTRO LA TANATOFILIA EUROPEA •
"Leone XIV potrebbe risvegliare l'occidente". Partendo dalla Francia
Il cardinale Bustillo, vescovo di Ajaccio, al Figaro anticipa i temi clou dell'imminente visita del Papa in Francia: "Dirà con chiarezza quale sia la sua visione della vita, in un paese libero, in un’epoca in cui ci vengono annunciate molte morti"
23 SET 26

Roma. Perfino Libération sta dedicando pagine su pagine alla visita del Papa in Francia, ancor prima che la tale visita inizi (l’atterraggio a Parigi sarà venerdì). Ciò è indicativo dell’importanza dell’evento, l’aspettativa è alta e anche tra gli anticlericali più integerrimi si attende con una certa curiosità quel che Leone XIV dirà nei suoi quattro giorni fra la Ville Lumière, Lourdes e Metz, patria di Robert Schuman. Certo, sul quotidiano della sinistra c’è chi invoca il “vade retro”, ma insomma: a pochi mesi dalle presidenziali che tutto potrebbero cambiare, l’effetto della venuta del Pontefice massimo nella patria della laicità dogmatica è destinato a produrre qualche risultato. Da vedere in quale modo, ça va sans dire. Ma che dirà Leone ai francesi?
Certo, terrà le sue omelie, presiederà la suggestiva processione aux flambeaux a Lourdes, ma il dato meramente politico attira gli sguardi interessati di osservatori, cultori di materie ecclesiastiche e storici. Come è naturale che sia, sotto la lente d’ingrandimento è finito il rapporto con Emmanuel Macron, il presidente che si è visto rifiutare dal Vaticano la cena di gala, gli onori militari con Guardia presidenziale, onori vari e perfino il permesso di accompagnare Leone in un tour a Notre-Dame: lì il Papa ci va per i Vespri, non per visite guidate. Non c’è antipatia, è solo che per Roma il viaggio è apostolico, non una visita di stato. E basterebbe guardare il programma per accorgersene. Non è un moto di stizza verso la grandeur locale né per una lettura troppo politica del viaggio: a dimostrarlo c’è il fatto che lunedì, a Metz, potrebbero tenersi anche incontri bilaterali fra il Pontefice e qualche leader straniero, se vi saranno le condizioni. Ma ogni cosa a suo tempo e nel suo spazio: a Metz si parlerà tanto di Europa, del processo d’integrazione, della sua origine e del suo stato attuale. A Notre-Dame si va per cantare il Magnificat. E pazienza per i puristi della laïcité che hanno protestato per la messa in Place de la Concorde, luogo che mai e poi mai dovrebbe ospitare il capo della suprema ignoranza. Tant’è: la risposta migliore l’hanno data i seicentomila iscritti alla celebrazione eucaristica.
Il cardinale François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio, ha detto al Figaro che “il Papa viene anzitutto in nome della vita: questo è il senso dello slogan della sua visita. Ma non viene a fare la morale. Dirà con chiarezza quale sia la sua visione della vita, in un paese libero, in un’epoca in cui ci vengono annunciate molte morti. Il nostro paese, e l’occidente in generale, è abbastanza tanatofilo: morte del pianeta, morte di un sistema politico, morte di un sistema economico, morte della Chiesa, eccetera. Alla fine è deprimente. Del resto, chi annuncia ancora la vita? Questo si ricollega a un’altra inquietudine su scala francese, europea e quasi mondiale: l’inverno demografico. Perché inverno e non primavera? Alla radice ci sono molte paure: del futuro, di rimanere senza denaro, di perdersi. Il motore dell’occidente è, tragicamente, la paura. E con la paura come motore non si può andare avanti. Se chiudiamo i reparti di maternità, moltiplichiamo le case di riposo per anziani, votiamo una legge sull’eutanasia, allora quale futuro può avere un popolo del genere? Credere nella vita è un’urgenza per il paese”.
E’ evidente, quindi, che Leone XIV non sorvolerà affatto sui temi che più hanno infiammato il confronto tra il governo e la variegata galassia degli oppositori alla legge sul fine vita, composta da un laicato intraprendente come non accadeva da anni e un episcopato fermo nel respingere il testo approvato dall’Assemblea nazionale. Ma non sarà ovviamente il focus centrale del viaggio. “Il Papa ha il dovere di parlare”, ha aggiunto Bustillo, “e attraverso la parola trasmetterà la speranza, i valori, il richiamo all’identità cristiana”. Quel che è certo è che “lo stato è laico, ma la società è secolarizzata. La distinzione è importante”, ha detto al Figaro il vescovo di Ajaccio. “Questo paese conosce da poco una moltiplicazione delle richieste di battesimo da parte degli adulti e il Papa non è indifferente a questo fenomeno. Molti partono per l’India, il Tibet o l’Amazzonia alla ricerca di un momento di spiritualità. Altri, al contrario, riscoprono le proprie radici nella Chiesa. Il Papa ci dice che l’Europa, la vecchia Europa, non è morta: è andato in Spagna, a Montecarlo, e viene in Francia. Giovanni Paolo II ha risvegliato l’est, Leone XIV potrebbe risvegliare l’ovest. C’è una bella complementarietà con Francesco, che si era rivolto maggiormente alle periferie. Leone, invece, si rivolge anche ai paesi di antica tradizione cattolica, il cui patrimonio culturale e spirituale merita di essere ravvivato, senza arroganza né complessi”. Il cardinale Bustillo, che ha da poco pubblicato il libro La necessità di riparare (San Paolo), è un grande sostenitore della “religione popolare”, cioè “un popolo che si mette in movimento, nelle processioni, nelle celebrazioni, nelle confraternite. E’ importante che questa dimensione coesista, nella Chiesa, con un versante più intellettuale o mistico. Ma per fare una processione non è necessario aver letto la Summa di san Tommaso”.