Gli Stati Uniti fermano sei navi. Come funziona il blocco navale a Hormuz

Dall'inizio del "blocco navale" imposto dal presidente americano Donald Trump al traffico marittimo in entrata e in uscita da tutti i porti iraniani, le Forze armate statunitensi avrebbero intimato ad almeno sei navi di fermarsi e tornare indietro. Gli effetti sullo Stretto

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15 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:10 AM
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Dall'inizio del "blocco navale" imposto dal presidente americano Donald Trump al traffico marittimo in entrata e in uscita da tutti i porti iraniani, le Forze armate statunitensi avrebbero intimato ad almeno sei navi di fermarsi e tornare indietro. Il blocco è entrato in vigore lunedì, dopo il fallimento di domenica dei negoziati ospitati dal Pakistan: all'inizio Trump aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero bloccato il tentativo di “qualsiasi nave” di “entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz", poi il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha ridimensionato il concetto di “blocco”, che si riferisce esclusivamente all’intera costa iraniana e “non ostacolerà il transito neutrale attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”, cioè verso i porti del Golfo. 
Ventiquattro ore dopo, il Centcom ha pubblicato su X il primo resoconto ufficiale: nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense,  che è applicato in modo "imparziale" nei confronti di navi di tutte le nazionalità che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Arabico e sul Golfo dell'Oman. Alla "missione" sono impiegati oltre 10.000 marinai, fanti di marina e aviatori statunitensi, insieme a "oltre una dozzina di navi da guerra e decine di aerei", scrive il Centcom.
Secondo il manuale del comandante della Marina statunitense  sulle leggi relative alle operazioni navali del 2022, un blocco navale è "un'operazione bellicosa volta a impedire a navi e/o aeromobili di tutti gli stati, nemici e neutrali, di entrare o uscire da porti, aeroporti o zone costiere specificati appartenenti a, occupati da o sotto il controllo di uno stato nemico", e si divide in varie fasi. Gli Stati Uniti possono tracciare i movimenti delle navi mercantili con strumenti di sorveglianza, dati open-source e risorse militari mentre lasciano il Golfo Persico ed escono dallo Stretto di Hormuz. Nella prima fase viene emesso un avviso con cui una nave sospetta viene contattata e informata che si sta avvicinando a un'area bloccata, ordinandole di fermarsi. La nave può essere abbordata e perquisita e se sussistono "motivi ragionevoli" per ritenere che la nave stia violando il blocco, può essere catturata. Se oppone resistenza alla cattura, può essere attaccata. La portaerei USS Abraham Lincoln, posizionata all'estremità orientale del Golfo dell'Oman, potrebbe fungere da base operativa per gli abbordaggi, secondo il Wall Street Journal sarebbero almeno 15 le navi che potrebbero mandare elicotteri a supporto delle operazioni. I cacciatorpediniere lanciamissili posizionati nella regione prima dell'inizio dell'operazione Furia Epica potrebbero invece attaccare le petroliere che tentano di fuggire dal Golfo, e difendere dalle minacce aeree se l'Iran dovesse rispondere agli attacchi.
L’obiettivo del blocco è privare il regime delle sue entrate petrolifere, che rappresentano oltre il 50 per cento delle sue esportazioni, fare pressione sulle navi dirette ai porti iraniani per costringerlo a cedere sul nucleare e sulla riapertura dello Stretto prima che le sue riserve petrolifere si esauriscano. Secondo una stima, il blocco americano sullo Stretto costerebbe all'Iran circa 435 milioni di dollari al giorno, di cui 276 milioni di dollari in mancate esportazioni, principalmente di petrolio greggio e prodotti petrolchimici.  Dal 28 febbraio scorso, inizio dell’operazione israelo-americana, l’Iran ha però accumulato riserve ed esportato più petrolio del solito – le navi collegate a Teheran sono state tra le poche a continuare a navigare nello Stretto a ritmi simili a quelli dei primi attacchi – e prima di cedere alle minacce di Trump potrebbe resistere a un blocco navale per settimane, o addirittura mesi.
Un altro ostacolo è rappresentato dalla minaccia di risposta iraniana: dopo l'annuncio di Trump Teheran ha annunciato che avrebbe reagito in caso di minaccia ai suoi porti. Il timore che l’Iran possa attaccare le navi in risposta al blocco americano secondo gli analisti significa che finché Teheran non cederà alla riapertura dello Stretto, il numero di navi che lo attraversano rimarrà comunque basso. Secondo lo stesso presidente americano, sebbene la marina iraniana sia stata "completamente annientata", Teheran possiede ancora "navi d'attacco veloci".