Esteri
l'editoriale del direttore •
Democrazie a rischio quando cadono gli argini all’antisemitismo
Il voto in Sassonia-Anhalt, un test importante per misurare il consenso dell’AfD ma anche per capire l’efficacia degli anticorpi della tenaglia estremista, di destra e sinistra, che fomenta l’odio antiebraico. Il doppio test sul futuro della Germania e pure dell’Europa
7 SET 26

Foto Ap, via LaPresse
Le elezioni che si sono svolte ieri in Germania, nello stato federale importante della Sassonia-Anhalt, Germania centro-orientale, circa due milioni di abitanti, sono state un test importante per misurare il grado di popolarità alle urne, e non solo nei sondaggi, di uno dei partiti più pericolosi d’Europa, che in Sassonia-Anhalt ha candidato alla guida del Land quello che Der Spiegel ha definito l’uomo più pericoloso della Germania. Il partito è l’AfD. Il candidato era il 35enne Ulrich Siegmund, a suo agio, come buona parte del corpaccione del partito di estrema destra tedesco, con gli slogan che occhieggiano al nazismo, con i programmi che ridimensionano la portata dell’Olocausto, con le parole d’ordine che rievocano la stagione dei rastrellamenti tedeschi, seppure in salsa diversa. Il test elettorale dell’AfD (oltre il 44 per cento) è stato importante anche per misurare gli anticorpi dell’antipopulismo tedesco (pessimi segnali ieri) e ci vorrà ancora del tempo prima di capire se i risultati dell’AfD in Sassonia-Anhalt potranno avere un riflesso nazionale, nelle urne e non nei sondaggi.
Ma il destino dell’AfD, in Germania, il suo percorso, la sua cavalcata, rappresentano un test importante da osservare per ragionare su un altro fenomeno che ha a che fare non solo con il futuro della Germania ma anche con il futuro dell’Europa. Un fenomeno a due facce che somiglia maledettamente a una tenaglia e che riguarda due estremismi simmetrici che sfociano entrambi nell’antisemitismo.
La Germania è uno dei paesi europei in cui negli ultimi mesi è cresciuto in modo esponenziale un doppio antisemitismo alimentato, anche se ovviamente non rivendicato, tanto dalla sinistra quanto dalla destra. La sinistra pro Pal, in Germania ma non solo, usa l’antisionismo per nascondere il proprio antisemitismo. La destra modello AfD, in Germania ma non solo, usa la difesa di Israele, difesa al centro della quale non c’è l’amore per una democrazia aggredita ma la passione per un argine contro la minaccia islamista, come un passepartout per poter camuffare meglio il proprio etnonazionalismo e la propria relativizzazione dei crimini nazisti. Il risultato è che le parti più estreme dello spettro politico si ritrovano magicamente unite nel rendere più fragili gli argini necessari per difendere un bene persino superiore alla tenuta della Sassonia-Anhalt: il diritto di un ebreo a non considerarsi colpevole di essere ebreo.
Nel 2025, in Germania, gli episodi classificati come motivati dall’estremismo di destra sono aumentati del 43,6 per cento, passando da 562 a 807. Nello stesso periodo quelli attribuiti all’area “di sinistra e antimperialista” sono saliti anch’essi del 43,6 per cento, da 349 a 501. La sinistra, ostaggio della retorica antagonista degli estremisti pro Pal, alimenta l’antisemitismo con un format ormai consolidato: si finge di criticare genericamente “l’azione di Israele”, poi la critica si fa più sottile e diventa una demonizzazione di Israele, la demonizzazione di Israele permette di scaricare sulla figura dello stato ebraico tutti i presunti peccati dell’occidente arcigno, capitalista, globalista, xenofobo e guerrafondaio, la difesa di Israele diventa di conseguenza la difesa dei mali del mondo, la trasformazione del popolo ebraico in un virus tossico per l’umanità giustifica la normalizzazione dei cori genocidari che inneggiano alla cancellazione di Israele dal fiume al mare e il conseguente antisionismo di ritorno diventa la chiave d’accesso per alimentare l’antisemitismo senza pagare un prezzo. La storia dell’AfD, da molti punti di vista, ci presenta in modo cristallino un’altra deriva speculare. A fine agosto, l’American Jewish Committee ha presentato un lungo rapporto per spiegare con chiarezza in che senso la postura dell’AfD, dietro un’apparente vicinanza al popolo ebraico, sia costruita in modo tale da normalizzare l’antisemitismo. L’antisemitismo all’interno dell’AfD, si legge nel rapporto, è raramente esplicito, ma è strutturalmente radicato nella visione del mondo autoritaria, etnonazionalista e complottista del partito e si manifesta attraverso un linguaggio in codice preciso: il revisionismo storico, gli attacchi a singoli ebrei, come George Soros, le narrazioni ammiccanti sulle élite globali dominanti. A confermare questa diagnosi c’è poi il programma elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt, con un’ampia agenda nazionalista che include l’ampliamento delle deportazioni e il trasferimento dei rifugiati in centri di accoglienza collettivi, il definanziamento dell’“arte antitedesca”, una minore attenzione al passato nazista nell’insegnamento ai bambini, la scarsa soglia d’attenzione mostrata rispetto ai leader di partito che in questi anni hanno ripetutamente utilizzato slogan nazisti vietati in Germania, come “Alles für Deutschland”, hanno descritto il Memoriale dell’Olocausto come un “monumento della vergogna” – Björn Höcke – o hanno liquidato il regime nazista come una semplice “cacca d’uccello” nella storia tedesca – Alexander Gauland. Höcke, leader dell’AfD in Turingia, parla inoltre da anni di un “Volkstod durch Bevölkerungsaustausch”, una “morte del popolo attraverso la sostituzione della popolazione”, e della necessità di un “progetto di remigrazione su larga scala”.
Tracce della tenaglia estremista tedesca, che speriamo possa trovare nel tempo ancora più anticorpi di quelli mostrati ieri in Sassonia-Anhalt, si possono trovare tristemente in giro per l’Europa, in tutti quei paesi in cui la lotta per i diritti dei palestinesi si è trasformata in una corsa alla demonizzazione del popolo ebraico (anche a voi viene in mente qualcuno in Italia?). E in tutti quei paesi in cui il rovesciamento della memoria e la normalizzazione degli orrori del fascismo e del nazismo hanno permesso all’estrema destra complottista, xenofoba, razzista di mettere il ventilatore del fango nelle mani dell’etnonazionalismo (anche a voi viene in mente qualcuno in Italia?). La Germania è un laboratorio interessante non solo per misurare il consenso dell’estremismo di destra, ma anche per capire chi, di fronte a due minacce speculari, sarà in grado di capire una verità non così difficile da capire: quando cadono gli argini sull’antisemitismo, a essere a rischio non è soltanto il futuro degli ebrei: è il futuro delle nostre democrazie.