Esteri
tra complotto e verità •
L’attacco hacker agli 007 marocchini accusati dei fatti di Ceuta
Online i dati sensibili che identificano settantamila agenti dei servizi segreti di Rabat. "Un regalo per Madrid". La guerra ibrida dei migranti
26 AGO 26

Settantamila nomi per settantamila migranti. E’ un “regalo” fatto alla Spagna, come l’ha definito Jabaroot, il gruppo di hacker che lunedì sera ha diffuso su Telegram i nomi di decine di migliaia di agenti dei servizi segreti marocchini, insieme a molte informazioni sensibili. Date di nascita, numeri di matricola e anni di reclutamento, un database che, per alcuni nominativi, è corredato persino dei numeri di conti correnti. La Direzione generale di sorveglianza del territorio (Dgst) marocchina, in questi anni, è finita già in svariati scandali e al centro di rivelazioni giornalistiche – non ultime quelle del 2021 sull’impiego del sistema Pegasus per spiare 50 mila persone, incluso il presidente francese Emmanuel Macron – che ne hanno compromesso credibilità e autorevolezza. Ma l’hackeraggio compiuto ora da Jabaroot è a oggi la più grande breccia aperta tra i database dei servizi di sicurezza del paese nordafricano, uno dei guardiani dei confini esterni dell’Ue.
Lo svelamento di una mole impressionante di dati – si parla di milioni di file – per Jabaroot è un dono fatto a Madrid dopo il disastro di Ceuta di fine luglio, quando oltre settantamila migranti furono spinti nell’exclave spagnola con l’illusione di essere regolarizzati in territorio europeo. “E’ il grande dono per l’Europa, e soprattutto per la Spagna, da parte di Jabaroot. Ecco i nomi, le date di nascita e i numeri di identificazione di 70.000 agenti dei servizi segreti e di sicurezza marocchini che hanno operato in tutta Europa nelle più sporche attività di intelligence, come lo spionaggio, l’installazione di dispositivi di intercettazione e la corruzione di politici e imprenditori”.
L’accusa più grave fatta dagli hacker è che il governo marocchino, e in particolare i servizi della Dgst, fossero i veri registi dell’invasione di Ceuta, che ha causato la morte di 82 persone. Jabaroot fa il nome di Abdellatif Hammouchi, direttore dei servizi segreti, considerato l’uomo più potente del Marocco dopo re Mohammed VI. Gli hacker preannunciano per i prossimi giorni la diffusione di altri documenti ufficiali che confermerebbero il diretto coinvolgimento dei servizi segreti marocchini nei fatti di Ceuta. Documenti che scagionerebbero il re ma non il suo entourage, in particolare Fouad Ali el Himma, il principale consigliere del sovrano e una delle figure più influenti a palazzo. “Tutto è avvenuto con la conoscenza di un grande paese e di un altro stato fittizio”, recita la rivendicazione di Jabaroot, che allude a Stati Uniti e Israele.
I contorni complottisti sul coinvolgimento di paesi terzi nella tragedia di Ceuta, mescolati a informazioni verosimili come la diffusione dei nomi di migliaia di – presunti – agenti dei servizi, permettono a questo misterioso gruppo di hacker di andare a bersaglio: vere o no le informazioni diffuse, screditano uno dei servizi segreti africani più strutturati, con cui le agenzie occidentali collaborano attivamente. Lo stesso Hammouchi è ricevuto assiduamente a Parigi, Madrid e Washington e la Dgst è considerata una colonna portante della lotta al terrorismo in nord Africa e in Spagna.
Le falle nei sistemi di sicurezza della Dgst si erano già manifestate a ottobre dello scorso anno, quando Jabaroot aveva diffuso i dati dell’assistenza previdenziale e finanziari di migliaia di dipendenti statali, fomentando a loro volta le proteste organizzate da GenZ 212, un movimento giovanile della Generazione Z che accusava lo stato di corruzione e iniquità sociale nel paese. Su chi ci sia dietro a Jabaroot resta il mistero. Il governo marocchino ha sempre accusato l’Algeria, ma senza portare mai alcuna prova. Nel frattempo, nessun giornale di Rabat – dove il controllo dei servizi segreti e la repressione di qualsiasi forma di dissenso sono la spina dorsale del regno di Mohammed – ha riportato la notizia del più grande attacco cyber ai servizi segreti del paese. D’altra parte, nemmeno a Madrid o in qualsiasi altra capitale europea si è mai levato, finora, il ben che minimo sospetto sulla credibilità dei servizi marocchini.