Crosetto non aspetta Aspides. Il nodo del gasolio. Colpito Eurofighter italiano in Arabia

La Marina scorterà i mercantili italiani a Bab el Mandeb senza attendere la missione europea. Il governo la presenta come una scelta di difesa, ma le parole del ministro e la fragilità delle nostre forniture suggeriscono anche un'altra chiave di lettura

18 SET 26
Ultimo aggiornamento: 10:41
Immagine di Crosetto non aspetta Aspides. Il nodo del gasolio. Colpito Eurofighter italiano in Arabia

Soldati yemeniti nei pressi dello strategico stretto di Bab el-Mandeb nello Yemen (AP Photo/Abdulnasser Alseddik)

Dal Forum Risorsa Mare della Spezia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver deciso con il capo di Stato maggiore di non attendere Aspides e di far garantire dalla Marina il transito delle navi italiane nello stretto di Bab el Mandeb. Crosetto ha già informato il presidente degli armatori. Quante unità inviare non è ancora stato deciso: la scelta passerà per governo e Parlamento. Mentre sul piano tecnico la strada esiste già. Una fregata italiana potrebbe ammainare la bandiera europea e sottrarsi temporaneamente alle direttive di Aspides per il tempo della scorta. Nulla però è definitivo. L'Alta rappresentante Kaja Kallas potrebbe emanare nuove direttive, e l'ultima parola sulla missione spetta al comandante, l'ammiraglio greco Gryparis. Negli ultimi giorni lo stretto è stato attraversato in media da 27 navi al giorno. 
La minaccia è concreta: a oggi gli Houthi controllano l'intera costa yemenita sul Mar Rosso, l'isola di Perim e le isole Hanish, e tra l'8 e il 16 settembre avrebbero scavato una ventina di chilometri di trincee attorno allo stretto. E che la presenza italiana nella regione non sia un'ipotesi lo hanno ricordato i fatti della notte scorsa. La base aerea saudita di Taif, dove è presente personale italiano impegnato nell'operazione Inherent Resolve, è stata colpita da diversi attacchi. Un Eurofighter F-2000 italiano, parcheggiato in un'area decentrata della base, è stato colpito. Nessun militare italiano è rimasto coinvolto, ha fatto sapere Crosetto, che ha chiesto ai vertici militari una nuova valutazione del quadro e delle possibili opzioni operative.
Colpisce però il lessico scelto dal ministro a La Spezia, più vicino a quello di un titolare dell'Economia che a quello della Difesa. Crosetto ha spiegato che ritardare, in casi come questo, significa “ritardare l'economia”, perché quando una rotta si interrompe le merci arrivano tardi e i prezzi salgono per famiglie e imprese. È difficile non leggere questa insistenza attraverso la lente della stretta petrolifera di questi giorni. Dopo l'attacco del 10 settembre all'oleodotto saudita Est-Ovest, secondo fonti di mercato citate dall'agenzia di prezzi dell'energia Argus, Aramco ha cancellato o rinviato fino a novembre i carichi di fine settembre di almeno tre raffinerie europee. Nelle stesse ore la chiusura dell'oleodotto libico Hamada-Zawiya ha fermato tre siti di produzione, e la Libia è il primo fornitore dell'Italia. Il Brent viaggiava attorno ai 108 dollari, con i carichi fisici in Europa sensibilmente più cari.
Il punto debole dell'Italia, però, non è tanto il greggio quanto il gasolio. Secondo la Banca d'Italia, nel 2025 i paesi del Golfo hanno fornito all'Italia circa il 10 per cento del greggio ma un quarto dei prodotti raffinati, soprattutto dall'Arabia Saudita, con una dipendenza più alta di quella degli altri grandi paesi dell'euro. La media europea si ferma all'11,9 per cento. Nel primo trimestre del 2026, secondo i dati provvisori del Mase, la quota è salita al 30 per cento, e dal Golfo arrivava il 74 per cento del gasolio importato, contro il 56,6 dell'anno prima. La tensione si vede nei prezzi: secondo Argus, a inizio settembre il margine del gasolio nell'Europa meridionale ha superato per la prima volta i 100 dollari al barile.
Il nesso con Bab el Mandeb, però, va maneggiato con cautela. Con Hormuz chiuso, i raffinati sauditi possono partire solo dalle raffinerie sul Mar Rosso, che stanno a nord dello stretto e risalgono verso Suez: nessuna scorta a Bab el Mandeb li protegge, né riporta indietro i carichi cancellati da Aramco. Lo stretto conta invece per l'Europa nel suo complesso. Secondo la società di analisi Vortexa, ad agosto circa 200 mila barili al giorno di gasolio diretto in Europa lo hanno attraversato, per il 60 per cento dall'India, dopo che a marzo e aprile quei flussi si erano quasi fermati. È l'ultimo tratto della rotta orientale che funziona, alla vigilia di un inverno che l'Europa affronta con scorte molto basse. Quanta parte di quel gasolio arrivi in Italia non è noto, e la stessa Vortexa avverte che la tenuta dipende più dalle raffinerie indiane che dallo stretto. L'ipotesi è che il governo voglia evitare che si chiuda anche quell'ultima porta, e soprattutto rassicurare armatori e assicuratori, da cui dipendono noli e premi di rischio
Quel che è certo è che la mossa italiana non segna una rottura con gli alleati. Washington ha incontrato gli Houthi a Muscat, ottenendo l'impegno a non colpire navi americane, israeliane e commerciali, salvo quelle saudite. Ma sono intese contingenti, e il canale degli americani con Riad resta aperto. Giovedì il dipartimento di stato ha approvato la possibile vendita di 48 F-35 all'Arabia Saudita per 24,3 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti non entrano direttamente in guerra in Yemen, ma forniscono intelligence e dati per i bersagli, e circa duecento militari americani sono nel regno con compiti di supporto. Martedì prossimo, ai margini dell'Assemblea generale dell'Onu, Trump vedrà leader o ministri degli Esteri dei sei paesi del Golfo per discutere le prossime mosse nella guerra con l'Iran e il dopoguerra.
Insomma, che cosa scorteranno davvero le navi italiane resta da capire. Se gli Houthi mantengono la promessa fatta agli americani e colpiscono solo bersagli sauditi, la protezione servirà soprattutto a dare fiducia a chi deve decidere se attraversare lo stretto o circumnavigare l'Africa. È lì, nei costi di una rotta più lunga, che la questione militare incontra quella dei prezzi.