Autodafé musicale. Brendan O’Neill sulla "conversione forzata di Ed Sheeran al culto antisraeliano"

"L’élite culturale ora definisce l’intera sua visione morale con l’opposizione alla sovranità ebraica. Questo ci riporta a tempi molto bui, quando per essere una ‘brava persona’ dovevi stare in guardia dagli ebrei e sospettare dei loro modi". Intervista al giornalista e saggista inglese 

22 SET 26
Immagine di Autodafé musicale. Brendan O’Neill sulla "conversione forzata di Ed Sheeran al culto antisraeliano"

Manifestanti filopalestinesi protestano in occasione del concerto di Ed Sheeran a Filadelfia (Foto La Presse)

Prima la pressione del magnate del football statunitense Robert Kraft, che ha chiesto a Ed Sheeran di bandire il rapper Macklemore (“Free Palestine” dal palco e vestito da ebreo col naso adunco). Poi la pressione militante del suo pubblico. Così Sheeran ha chiesto scusa nel primo concerto del Loop Tour negli Stati Uniti. “Ho dovuto prendere decisioni difficili, ho commesso degli errori e ne sono davvero, davvero dispiaciuto”, ha detto il cantante britannico, commosso e accolto dagli applausi. “Quello che sta accadendo a Gaza è catastrofico”.
“Abbiamo appena assistito a una conversione forzata a un culto davanti agli occhi del mondo intero” dice al Foglio Brendan O’Neill, direttore del magazine inglese Spiked, editorialista del Telegraph e dello Spectator, autore in Italia del “Manifesto di un eretico” (Liberilibri). “Ed Sheeran è stato costretto a piegarsi alla neoreligione del palestinismo. Quello che è successo nell’ultima settimana è sconvolgente e orribile. Ci è stato detto che era un movimento per difendere la libertà di parola di Macklemore dopo che era stato escluso dal tour di Sheeran per aver detto ‘Free Palestine’, ma in realtà era una crociata per piegare Sheeran. Per forzarlo a inchinarsi ossequiosamente all’ideologia dominante woke, che è l’israelofobia, la nozione razzista secondo cui lo stato ebraico è barbaro e tutti hanno il dovere di condannarlo pubblicamente”.
La dichiarazione iniziale di Sheeran sulla controversia aveva fatto infuriare i pro Pal, perché aveva osato menzionare il pogrom del 7 ottobre e detto che c’è stata “sofferenza” da “entrambe le parti”. “Questa è la più grande trasgressione agli occhi della folla palestinese: riconoscere la sofferenza ebraica” dice O’Neill. “Imperdonabile ai loro occhi: umanizza gli ebrei, ricordandoci che sono persone normali, come noi, e non maniaci genocidi che meritavano il 7 ottobre”. 
Anche facendo una dichiarazione piuttosto blanda sulla “sofferenza di tutti”, Sheeran stava involontariamente bestemmiando contro il culto di Gaza. “La sfumatura equivale a un crimine nel mondo orwelliano della Gazologia” dice Brendan O’Neill. “Per una settimana, Sheeran è stato mostro e demonizzato. E’ stato marchiato come vigliacco, feccia, ‘complice’ di un ‘genocidio’. C’erano appelli a boicottare i suoi concerti. Una radio irlandese ha persino ritirato le sue canzoni. E’ stata un’isteria maccartista, la messa al bando di un musicista per non aver ripetuto l’ideologia corretta. Era un’atmosfera così intensa e vorticosamente salemiana che Sheeran ha ceduto e aperto il suo ultimo spettacolo con una dichiarazione di condanna di Israele. Ma anche quello non è bastato. Perché non ha detto ‘genocidio’ e non ha detto ‘Free Palestine’. Niente di meno dell’acquiescenza completa all’odio per Israele soddisferà questi lunatici. Quando imparerà la gente che non si possono placare gli ideologi e narcisisti bruciati di mente del movimento Free Palestine?”.
