Esteri
A MOSCA •
Per capire il senso del “voto” in Russia basta vedere il nuovo esodo
Russia Unita fa il pieno di seggi e apre la Duma a tutti i veterani di guerra candidati. L’opposizione pacifista di Yabloko resiste nei collegi, mentre ai confini con Armenia, Georgia e Kazakistan torna l’esodo di chi teme una nuova mobilitazione

(Foto La Presse)
Un Parlamento di guerra: compatto e omogeneo. E’ questo l’esito delle elezioni per il rinnovo della Duma di stato, la Camera bassa del Parlamento russo, tenutesi tra venerdì e domenica. Lungi dall’essere una rappresentazione del pluralismo esistente nella società, il momento elettorale in Russia è gestito direttamente dall’amministrazione presidenziale e dai servizi di sicurezza per accomodare i rapporti tra le diverse componenti della “verticale del potere” e, allo stesso tempo, offrire una vetrina di legittimazione al regime personale del presidente. Lo ha spiegato con uno slogan piuttosto efficace il Presidente uscente della Duma, Vyacheslav Volodin, nell’ultima sessione dell’ottava legislatura, tenutasi ad agosto: “Di partiti ce ne sono tanti, la patria è una sola: Russia, Putin, Vittoria!”. I risultati provvisori corrispondono, in effetti, alle anticipazioni indipendenti della vigilia.
Se le urne dovevano presentare un’affluenza in aumento – per mostrare la resilienza del popolo russo – lo spoglio doveva consegnare al partito di maggioranza un numero di seggi superiore alla precedente tornata. Così è stato. Anche grazie al voto elettronico, l’affluenza risulta in aumento – al 56,6 per cento, la più alta da 15 anni – e il risultato di Russia unita viene gonfiato oltre ogni più rosea aspettativa. Mentre nella parte proporzionale il partito di Putin ottiene “solo” il 57,9 per cento (nel 2021 era rimasto sotto la maggioranza assoluta), nella parte maggioritaria vince, invece, in ben 208 dei 225 collegi uninominali. Tra gli eletti ci sono anche tutti e venti i veterani dell’“operazione militare speciale” in Ucraina, candidati per l’occasione. Complessivamente, quindi, Russia Unita disporrà di una crescente falange di parlamentari: almeno 341 su 450, di molto oltre la maggioranza costituzionale dei due terzi e forse anche al di là del record ottenuto nel 2016 (due anni dopo l’annessione di Crimea e Sebastopoli).
Come ricompensa per il sostegno prestato alla maggioranza monocolore, le briciole sono andate ai partiti della cosiddetta opposizione sistemica, quelle formazioni che, pur avendo un bacino elettorale, dipendono dal favore dell’amministrazione presidenziale per la loro sopravvivenza. Come nel 2021, solo quattro altre liste hanno superato lo sbarramento del 5 per cento, tutte a debita distanza da Russia unita: i comunisti (13,6), i nazional-liberali di Ldpr (8,9), i centristi di Novyye Lyudi (7,9) e i social-populisti di Russia giusta (per un soffio sopra la soglia). Nei collegi uninominali si è, invece, consumata l’ultima battaglia dell’opposizione democratica di Yabloko, esclusa dalla Corte suprema a metà agosto per la parte proporzionale. Dei 225 candidati, 127 hanno seguito la stessa sorte della lista federale, mentre 98 sono rimasti sulla scheda. Nonostante l’ordine dall’alto fosse di impedire anche a un solo candidato pacifista di entrare alla Duma, i candidati di Yabloko hanno dato filo da torcere a Russia unita in molti collegi, da San Pietroburgo a Tomsk. Anche a Mosca, in dieci distretti su sedici, Yabloko si è piazzata seconda o terza, segno che il consenso per questa lista, un tempo affiliata all’Alde, era davvero in ascesa, così da spingere l’amministrazione presidenziale a tornare sui propri passi e ostacolarne la partecipazione.
Dinanzi a un voto telecomandato, a cui nessuna delegazione dell’Osce ha potuto presenziare, la strategia dell’opposizione in patria si è, insomma, distinta ancora una volta da quella dell’opposizione in esilio. Mentre Yabloko ha chiesto di votare per i propri candidati (ove presenti) e annullare la scheda per la parte proporzionale, l’opposizione in esilio ha spinto per il “voto intelligente” (umnoe golosovanye), ossia per qualsiasi partito diverso da Russia unita, sulla scia di quanto predicato a suo tempo da Alexey Navalny. Non solo, mentre Yabloko ha inviato propri rappresentati di lista e osservatori nei seggi, taluni dei quali poi esclusi al momento dello spoglio, l’opposizione in esilio ha invitato i propri concittadini, in segno di protesta, a recarsi al seggio a mezzogiorno di domenica, così da evitare voto online e brogli notturni.
Alla fine, però, più di ogni altra strategia elettorale, a pagare davvero sembra essere il “voto con i piedi”. Se il trionfo di Russia unita prelude a una nuova mobilitazione, sfuggire all’escalation di guerra e repressione è l’unica strada realmente praticabile. Mentre i social pullulano di storie di un nuovo esodo russo, i valichi di frontiera verso Armenia, Georgia e Kazakistan tornano, come già nel 2022, a farsi affollati.