Esteri
L'analisi •
Paletti e confini a sinistra nel dibattito migratorio in Spagna
La crisi di Ceuta fa emergere il malessere anche dentro il campo progressista: socialisti e alleati del Psoe criticano la gestione dell'emergenza e tornano a interrogarsi sull'immigrazione. Ma tra elezioni sempre più difficili e il timore di cadere insieme a Sánchez, a sinistra molti continuano a borbottare
20 AGO 26

Foto LaPresse
Lisbona. Da tempo qualche voce critica nel Partito socialista spagnolo (Psoe) chiede di anticipare le legislative rispetto alle amministrative per salvare la "fanteria" dei sindaci (felice espressione di Felipe González, storico leader e premier socialista). Se, come previsto dal normale calendario elettorale 2027, si andasse al voto prima nei comuni e solo dopo si rinnovasse il parlamento, sarebbe una débâcle città per città, da quartiere a quartiere. Timori che molti sondaggi sembrano confermare.
La crisi di Ceuta pare destinata a portare maggiormente alla luce lo scollamento fra chi amministra le città e chi governa la nazione, perché a criticare duramente il governo per come sta gestendo l'emergenza non c'è solo il sindaco Juan Jesús Vivas, del Partito popolare. "Sono d'accordo con lui sul fatto che il governo abbia agito in ritardo, e voglio esprimergli il mio sostegno perché non si tratta di una questione di colore politico", ha dichiarato Melchor León, vicepresidente socialista del Consiglio comunale di Ceuta. Anche León, come i tanti che qualche giorno fa manifestavano in piazza, chiede le dimissioni del delegato di governo, rappresentante dell'esecutivo nazionale sul territorio della comunità autonoma. La crisi ha ridato voce e protagonismo anche a ReActiva, corrente critica nata all'interno del Psoe agli inizi di giugno.
Fin dalla prima riunione, ReActiva chiede elezioni anticipate, ma soprattutto primarie per rinnovare la dirigenza. In questi giorni i militanti critici hanno scritto una lettera aperta. "Non condividiamo", affermano, "il modo in cui la destra sfrutta questa crisi per invocare chiusure ed esclusione, ma non possiamo nemmeno ignorare che, in sostanza, puntano il dito su ciò che denunciamo anche noi: fornire spiegazioni in ritardo e attribuire la colpa solo all'esterno non significa rendere conto del proprio operato, significa gestire l'immagine anziché il problema". Parole dure, ma soppesate con cura. Come quando si chiede "sicurezza rispettosa dei diritti e gestione ordinata delle frontiere", poiché, "se non si occupa questo spazio con onestà, altri lo occuperanno con cinismo". Insomma, l'ultima valanga migratoria sembra aver messo la Spagna di fronte all'insufficienza della dicotomia tra cinismo e "buenismo" (italianismo che gli spagnoli hanno importato dal nostro lessico politico), poco utile a capire e risolvere quanto accaduto a Ceuta. E qualche voce non banale si alza anche dall'estrema sinistra, quando non si sceglie di parlare di tardo-post-colonialismo e altre questioni accademiche.
"Il Marocco ha commesso un'azione criminale, bisogna ripensare tutto", ha detto Antonio Maíllo in una recente intervista a El País. Maíllo è il coordinatore nazionale di Izquierda Unida (Iu), un comunista andaluso, proveniente dunque da una regione geograficamente in prima linea sul fronte migratorio. Lo scorso maggio era il candidato alla presidenza regionale dell'Andalusia, appuntamento elettorale che ha rappresentato un'altra batosta sia per il Psoe, sia per la coalizione di Maíllo, che sotto un'unica sigla univa Iu, Sumar e Podemos.
Su Ceuta, spiega, il messaggio del governo è stato contraddittorio. "Se si dice che vi è stata una violazione dell'integrità territoriale, non si può non convocare il Consiglio nazionale di sicurezza o istituire un comitato di crisi". Va aggiunto che l'autodeterminazione del popolo Sahrawi, che Sánchez ha accantonato in nome dei buoni rapporti con Rabat, è una bandiera storica delle sinistre spagnole. La legge che concederebbe la nazionalità ai nati nel Sahara occidentale durante l'amministrazione coloniale di Madrid è un'iniziativa che parte da Sumar, è stata approvata in Commissione giustizia a luglio e verrà votata in plenario a settembre. Se n'è parlato in queste settimane come uno dei gesti che potrebbero aver irritato le autorità marocchine. Ma da tempo, ormai, gli alleati a sinistra del Psoe borbottano e poi ingoiano un rospo dietro l'altro, timorosi di cadere insieme a Sánchez.
Colpisce, per esempio, lo scarso protagonismo di Irene Montero in questi giorni. Solo pochi mesi fa, durante un'altra disastrosa campagna elettorale in Aragona, l'ex ministra e fondatrice di Podemos aveva urlato alle "persone migranti e razzializzate" di venire in Spagna e non lasciare gli spagnoli soli in mezzo a tanti fascisti. Il desiderio pare essersi avverato quest'estate. C'è da scommettere che certe frasi torneranno nelle prossime campagne elettorali, sventolate dai cinici contro i buonisti nel solito derby.

