Di quante sveglie ha bisogno l’Europa

Bisogna rispondere con più rapidità al comportamento “sconsiderato” di Putin, dice l’Ue dando solidarietà alla Germania. Il visto italiano di un sospettato per il fallito attentato a Lipsia e le sanzioni europee

2 SET 26
Ultimo aggiornamento: 17:39
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Foto Ap via LaPresse

Bruxelles. Il fallito attentato contro l’aeroporto di Lipsia e la decisione della Germania di attribuire pubblicamente la responsabilità alla Russia hanno dato una scossa compattante ai leader europei, che durante l’estate sembravano essersi assopiti di fronte alla minaccia rappresentata da Vladimir Putin. “Lipsia segna una nuova escalation sul suolo europeo”, ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: la moltiplicazione degli attacchi ibridi “è la nuova normalità (…) e questo significa essere pronti a rispondere al comportamento sconsiderato della Russia in modo più rapido ed efficace”.
I ministri degli Esteri dell’Ue, a Dublino per una riunione informale, hanno espresso la loro solidarietà alla Germania e promesso nuove sanzioni e sostegno all’Ucraina. Putin “deve comprendere che la strada della soluzione militare – il tentativo di imporre le proprie pretese con la forza e anche attraverso mezzi ibridi – è fallita”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. “Se la Russia pensa che la minaccia ci dividerà, o che ci dissuaderà dal sostenere l’Ucraina, si sbaglia. La nostra unità è incrollabile”, ha assicurato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, incontrando von der Leyen.
La presidente della Commissione ha annunciato che Kyiv ha chiesto di usare una parte del prestito da 90 miliardi dell’Ue per acquistare intercettori Patriot. “Gli stati membri stanno attualmente esaminando la richiesta dell’Ucraina, ma posso affermare che sta andando nella direzione giusta”. L’incapacità della Nato e dell’Ue di garantire a Kyiv gli intercettori necessari a proteggersi dai missili balistici russi è un esempio del torpore in cui sono caduti gli europei da alcuni mesi. Martedì i ministri della Difesa di Grecia e Spagna hanno rigettato la richiesta dell’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, di fornire gli intercettori Patriot che giacciono nei loro magazzini.
“Questi attacchi ibridi in tutta Europa credo che siano anche una sveglia per i paesi che non sono stati abbastanza decisi”, ha detto ieri Kallas prima della riunione con i ministri degli Esteri. L’attacco fallito di Lipsia “ha tutti i tratti distintivi del terrorismo di stato. La questione è: cosa facciamo al riguardo?”. Prima della pausa estiva l’Ue ha adottato il ventunesimo pacchetto di sanzioni, ma diversi divieti sono stati tolti o edulcorati per andare incontro alle richieste di alcuni stati membri, determinati a preservare i loro vantaggi economici: l’importazione di merluzzo per l’opposizione di Germania e Portogallo, il trasporto di gas naturale liquefatto per la resistenza della Grecia, la concessione di visti per i combattenti russi per le obiezioni di Italia e Francia. L’attacco a Lipsia dovrebbe imprimere nuova urgenza alla Commissione almeno sulla stretta ai visti, dato che uno degli operativi russi è entrato nell’area Schengen grazie a un visto turistico rilasciato dall’Italia. La Polonia, i paesi nordici e i baltici da mesi fanno campagna per imporre restrizioni anche ai visti turistici, avvertendo dei rischi di sicurezza per l’Ue dovuti all’ingresso di centinaia di migliaia di russi grazie ai visti di Francia, Italia e Spagna.
Le crescenti difficoltà dell’Ue a trovare un accordo sui pacchetti di sanzioni hanno spinto Kallas a cambiare strategia. Invece di proporre grossi pacchetti incentrati su misure economiche, l’Alto rappresentante sta optando per misure mirate contro individui ed entità da inserire nella lista nera dell’Ue. Durante l’estate è stata preparata una proposta con 1.600 nomi legati all’industria militare russa. Altri mini-pacchetti sono in corso di negoziato tra i ventisette: entro fine mese 27 individui ed entità saranno sanzionati per la deportazione forzata e l’indottrinamento dei bambini ucraini. Ma l’efficacia delle liste nere dell’Ue è limitata rispetto ai grandi pacchetti di sanzioni. Prima della riunione di Dublino, i ministri degli Esteri di Svezia, Polonia, Paesi Bassi e Spagna avevano scritto una lettera per chiedere di “esplorare nuove opzioni” per usare gli oltre 200 miliardi di euro di attivi russi immobilizzati dalle sanzioni del 2022. Il loro uso “non è solo uno strumento importante per rafforzare il nostro sostegno per l’Ucraina, ma anche un potente strumento per aumentare la pressione sulla Russia”, avevano scritto i quattro. Il Belgio, dove gli attivi russi sono immobilizzati, dopo aver messo il veto a dicembre, continua a opporsi. La speranza di alcuni diplomatici è che Euroclear, la società belga dove sono depositati gli attivi russi, voglia finalmente disfarsene, spingendo il Belgio al trasferimento in un’apposita società finanziaria creata dall’Ue.