Esteri
Simsonstalgie •
Il primo Simson in Italia arrivò nel 1983. I simboli dei regimi e la fatica della libertà
Il Simson Schwalbe KR51, con il quale si è fatto vedere spesso Ulrich Siegmund, il politico dell’AfD che ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt

Ulrich Siegmund sul Simson Schwalbe KR51 (foto Ap, via LaPresse)
Era suppergiù il 2 settembre del 1983 quando a piazza San Babila a Milano fu visto per la prima volta, probabilmente per la prima volta anche in una città italiana, un modello di Simson Schwalbe KR51, quello in sella al quale si è fatto vedere spesso Ulrich Siegmund, il politico dell’AfD che ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt. In Italia prima del 1989 ne circolavano una trentina del milione abbondante prodotto nella Repubblica democratica tedesca. A portarli nel nostro paese è la stessa persona che quel giorno parcheggiò, spense il motore e si godette lo stupore negli occhi degli amici paninari.
“Il Simson Schwalbe KR51 era un motorino di merda”, dice al Foglio Massimo Marelli. “Aveva però quattro vantaggi: costava poco, a patto di trovarlo, faceva un casino terribile, ed erano anni quelli nei quali farsi vedere era l'obbligo, era facilissimo da tunare (elaborare, nda), e poi, soprattutto, non ce l'aveva nessuno oltre a me. E dato che non ce l'aveva nessuno lo potevi vendere a tantissimo”. Massimo Marelli all'epoca aveva 25 anni, faceva il meccanico, truccava motorini. Veniva da un viaggio in camper tra Cecoslovacchia e Berlino perché all'epoca “due cose ci interessavano: le donne e la musica elettronica e a Berlino Ovest c'era il meglio della musica elettronica in Europa e a Berlino Est alcuni locali mezzi segreti che erano strepitosi”. Da quel viaggio tornò con qualche ricordo di avventure galanti e di molte serate elettroniche, tra cui una dei Tangerine Dream, e il primo Simson Schwalbe KR51 mai visto a Milano. “Lo presi per due lire lire da un tizio che faceva il salumiere, ma che, proprio perché faceva il salumiere, aveva i contatti giusti con la polizia. E contatti ottimi, visto che proprio contrattando la possibilità di caricare in camper il mio Schwalbe e portarlo in Italia, trovai l'accordo per fare lo stesso per un'altra ventina. Una ventina in quattro anni, perché la produzione era quella che era”. Quella ventina diventò una trentina in cinque anni. Presi a poco, rivenduti a tanto, “è la legge del mercato, nella Ddr non esisteva, qui sì per fortuna. Tutti con bolla di uscita timbrata dagli uffici del Ministerium für Verkehrswesen, il ministero dei Trasporti. Scoprii solo dieci anni fa che era un timbro falso, ma contraffatto bene. Per decenni ero convinto di aver fatto tutto a regola d'arte, corrompendo solo il primo poliziotto, ma non era così. Si vede che i tedeschi dell'est non erano poi così tedeschi”, racconta.
Massimo Marelli il suo Simson Schwalbe KR51 ce l'ha ancora. “Me ne era rimasto anche un altro, ma l’ho venduto cinque anni fa, peccato: con quello che sta accadendo in Germania potevo farci un millino in più”, si rammarica. Eppure non è da questi mesi che il motorino della parte comunista della Germania divisa è tornato in auge. A Berlino sono diventati mezzi alla moda, da Dresda a Stralsund, da Rostock a Lipsia i motorini Simson sono diventati ricercati, un po' roba da hipster, un po' Ostalgie, la nostalgia per la Repubblica democratica tedesca. “Certo sotto un estremista di destra fa un po' strano”. Quest'epoca non è uno scherzo ma gli va dato atto che ha la sua ironia. “La libertà d'altra parte è complessa, soprattutto da gestire. Essere fautore del proprio destino è complicato, per questo c'è chi ha nostalgia di mostruosità storiche come i regimi. Lo vedo ogni giorno a casa mia. Mia moglie è serba, nata e cresciuta sotto Tito. Ha scoperto la libertà in Italia, scappando dalla guerra. Ora vuole votare Vannacci, uno che con il concetto di libertà c'ha più di un problema. E lo dice uno che ha sempre votato Belusconi, mica Pd”.
I simboli del passato sono oggetti strani. “Io di gente che ha vissuto nella Ddr quando c'era la Ddr ne ho conosciuta. Amici di serate elettroniche che all'epoca dicevano di detestare le Trabant e i Simson, si lamentavano di quanto era pessimo stare oltre cortina e invidiavano la nostra libertà. Quella stessa gente, con qualcuno sono ancora in contatto, si è ricomprata la Trabant e i Simson e ora vota Bsw. Hanno incontrato la libertà, l'hanno trovata scomoda, sono tornati indietro”. E così quei mezzi che avrebbero voluto abbandonare sono diventati simboli di ciò che hanno perso e vorrebbero riavere. “E mica solo loro. Pure i giovani, che sono stati a sentire i vecchi. Hanno creduto a queste cavolate. Certo, io ancora sono Paninaro dentro e fuori, ma la mia è stata una scelta libera, è stata coerenza o mancanza di entusiasmo per le novità”. Gli è rimasto pure il Simson Schwalbe KR51, tornato in auge grazie all'estrema destra tedesca. “Strano anche questo, come è strano che io grande amante dei motori a 50 anni ho scoperto la bici e uso solo quella”.