I sauditi partecipano a un raid anti iraniano assieme agli americani. La “pausa” isterica

Le milizie filosciite irachene avevano lanciato per due giorni di fila i loro droni contro i siti petroliferi sauditi, e Riad aveva già detto a Baghdad di fare in modo di non trasformare il suo paese nella rampa di lancio di questi attacchi, altrimenti ne avrebbe subìto le conseguenze. Così è stato

29 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 18:08
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Foto Ap, via LaPresse

L’Arabia Saudita si è unita agli Stati Uniti per attaccare le milizie filosciite in Iraq, strettamente legate alle Guardie della rivoluzione iraniane. Si tratta, secondo le dinamiche isteriche degli attacchi delle ultime settimane, di una risposta ai colpi lanciati da Teheran contro obiettivi americani in Giordania, “un attacco a sorpresa”, secondo il comando statunitense, visto che da tre giorni era stata di fatto avviata una nuova sospensione degli attacchi. I missili iraniani sono stati intercettati, ma poi c’è stato l’attacco americano-saudita in Iraq, che ha scatenato l’ira di Baghdad, che sta da cinque mesi – tanto è durata finora la guerra – tentando l’acrobazia di restare in buoni rapporti con tutti, anche con le milizie che prendono ordini dall’Iran operando in Iraq.
L’idea di sovranità è estremamente duttile in alcune parti del mondo e in alcune circostanze, così Baghdad denuncia la violazione della sovranità da parte dei sauditi e degli americani quando sul suo territorio ci sono milizie spesso incontrollabili che rispettano solo i diktat iraniani. Ma non si può troppo cavillare, in questo caos di sospensioni e riprese, e infatti la grande preoccupazione è proprio l’Arabia Saudita che interviene assieme agli americani per colpire obiettivi iraniani. Le milizie filosciite irachene avevano lanciato per due giorni di fila – nel momento della cosiddetta pausa – i loro droni contro i siti petroliferi sauditi, e Riad aveva già detto a Baghdad di fare in modo di non trasformare il suo paese nella rampa di lancio di questi attacchi, altrimenti ne avrebbe subìto le conseguenze. Così è stato, ma se si solleva lo sguardo, si vede che la pressione iraniana, tra lo Stretto di Hormuz e gli attacchi ai centri petroliferi, è ai limiti dell’accettabilità.
Teheran scommette sul logoramento dei paesi del Golfo e anche dell’alleanza con gli Stati Uniti, visto che l’Amministrazione Trump è riuscita a costruirsi una rete di sfiducia attorno a sé, e Riad ha più volte manifestato la propria insofferenza nei confronti di Washington e della mancata protezione. Ma poi ci sono alleanze imprescindibili che trovano il modo di funzionare ed è così che è accaduto tra i sauditi e gli americani dopo le centinaia di missili e droni lanciati dall’Iran e dai suoi alleati contro l’Arabia Saudita, dopo un’aggressività che non poteva più essere tollerata, e Riad non lo ha fatto. Anche perché ha piani a lungo termine, e non lascerà che a ridisegnare il medio oriente ci sia qualcuno che non abbia qualche dipendenza con la casa reale saudita.