Se anche Hamas elogia “Naza”

"Quello che hanno fatto questi due cineasti è varcare una linea rossa, anche nel discorso israeliano: favorire deliberatamente la campagna internazionale che vuole trasformare Israele nel più grande criminale del mondo". Parla Yossi Klein Halevi

17 SET 26
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(Foto Ansa)

Hamas esorta la Corte dell’Aia, gli organismi delle Nazioni Unite e le ong per i diritti umani a utilizzare le testimonianze contenute nel docufilm israeliano “Naza” nell’ambito delle indagini contro Gerusalemme per la guerra a Gaza. In una dichiarazione rilasciata sul suo canale ufficiale, Hamas cita anche l’accoglienza riservata al documentario alla Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato salutato da una standing ovation.
“Prima di sapere che Hamas lo ha approvato e che lo userà come strumento per la guerra contro Israele con altri mezzi, la prima cosa che abbiamo saputo di questo film in Israele è stata la standing ovation di venticinque minuti” dice al Foglio Yossi Klein Halevi, intellettuale centrista e liberale israeliano, allo Shalem Center di Gerusalemme e commentatore per il New York Times, nonché autore di libri di successo come “Letters to my Palestinian neighbor”.
“Mi è capitato di assistere a standing ovation di un minuto, due minuti. Non so se ne ho mai vista una più lunga di tre minuti. E anche quella mi sembrava insopportabile. Non capisco come si possa partecipare a una standing ovation di venticinque minuti. L’unico precedente che mi viene in mente è quello dei paesi totalitari. Sotto Stalin, come ha scritto Alexander Solzenitsyn, il primo che smetteva di applaudire veniva portato via e fucilato. Nessuno smetteva. Gli applausi andavano avanti e la gente veniva portata via in barella. Credo che qui sia in atto una patologia simile. Certo, a Venezia nessuno sarebbe stato fucilato se avesse smesso di applaudire. Ma che tipo di pensiero di gruppo c’è all’opera? C’era paura di non apparire, agli occhi degli altri spettatori, una brava persona progressista? Perché non hanno smesso di applaudire dopo cinque minuti? C’è qualcosa di immediatamente patologico in tutto questo. E lo pensavo prima ancora di sapere qualsiasi cosa sul film. Prima di sapere che Hamas lo ha approvato”.
Secondo Yossi Klein Halevi, Israele può permettersi un film del genere. “Israele è un paese in cui le persone non hanno paura di esprimere le proprie opinioni, la propria opposizione. Ho passato gli ultimi tre anni a manifestare contro il mio governo. Non perché fossi contrario alla guerra, ma perché non credevo che il governo facesse abbastanza per salvare gli ostaggi. Gli israeliani non sono timidi nell’opporsi al governo. Quello che hanno fatto questi due cineasti è varcare una linea rossa, anche nel discorso israeliano: favorire deliberatamente la campagna internazionale che vuole trasformare Israele nel più grande criminale del mondo. Questi due cineasti provengono dalla frangia radicale antisionista. Non fanno parte dell’opposizione leale in Israele. Anche se disprezzo questo governo e ho fatto tutto il possibile, da cittadino, per tentare di farlo cadere, non ho nulla in comune con questi due cineasti. Sono persone che hanno perso il diritto di parlare in nome anche solo dell’opposizione israeliana”. 
E’ un film insolito: non c’è modo di verificare nessuna delle accuse. “Nessuno compare per nome e cognome” prosegue al Foglio Yossi Klein Halevi. “Nessuno parla di episodi specifici da verificare. I cineasti, in sostanza, ci dicono: ‘fidatevi di noi’. Ed è qui che la loro politica diventa decisiva. Perché Yuval Abraham, uno dei due, ha rilasciato di recente un’intervista in arabo in cui ha detto che il suo obiettivo è contribuire a spostare l’opinione pubblica mondiale contro Israele per riequilibrare l’asimmetria di potere con i palestinesi. Dare ai palestinesi più potere contro Israele, minando la posizione di Israele. Se questo è il tuo obiettivo politico e parti da una posizione antisionista — in sostanza, dal credere che il paese non abbia diritto di esistere — allora io non mi fido di te in un film che non ha alcun modo di dimostrare la propria veridicità. Qui il messaggero diventa cruciale rispetto al messaggio”.
C’è un altro aspetto, in questo film, che in Israele non passa. “Conosciamo l’esercito e sappiamo come funzionano le cose qui. Nel momento in cui realizzi un film basato sul modo in cui l’esercito ha cercato di determinare la proporzione tra terroristi e vittime civili hai già completamente negato l’argomento del genocidio. Si può sostenere che ci siano state troppe vittime civili. Ma è una tesi molto diversa da quella del genocidio. Anzi, è l’argomento opposto. Perché un esercito intenzionato a commettere un genocidio non si pone la proporzionalità. Manda gli aerei a bombardare indiscriminatamente. Sì, qualcuno dirà: ‘Guarda le rovine di Gaza, avete bombardato indiscriminatamente'. Ma se si guardano le vittime a Gaza in due anni e mezzo di combattimenti, nelle condizioni più brutali di guerra urbana immaginabili, centinaia di chilometri di tunnel, migliaia di appartamenti minati, nessuna distinzione tra combattenti e civili perché Hamas non indossa uniformi, nonostante tutto si hanno 40-50mila vittime civili e 20mila di Hamas. Numeri terribili. Ma non un genocidio in due anni e mezzo di combattimenti. Se l’esercito avesse voluto un genocidio, avrebbe dovuto produrre centinaia di migliaia di vittime”.
Oggi che anche un grande scrittore israeliano pacifista come Amos Oz verrebbe fischiato. “Amos Oz era un grande patriota israeliano” continua Yossi Klein Halevi. “Oz è un esempio interessante e ho avuto molte divergenze con lui. Ma nutrivo per lui un enorme affetto e rispetto, da israeliano. Non ho gli stessi sentimenti per queste persone. Oggi Oz verrebbe boicottato da questi festival culturali. Oggi Oz non riceverebbe una standing ovation. Non riceverebbe un applauso in questi circoli occidentali. Penso che ci sia in Europa la volontà di prendere gli emarginati israeliani, che non hanno alcuna credibilità morale tra i connazionali, e trasformarli in eroi. Dovrai chiedere a uno psicologo quale bisogno ci sia, in Europa, dei rinnegati ebrei. Un fenomeno sgradevole e controproducente”.
Hanno sprecato un’occasione. “Io ho sostenuto la guerra e la sostengo ancora. Credo che fosse una guerra essenziale da combattere. Credo che Israele sia in prima linea nella guerra contro l’ideologia più malvagia del mondo di oggi. E che l’occidente lo riconosca o no, stiamo combattendo questa guerra non solo per noi”. Dai “cinquecento morti all’ospedale al Ahli di Gaza” (che non fu colpito da Israele ma dalla Jihad islamica) alla campagna sulla fame deliberata a “Naza”, i terroristi sono abilissimi nel piegare l’umanitarismo occidentale. E poi si sa, Hamas li ama i bambini, i propri e i Bibas.