C’è qualcosa che non va nel mondo dello spettacolo, dai venticinque minuti di applausi al film “Naza” a Venezia al caso Sheeran. “E’ stato colonizzato dalla mania di Gaza. Come abbiamo visto dallo scandalo Sheeran, ora è vietato non sostenere ‘Free Palestine’. Per essere una ‘brava persona’ devi indossare una kefiah, sventolare la bandiera palestinese e sputare sciocchezze diffamatorie sullo stato ebraico. L’élite culturale ora definisce l’intera sua visione morale con l’opposizione alla sovranità ebraica. Questo ci riporta a tempi molto bui, quando per essere una ‘brava persona’ dovevi stare in guardia dagli ebrei e sospettare dei loro modi. Virtualmente l’intera industria musicale si è inchinata in massa al culto di Gaza. Ciò che è particolarmente orribile è che l’atrocità peggiore del 7 ottobre è stato l’attacco al festival musicale Nova. Lo stupro e il massacro di centinaia di giovani appassionati di musica. Eppure nessun festival o concerto nel mondo occidentale ha reso omaggio a quegli amanti della musica. Invece hanno sventolato la bandiera sotto la quale quei giovani ebrei sono stati macellati. E’ davvero straordinario: a pochi giorni dal peggior massacro di giovani ebrei dai tempi dell’Olocausto, i ‘giusti’ culturali sventolavano la bandiera degli uomini che li avevano massacrati. Un orribile tradimento degli ebrei”.
O’Neill la chiama israelofobia. “L’israelofobia è la colla morale dell’establishment culturale. Non sei nessuno se non odi a voce alta e con gioia lo stato ebraico. Penso che questo intenso disprezzo per Israele sia una escrescenza cancerosa del moderno disprezzo per l’occidente stesso. Israele è odiato perché è visto, a ragione, come l’incarnazione di tutti i valori che l’occidente stesso un tempo teneva cari. C’è un motivo per cui il sionismo è diventato l’ideologia più disprezzata sulla terra: perché incarna tutto ciò che ora è di moda odiare. Le élite hanno fatto una virtù della propria vigliaccheria, del proprio tradimento degli ideali di modernità. E odiano Israele per non averlo fatto. Per essersi aggrappato alle cose che noi abbiamo abbandonato in favore dell’inchino al falso dio del multiculturalismo. Israele è diventato il capro espiatorio di chi odia se stesso. E’ stato trasformato nel portatore dei peccati della modernità, che deve essere punito per i peccati della modernità. Eppure, per alcuni di noi queste sono proprio le cose che rendono Israele ammirevole. Se le nostre nazioni avessero un po’ di spirito sionista, un po’ più di volontà di difendere la nostra cultura da minacce straniere e ideologie arretrate, saremmo in una posizione migliore di quella in cui siamo oggi”.
Persone così ricche, così potenti e così impegnate, scelgono solo le cause che le rendono immuni dalle critiche pubbliche e sempre dirette contro l’occidente. “L’impulso totalitario è ormai innegabile” conclude O’Neill. “Quello che lo scandalo Sheeran conferma è che non ci è permesso alcuna pausa dal diktat culturale, in particolare dal palestinismo. Nemmeno ai concerti pop. Ovunque vai, scuola, università, la via principale, la galleria d’arte, un concerto di Ed Sheeran, verrai fatto oggetto di lezioni sul pensiero corretto dei tuoi superiori morali. Come tutti i tiranni, queste persone rifiutano di riconoscere qualsiasi ambito privato, non politico. Vedono ogni faccia della vita come un altro teatro di indottrinamento. Ma un mondo in cui tutti devono continuamente professare la propria lealtà al pensiero corretto non è ‘gentile’ o ‘tollerante’. E’ un inferno orwelliano in cui siamo costretti a ripetere slogan sotto costrizione e puniti se falliamo. Che persino qualcuno di affermato e ricco come Sheeran possa essere costretto a inchinarsi alla nuova ideologia è terrificante. Ecco quanto è diventata potente”.