Esteri
Il caso •
Sánchez dice: con il Marocco tutto bene. Rabat non la pensa così
Dopo la crisi di Ceuta, il governo spagnolo sostiene che "i rapporto con il Marocco sono nella loro fase migliore". Ma fonti diplomatiche e analisti indipendenti chiedono un cambio di tono, se non proprio una marcia indietro dopo anni di pressione migratorie
18 AGO 26

Foto LaPresse
Lisbona. “I rapporti con il Marocco sono nella loro fase migliore”, si legge negli obiettivi strategici di politica estera redatti dal governo spagnolo l’anno scorso. La frase è citata in un articolo di lunedì del quotidiano El País, nel quale si spiega che Madrid non intende rivedere nulla della sua politica con Rabat. La crisi di Ceuta è colpa delle mafie, non ci sono prove della complicità delle autorità marocchine, mentre risulta evidente che la loro collaborazione è stata preziosa per risolvere la crisi in poche ore. Questa, in sostanza, la linea ufficiale del governo. Ma è isolato, e non solo per le ovvie critiche delle opposizioni di destra e sinistra (l’amicizia con il Marocco a spese del popolo sahrawi piace poco a molti alleati di Pedro Sánchez). El País cita fonti diplomatiche e analisti indipendenti che chiedono perlomeno un cambio di tono, se non proprio una marcia indietro. “Perejil ci ha dato vent’anni di tranquillità”, dice Jorge Dezcallar, ex ambasciatore a Rabat ed ex capo dei servizi segreti spagnoli. Si riferisce alla surreale contesa per un isolotto disabitato nello stretto di Gibilterra.
Nel 2002 le truppe marocchine lo occuparono e il governo del Partito popolare (con Aznar premier) inviò i soldati. I marocchini si ritirarono. Negli ultimi anni, invece, Madrid ha incassato solo umiliazioni. La crisi del maggio 2021 è tornata prepotentemente sui giornali di mezzo mondo: la Spagna accolse in un suo ospedale Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario per l’indipendenza del Sahara occidentale, territorio occupato dal Marocco nel 1975, durante l’agonia di Franco e del suo regime. La risposta di Rabat fu una valanga di migranti a Ceuta. Ancora oggi i numeri oscillano fra gli 8 e i 12 mila, ma rispetto agli 80 mila del 30 luglio scorso è stato un antipastino leggero. Quella mossa del Marocco risulta subito vincente. Già a luglio del 2021 Arancha González Laya, la ministra degli Esteri che aveva accolto Ghali e rivendicato il gesto per motivi umanitari, viene esonerata e sostituita con l’attuale José Manuel Albares, già ambasciatore a Parigi e notoriamente più vicino alla linea franco-marocchina sul Sahara occidentale. Secondo un giornalista esperto di questioni marocchine come Ignacio Cembrero, fu proprio il Marocco a chiedere la testa della ministra, che la Procura di Saragozza arrivò financo a indagare per aver permesso l’ingresso illegale del leader sahrawi. Nel 2022, inoltre, Madrid abbandona la sua storica neutralità sul Sahara occidentale per sostenere ufficialmente la sovranità marocchina. La mossa provoca una crisi con la vicina Algeria, rivale del Marocco, e il nuovo attacco a Ceuta arriva pochi giorni dopo il viaggio di Sánchez ad Algeri, dove faticosamente la diplomazia spagnola aveva ricucito i rapporti con chi fornisce alla Spagna 1/3 del suo fabbisogno di gas.
Certo ogni motivazione, in sé, sembra insufficiente a determinare un rapporto di causa-effetto sui fatti del 30 luglio. Però nell’ultimo fine settimana il Marocco ha dimostrato di saper controllare le frontiere respingendo centinaia di immigrati. In Spagna qualcuno dice che è stata solo una messa in scena fatta con gli stranieri subsahariani che stanziano sulle colline intorno a Ceuta, in attesa di tempi migliori. L’espulsione dei giornalisti della tv statale spagnola e dell’agenzia Efe non depone a favore della trasparenza dell’operazione di Ferragosto. Sempre Ignacio Cembrero, in un’intervista recente su un canale YouTube dedicato all’analisi geopolitica e militare (“Cosas Militares”), ricorda che Rabat aspetta da Madrid altri gesti importanti, per esempio l’avvio di servizi consolari nel Sahara occupato (Parigi lo sta già facendo), oppure il controllo dello spazio aereo civile sulla regione (ancora a carico degli spagnoli, dalle Canarie). L’intervista risale a prima dell’ultima crisi e perfino un esperto come Cembrero sbaglia le previsioni quando dice che la Spagna ha comunque comprato quattro anni di pace con il Marocco includendolo nell’organizzazione del Mondiale di calcio 2030. Oggi sappiamo che niente di tutto ciò è bastato a fare la pace. Forse il re Mohammed VI sente di poter ottenere di più da questo governo agli sgoccioli, mentre il prossimo avrà un’altra tempra, visto che i sondaggi danno la vittoria al partito che a Perejil mandò l’esercito, per giunta coadiuvato dai nazionalisti di Vox. Nella speranza che anche le profezie funeste risultino sbagliate, ci sono motivi per prevedere confronti ben più muscolari dalle parti delle Colonne d’Ercole.