Esteri
senza pace •
Putin non dice a Trump che per prendersi il Donbas gli servono parecchi anni di guerra
Il capo del Cremlino in diplomazia non bada alla sostanza, punta sulla forma e prova a convincere gli americani che un dialogo è stato avviato ma non sarà lui a cambiare idea. Mosca, Kyiv e i risultati
8 SET 26

Il Cremlino si è interessato alla vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt, il Land della Germania orientale in cui il partito di estrema destra è risultato il più votato e ha movimentato elettori per anni rimasti fuori dalle urne, ora attratti dalla rabbia del leader locale, Ulrich Siegmund.
Il Land è piccolo, i votanti sono 1,7 milioni, sufficienti per alimentare il tifo russo: “Vittoria storica che umilia l’arroganza, la ristrettezza mentale, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia della screditata coalizione di governo tedesca”, ha detto Kirill Dmitriev. Il capo del Fondo sovrano russo per gli investimenti, prima di esultare per il risultato in Germania, aveva accompagnato gli emissari americani a spasso per Mosca. La vittoria dell’AfD ha chiuso per il Cremlino un fine settimana di diplomazia inerte, tutta dedicata alla forma che Vladimir Putin, grazie anche all’aiuto di Dmitriev, ha voluto curare in ogni dettaglio: se si finge, bisogna farlo fino in fondo, le parole possono essere secondarie se la forma è convincente a sufficienza. Mosca ha accolto gli emissari di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sabato scorso. Dmitriev, come aveva fatto in passato, ha regalato loro momenti di lusso e piacere, e la giornata si è conclusa con l’incontro con Putin che ha messo tutti attorno al tavolo delle grandi occasioni, circolare, nella sala rossa, dando l’impressione che questa visita potesse essere diversa rispetto alle precedenti. E’ stata identica, perché identica è la volontà del capo del Cremlino di portare avanti la guerra contro l’Ucraina, fino a quando Kyiv non sarà sfibrata a sufficienza da accettare ogni richiesta russa. Putin pretende il Donbas, anche nelle parti che non è riuscito a conquistare, non rivela cosa farebbe dalla zona orientale dell’Ucraina una volta sotto il suo controllo e, con questa pretesa, ha salutato i due mediatori americani, senza mostrare segni di compromesso e anzi impedendo loro di volare direttamente da Mosca a Kyiv, dove erano attesi domenica dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per un volo diretto fra le due capitali, il capo del Cremlino avrebbe dovuto accordare la tregua anche in altre città dell’Ucraina, dal fronte, a Kharkiv o Kherson, dove i russi hanno continuato a bombardare. Soltanto Kyiv ha respirato, mentre l’intelligence rilevava segni di un attacco in preparazione che probabilmente si svolgerà nei prossimi giorni. I due americani sono arrivati in Ucraina dalla Polonia, per la prima volta Witkoff e Kushner hanno fatto quello che avevano promesso anche altre volte, ma che Putin aveva fatto sempre in modo non accadesse. Questa volta non ci sono state pressioni, il capo del Cremlino era interessato a mostrare di controllare i cieli dell’Ucraina anche per recapitare il messaggio: o il Donbas lo avrò con il negoziato, oppure posso prenderlo militarmente, in cielo e in terra ucraini decido io. Quando Putin incontra gli americani mostra che l’Ucraina è un argomento residuale, nei comunicati ufficiali sottolinea di aver parlato di molte altre cose, come gli affari economici o la guerra in medio oriente, ma nel gioco tra forma e sostanza, la verità è che in testa ha soltanto Kyiv e tenta di intraprendere altri argomenti per ottenere il sostegno americano e portarlo a fare pressione perché, ripete la Russia, prima o poi il Donbas lo prenderemo con le armi.
Non è così. La scorsa settimana, Putin aveva detto che le truppe russe erano a Sviatohirsk, nella regione di Donetsk. Ieri il generale ucraino Andrii Biletski ha registrato un video nella città dicendo: “Questa è la nostra retrovia”, vuol dire che le truppe russe non sono nemmeno sul punto di catturarla. L’Istituto per gli studi della guerra (Isw) ha calcolato che se la Russia mantenesse questo sforzo nell’oblast di Donetsk – dove si concentra la maggior parte della forza di Mosca – procedendo a un ritmo di avanzata di 2,36 chilometri quadrati al giorno, allora arriverebbe a conquistare l’intera regione nel 2032. Fra sei anni, la presa del Donetsk non è imminente.