L’Iran vuole usare gli houthi, ma in Yemen le sue risorse sono limitate

Teheran avrebbe già chiesto al gruppo yemenita di prepararsi a eventuali operazioni di contrattacco. Ma la monarchia saudita vuole impedire una nuova guerra nel Golfo: “Un conflitto aperto potrebbe metterebbe a rischio infrastrutture energetiche, investimenti stranieri e tutti i grandi progetti turistici e industriali", dice il ricercatore Ari Heistein (JISS)

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Foto Ansa

Tel Aviv. “Più sulla convenienza reciproca che sulla fiducia. La tregua si regge, infatti, non su un impegno formale, bensì su una convergenza di interessi. Stati Uniti e Iran hanno concluso che mantenere uno status quo conviene più di una ripresa del conflitto”, commenta al Foglio Ari Heistein, ricercatore presso il Jerusalem Institute for Strategy and Security (JISS). Nello Yemen invece il gruppo sciita degli houti in questi giorni potrebbe giocare un ruolo cruciale, per via della sua posizione sul Mar Rosso: “Se Hormuz costituisce il cancello orientale del commercio petrolifero del Golfo, Bab el Mandeb – controllato militarmente dagli houthi – rappresenta quello occidentale, collegando il Mar Rosso al Canale di Suez”.
In questo quadro geopolitico, emerge con forza anche il ruolo dell’Arabia Saudita, il cui intervento militare contro il gruppo sciita tra il 2015 e il 2022 si è dimostrato molto più lungo e complesso di quanto si sarebbero mai immaginati i sauditi. Se fino a pochi anni fa Riad rappresentava il principale avversario regionale dell’Iran e degli houti oggi la monarchia saudita vuole impedire una nuova guerra nel Golfo, poiché potrebbe compromettere il successo del piano “Vision 2030”, con cui Mohammed bin Salman punta a trasformare l’economia saudita, riducendone la dipendenza dal petrolio: “Un conflitto aperto potrebbe metterebbe a rischio infrastrutture energetiche, investimenti stranieri e tutti i grandi progetti turistici e industriali. Oltre a compromettere l’immagine di affidabilità che il regno cerca di costruire. E’ quindi nel totale interesse saudita mantenere aperti sia Hormuz sia il Mar Rosso, evitando che l’intera regione torni a essere percepita come teatro di guerra”.
Secondo Heistein, Teheran avrebbe già chiesto agli houthi di prepararsi a eventuali operazioni di contrattacco, qualora gli Stati Uniti colpissero infrastrutture energetiche iraniane, trasformando il gruppo yemenita in una carta strategica della deterrenza iraniana. Spiega l’analista che dopo anni di guerra contro gli houthi, Riad sa che una loro riattivazione riporterebbe il conflitto direttamente ai propri confini, e metterebbe nuovamente sotto tiro impianti petroliferi, aeroporti e infrastrutture strategiche: “Gli houthi sono frustrati dal rifiuto di Riad di accogliere le loro principali richieste: l’erogazione di miliardi di dollari e la revoca delle restrizioni alle importazioni. Ma sono anche consapevoli che un’escalation militare non aiuterebbe la loro situazione economica già in profonda crisi e che, anzi, rischierebbe di accelerarne il collasso. Dal canto loro, i sauditi non vedono alcun motivo per affrettarsi a siglare un accordo che comporterebbe il trasferimento di miliardi di dollari a un’organizzazione terroristica insediata alle proprie frontiere. La retorica sempre più aggressiva di Abdulmalik al Houthi – continua Heistein – può essere quindi interpretata in due modi: preparare la popolazione a una nuova guerra oppure, più probabilmente, cercare di alimentare la percezione che l’Arabia Saudita sia sull’orlo di un nuovo conflitto. Questa minaccia rappresenterebbe il principale strumento di pressione per ottenere concessioni da Riad. Tuttavia, questa strategia di breve periodo poggia su basi fragili, poiché i sauditi sono ben consapevoli della debolezza interna agli houthi, specie negli ultimi mesi, con il deterioramento dei rapporti con molte delle tribù dello Yemen settentrionale”.
Non è mai stata una questione limitata a Hormuz, per questo fra le richieste iniziali della guerra contro l’Iran c’era anche da parte americana quella di mettere fine alla rete di alleanze che lega il regime iraniano a gruppi come gli houthi, o Hezbollah, che Teheran usa per tutelare i suoi interessi. In questo momento, i sauditi che hanno spinto per la tregua, sono di nuovo in allerta di fronte a un Iran percepito come un grande problema regionale.