La Germania accusa Mosca per l’attacco a Lipsia. I precedenti e gli ordigni nel Brandeburgo

Droni esplosivi, sabotaggi alle centrali, disinformazione: il governo Merz attribuisce alla Russia una campagna quotidiana contro la Germania. E Berlino chiude il consolato di Monaco e rafforza la protezione delle infrastrutture critiche. Stretta sulla sicurezza
1 SET 26
Ultimo aggiornamento: 17:27
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Drone esplosivo trovato nei pressi di un aereo ucraino all’aeroporto di Lipsia (LePresse)

Berlino. Misura e fermezza, rassicurazioni ma anche l’uso ripetuto della parola “rischio” e del termine “attacchi”. Il governo tedesco ha apertamente accusato la Russia di aver mosso una guerra ibrida contro la Germania, “colpevole” di sostenere l’Ucraina nella sua difesa. E due ministri del cancelliere Friedrich Merz hanno annunciato contromisure. Il drone carico di esplosivo trovato all’aeroporto di Lipsia lo scorso 4 agosto accanto a un Antonov ucraino (e due altri droni saranno rinvenuti nelle vicinanze ore dopo)? Attribuibile a Mosca, ha affermato in conferenza stampa il responsabile degli Interni Alexander Dobrindt, spiegando che la mano russa sarebbe dietro a tanti altri atti “di destabilizzazione e disinformazione di cui è vittima anche il resto dell’Europa”. Europa, che, assicura Dobrindt, è compatta al fianco della Germania.
“Non ci faremo intimidire, non verrà incrinata la nostra coesione sociale, non verrà meno il sostengo all’Ucraina”, gli ha fatto eco il responsabile degli Esteri Johann Wadephul, ricordando una volta ancora che Berlino lavora per mettere fine al conflitto russo-ucraino. D’accordo i due ministri, entrambi nel ruolo del poliziotto buono e di quello cattivo. “La Germania resta un paese sicuro” ma “gli attacchi non sono finiti” e “riteniamo che la Russia intenda causare grossi danni”. Niente allarmismi, eppure “i fatti di Lipsia confermano che viviamo una situazione ad alto rischio”. Da cui le contromisure definite dai due uomini di Merz “equilibrate e opportune visto che non siamo in guerra ma siamo comunque obiettivi di attacchi quotidiani”. La scelta, spiegano, è obbligata: a Lipsia tutto portava alla Russia: “Il personale, il materiale tecnico, le modalità di esecuzione”.
Wadephul ha dunque convocato l’ambasciatore russo a Berlino per spiegargli la decisione di chiudere il consolato generale di Russia a Monaco di Baviera, l’ultimo ancora aperto (ce n’erano cinque attivi prima dell’invasione russa dell’Ucraina). Verrà chiusa anche la Russisches Haus Berlin, un centro culturale nel cuore della capitale tedesca considerato, di fatto, un covo di spie. Questo sul piano diplomatico. Da parte sua Dobrindt ha annunciato più sorveglianza, personale e risorse per polizia e servizi di intelligence al fine di meglio tutelare gli aeroporti, le stazioni e le infrastrutture critiche della Repubblica federale. Come, per esempio, la centrale energetica di Turnow-Preilack (100 chilometri a sud di Berlino) dove proprio ieri, nel giorno della conferenza stampa annunciata da diversi giorni sulle misure per contenere la minaccia russa, sono stati rinvenuti alcuni ordigni esplosivi. E ancora si cercano gli esecutori dei due mega-sabotaggi a due centrali elettriche di Berlino del settembre 2025 e del gennaio 2026. L’ultimo lasciò 100 mila persone al buio e al gelo per quattro giorni.