Esteri
Violenza religiosa •
Le stragi islamiste che colpiscono i cristiani d’Africa
Da Cabo Delgado alla Nigeria, le milizie continuano a colpire comunità cristiane, chiese, missioni e civili. In nove anni, in Mozambico, si contano migliaia di morti e oltre un milione di sfollati
5 MAG 26

Soldati nella regione di Cabo Delgado in Mozambico (LaPresse)
Il 30 aprile scorso, un gruppo di miliziani armati legati allo Stato islamico ha fatto irruzione nella parrocchia di san Luigi di Monfort a Meza, nella regione di Cabo Delgado in Mozambico, e hanno distrutto tutto quello che si trovavano davanti. A darne notizia è stata Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). La chiesa, gli uffici e la residenza dei missionari sono stati dati alle fiamme. L’asilo è stato vandalizzato. “E’ tutto distrutto, la parrocchia è ridotta in macerie. I civili sono stati catturati e costretti ad ascoltare discorsi di odio”, ha detto il vescovo di Pemba, mons. António Juliasse, aggiungendo che “per nove anni abbiamo visto gli insorti bruciare cappelle e chiese nella diocesi di Pemba, ma la fede del popolo di Dio non brucerà mai, ogni giorno viene ricostruita”.
La regione di Cabo Delgado è da anni teatro delle scorribande delle milizie jihadiste ma se inizialmente gli obiettivi erano prettamente militari e istituzionali, negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata sulle comunità cristiane. Le stime della persecuzione registrano – in nove anni – almeno 6.300 morti e più di un milione di sfollati (1,3 milioni secondo l’Onu). I cattolici morti perché cristiani, ha detto il vescovo, sono almeno trecento. Si tratta di catechisti, laici impegnati nelle attività pastorali, fedeli e anche una religiosa italiana, la comboniana Maria de Coppi, assassinata il 6 settembre del 2022 in un attacco fondamentalista ala missione di Chipene. Lo scorso settembre, come confermato da un’inchiesta di Newsweek corredata anche da foto, più di trenta cristiani erano stati decapitati dagli affiliati alla cosiddetta Provincia dello stato islamico del Mozambico. I bambini, rapiti, venivano prima indottrinati e poi “arruolati” come soldati. A fine agosto, Papa Leone XIV aveva espresso la sua “vicinanza alla popolazione di Cabo Delgado, vittima di una situazione di insicurezza e violenza che continua a provocare morti e sfollati”.
La situazione è critica in tutta l’Africa subsahariana, come dimostra la mattanza senza sosta in corso in Nigeria. Pochi giorni fa, nello stato di Adamawa, un gruppo armato anche in questo caso legato allo Stato islamico, ha provocato la morte di una trentina di persone, oltre a un numero imprecisato di feriti. Contemporaneamente, alcuni miliziani assaltavano un orfanotrofio a Lokoja, rapendo decine di bambini, alcuni dei quali poi liberati. L’attacco nello stato di Adamawa è stato rivendicato dagli stessi miliziani con un messaggio diffuso su Telegram.



