Esteri
Il disegno europeo •
I sei cantieri di von der Leyen per la reindustrializzazione. Parole e fatti
Al ritorno dopo la pausa estiva, la presidente della Commissione ha indicato il percorso da seguire per fermare il declino della competitività. Sulle orme di Mario Draghi
28 AGO 26

Foto ANSA
Bruxelles. Nel suo primo discorso dopo la pausa estiva, Ursula von der Leyen si è mostrata determinata a imprimere una svolta industrialista alla politica della sua Commissione. “Mario Draghi ha tracciato la via. Seguendo le sue orme, la nostra ambizione è chiara: fare dell’Europa un continente che produce, investe e protegge” e “rimettere la capacità industriale al centro delle nostre azioni”, ha detto ieri von der Leyen davanti a una platea di industriali a Parigi. Come a voler rassicurare gli scettici, che constatano il ritardo della Commissione nella messa in opera delle raccomandazioni del rapporto Draghi. Quasi a voler rispondere alla creazione del nuovo think tank di cui l’ex presidente della Banca centrale europea ed ex primo ministro italiano è co-presidente, il cui obiettivo è invertire il declino della competitività dell’Unione europea. Dentro la Commissione il “Gruppo del Reno” – con Patrick Collison, l’amministratore delegato di Strike, come altro co-presidente e l’economista Luis Garicano come direttore esecutivo – ha creato un certo imbarazzo. Secondo il “Draghi Watch” – un osservatorio che monitora l’attuazione del suo rapporto – 60 raccomandazioni sono state implementate, 98 solo parzialmente, 225 sono ancora alla fase iniziale. Von der Leyen ha riconosciuto che “la Francia ha ampiamente contribuito” a un cambio di rotta rispetto all’ortodossia economica passata della Commissione. Ma, pur mostrando grande volontà, von der Leyen ha parlato di sei cantieri che sono già stati aperti.
Il primo cantiere di von der Leyen per rilanciare l’industria europea è quello della concorrenza sleale, in particolare della Cina. La presidente della Commissione ha ribadito la volontà di continuare a dialogare con Pechino, ma a condizione che produca “risultati”. Se il dialogo non funziona, “dobbiamo essere pronti a utilizzare pienamente i nostri strumenti” di difesa commerciale, ha detto von der Leyen. Il secondo cantiere è quello del finanziamento delle imprese, perché “l’Europa non manca né di tecnologie né di risparmio. Ciò che manca è la capacità di far crescere le sue imprese”. Secondo von der Leyen, l’Unione del risparmio e degli investimenti può “liberare fino a 470 miliardi di euro di investimenti supplementari”. Il terzo cantiere è il completamento del Mercato unico nei settori dei servizi, dell’energia, delle telecomunicazioni, della finanza e del digitale. La soluzione: il 28esimo regime per le imprese, regole sulle concentrazioni meno rigide per facilitare le acquisizioni e preferenza europea negli appalti pubblici.
Il quarto cantiere è quello dell’energia. La presidente della Commissione ha confermato la sua volontà di accelerare sull’elettrificazione, ma ha anche riconosciuto che non si può chiedere alle imprese “di passare all’elettricità quando questa costa in media quasi tre volte più del gas”. Oltre alle recenti proposte per garantire più quote di emissione Ets, von der Leyen vuole intervenire sulla fiscalità per fare in modo che l’elettricità non possa essere tassata più del gas. Il quinto cantiere è quello dell’Intelligenza artificiale, perché “l’Europa non può dipendere da altre potenze per le tecnologie che faranno funzionare le sue imprese, le sue infrastrutture e i suoi servizi”. Lo slogan di von der Leyen è “produrre e diffondere” l’IA. Ma non ha spiegato come intende recuperare il ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina. Il sesto cantiere è la diversificazione degli accordi di libero scambio per rispondere ai dazi di Trump e rendere più sicure le catene di approvvigionamento. Mercosur, India, Australia: è forse l’unico cantiere nel quale il lavoro di von der Leyen ha dato risultati concreti.