Esteri
"non è stata rabat" •
Il Marocco come la Libia. Per Sánchez la regola è negare, negare sempre
La spaccatura e lo scaricabarile fa il governo e la polizia è una costante per il premier spagnolo, sempre sotto ricatto. Il caso Haftar e quello del sequestro di cocaina, lo scorso maggio
3 SET 26

Sui fatti di Ceuta si è aperta un’altra faglia tra la polizia e il governo spagnolo, una spaccatura che stavolta potrebbe avere conseguenze letali per la tenuta del governo di Pedro Sánchez. Il quotidiano El Español ha rivelato ieri che la magistratura avrebbe ignorato un rapporto della polizia spagnola che accusava i servizi segreti marocchini di essere i registi dell’invasione del 30 e 31 luglio scorsi nell’exclave spagnola, presa di mira da oltre 70 mila migranti. Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, si è detto “sorpreso” del fatto che la polizia non abbia avvisato il governo, che da oltre un mese insiste nel difendere la buona fede del governo marocchino. Dopo un vertice tenuto ieri in tarda mattinata con gli agenti del Cenif, l’unità di intelligence per l’immigrazione che avevano redatto il rapporto, il direttore generale della polizia, Francisco Pardo Piqueras, ha scaricato le colpe su María Tardón, il giudice che indagava sui fatti di Ceuta, che avrebbe intimato agli agenti di non informare i superiori, Pardo compreso, e ha affermato che nel rapporto si accennava al fatto che agenti segreti marocchini in borghese avessero accompagnato i migranti a ridosso di Ceuta ma, secondo la sorprendente tesi di Pardo, questo non prefigurerebbe una responsabilità del governo marocchino. Il Mundo però riportava virgolettati chiari tratti dal rapporto: “pianificazione preventiva”, “guida attiva delle forze marocchine” e un’operazione “al di fuori della portata” delle mafie. Conclusioni che confermano peraltro le accuse avanzate alla fine di agosto dal gruppo hacker di Jabaroot, che aveva accusato dei fatti di Ceuta Abdellatif Hammouchi, direttore dei servizi marocchini.
Il rimpallo di responsabilità tra governo, polizia e inquirenti ha un che di già visto in Spagna, così come la strenua cura con cui Madrid si assicuri che il governo marocchino resti fuori da qualsiasi sospetto. Curiosamente, come ha rivelato il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo, il governo Sánchez sembra “più attento a difendere il Marocco che la Spagna”.
La Libia è stata protagonista di una vicenda dai tratti simili a quelli di queste ore con il Marocco. Nell’ultimo anno in almeno due casi distinti la Guardia Civil spagnola ha compiuto indagini e sequestri di armi e droga diretti a Bengasi, mentre il governo di Madrid si premurava di ridimensionare l’accaduto. Il caso più recente è avvenuto il 5 maggio scorso, quando la nave cargo Arconian, battente bandiera delle isole Comore, è stata intercettata dalla Guardia Civil al largo delle isole Canarie con a bordo 30 tonnellate di cocaina dirette a Bengasi, nella Libia orientale. Si trattava del più grande sequestro di droga nella storia della Spagna che vedeva nella destinazione ultima del carico – Bengasi, uno dei centri principali nel Mediterraneo per lo smistamento di stupefacenti verso l’Europa – un indiziato più che legittimo. Eppure, il giorno dopo il sequestro fu proprio Grande-Marlaska a ridimensionare il ruolo libico durante una conferenza stampa. In quell’occasione il ministro dell’Interno spagnolo asserì che la nave apparteneva alla mafia marocchino-olandese e che il carico sarebbe stato distribuito ad altre imbarcazioni in mare e non a Bengasi. Contemporaneamente, una lettera diretta al governo spagnolo e firmata da Yousef Ibrahim al Aqouri, presidente della commissione Affari esteri del Parlamento di Tobruk, aveva minacciato di rompere le relazioni diplomatiche tra i due paesi se Madrid non avesse messo a tacere le voci su un presunto coinvolgimento di Bengasi nel traffico di droga.
Il motivo di tanta premura da parte di Sánchez per non indispettire troppo la Libia sta nella dipendenza della Spagna dalle risorse energetiche del paese nordafricano, da dove Madrid importa dal giacimento libico di el Sharara fino al 13 per cento del proprio consumo nazionale di greggio, circa 300 mila barili al giorno estratti dalla spagnola Repsol. Nell’agosto del 2024, l’eccessiva solerzia della Guardia Civil, che aveva emanato un mandato d’arresto per il vicecomandante generale della Cirenaica, Saddam Haftar, per un’indagine su un traffico di armi aveva portato al fermo temporaneo del leader libico in Italia, a Napoli. Haftar venne liberato di lì a poco in modo rocambolesco, si sospetta grazie all’intervento del governo spagnolo. Il leader libico però non la prese bene e chiuse i pozzi di el Sharara per diversi mesi, causando un danno ingente a Madrid.
E’ da vedere se Madrid deciderà di accusare un suo partner strategico come il Marocco, a maggior ragione se lo stesso Sánchez, nel 2021, è stato vittima dello scandalo dello spyware israeliano Pegasus impiegato dai servizi segreti marocchini, un episodio che potrebbe avere reso ancora più ricattabile il premier spagnolo. Per Sánchez sembra non resti che seguire la massima: negare, negare sempre.