Esteri
Le ombre del Novecento •
Tornano sulla Germania i fantasmi del passato nazista e comunista
Nel Brandeburgo emergono vecchi legami con la Stasi tra alcuni deputati regionali, soprattutto dell’AfD; a Karlsruhe, invece, una ricerca mostra quanto il passato nazista pesò anche sulla nascita della Corte costituzionale
29 MAG 26

La Porta di Brandeburgo a Berlino (foto LaPresse)
Berlino. A volte ritornano. E a volte ritornano tutti insieme. Sono i fantasmi del tragico passato politico della Germania nelle sue peggiori declinazioni del Novecento. Prima il mostro nazista (1933-1945) in tutti i territori della tormentata Repubblica di Weimar figlia dello sconfitto Reich guglielmino; e poi la prigione del socialismo reale chiamata Repubblica democratica tedesca (1949-1990) nei territori occupati dall’Unione sovietica alla fine della Seconda guerra mondiale. Due regimi molto diversi – di breve durata ma capace di mettere a fuoco l’Europa intera, totalitario, espansionista e genocidario il primo; ultraquarantennale, poliziesco e paranoico il secondo – delle cui tracce la Repubblica federale tedesca porta ancora i segni. Nel caso del Terzo Reich il rapporto è ormai affidato alla storia: 81 anni dopo il 1945, le scorie del nazismo sono negli archivi, non nelle persone. Diverso il caso della Ddr collassata su se stessa sotto le spallate congiunte di Helmut Kohl, Ronald Reagan e papa Woitilja “solo” 36 anni fa. Giorni fa Maria Nooke, incaricata del Brandeburgo di indagare a fondo la “dittatura comunista” – così ne parlano i tedeschi – ha consegnato al Parlamento regionale (Landtag) la relazione finale sull’indagine condotta sui deputati al Landtag in merito alla loro collaborazione con la Stasi della Ddr. Sulla base dei documenti d’archivio dell’ apparato di polizia segreta tedesco orientale ben cinque rappresentanti regionali sono stati indicati come legati in passato alla Stasi e, sorpresa, quattro di questi appartengono al gruppo parlamentare del partito sovranista AfD.
E a ben pensarci non dovrebbe essere poi così sorprendente se si considera da un lato che la Stasi era diffusa capillarmente in Germania est e dall’altro che non solo oggi l’AfD è il partito più diffuso nell’est tedesco ma soprattutto che la formazione deve gran parte della sua forza al fatto di aver riportato al voto tanti cittadini che si erano tenuti alla larga dalla vita politica della Germania riunificata. Fra i “menzionati”, riferisce Rbb, ci sarebbe Peter Drenske (classe 960), il cui nome era già apparso in un analogo rapporto di verifica del 2022. Secondo la sua dichiarazione di allora, Drenske avrebbe sempre parlato apertamente dei tre anni di servizio presso il reggimento di guardia del Ministerium für Staatssicherheit, il ministero “per la sicurezza dello stato”. “Pizzicato” anche il deputato sovranista Roman Kuffert, nato nel 1959, che secondo il rapporto di Nooke sarebbe stato registrato per quattro settimane come collaboratore non ufficiale della Sicurezza di stato. Kuffert, che scappò dalla Ddr nel 1980, aveva già spiegato alla stampa che all’epoca della collaborazione aveva fornito consapevolmente informazioni false alla Stasi e che la sua attività sarebbe servita a nascondere i preparativi per la fuga. Una nuova menzione nel rapporto è quella poi per il deputato dell’AfD Jean-René Adam (classe 1964), che a Rrb ha spiegato di non essere mai stato un collaboratore non ufficiale della Stasi ma solo della Polizia criminale e che lui non avrebbe denunciato nessuno, interrompendo lui stesso la collaborazione. Meno male. Dennis Hohloch, segretario parlamentare del gruppo AfD nel Landtag, ha dichiarato che finora non si vede alcuna necessità di intervenire. “Vedremo però cosa uscirà ancora dal rapporto”.
Puntato sul passato nazista è invece lo studio sulla Corte costituzionale tedesca, commissionato anni fa dalla stessa Corte – i tedeschi sono molto autoanalitici. Quando la Corte fu fondata nel 1951, molti, scrive Ard che ha letto il rapporto, la consideravano il simbolo di un nuovo inizio per la neonata Repubblica federale, l’organo deputato a garantire il nuovo ordine democratico. Quell’anno dovevano essere coperti 24 posti di giudice. Nella selezione dei candidati, circa il 60 per cento dichiarò nei questionari di essere stato perseguitato durante il periodo nazista. Dichiarazioni in gran parte false, ha spiegato la storica Eva Balz, coautrice dello studio. Peggio ancora, dei primi 24 giudici, tre erano ex membri del partito nazista e cinque ex membri delle SA. Due su tutti i casi. Quello di Willi Geiger, che divenne giudice costituzionale nonostante un passato da giudice nazista (aveva fatto condannare a morte un 18enne polacco “colpevole” di aver amato una giovane donna ariana) e quello di Hermann Höpker-Aschoff, primo presidente della Corte di Karlsruhe nonostante il suo coinvolgimento per pochissimi anni nell’Haupttreuhandstelle Ost, l’ente coinvolto nello sfruttamento economico dei territori occupati e determinante nell’espropriazione della popolazione ebraica.
