L’Ungheria formato Péter Magyar

Il futuro primo ministro parla per oltre tre ore e gioca sempre la più potente delle sue carte: so tutto dell’orbanismo. La denuncia della minaccia russa, il diritto di difendersi dell’Ucraina e l’ossessione storica


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13 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:24 PM
Immagine di L’Ungheria formato Péter Magyar

Peter Magyar festeggia la vittoria alle elezioni parlamentari ungheresi (foto di Janos Kummer/Getty Images)

Budapest, dalla nostra inviata. Péter Magyar si è presentato al mondo. E’ arrivato davanti alla stampa e ci è rimasto per oltre tre ore. Un piccolo spettacolo, con un codice studiato per segnare la differenza fra il sistema vecchio e il sistema nuovo. I primi a porgli le domande sono stati i giornalisti ungheresi dei media indipendenti, una rivincita dovuta, un favore alle testate che in questi anni hanno combattuto al fianco del suo partito Tisza. Il vantaggio di Magyar è sempre stato semplice. Un po’ la freschezza, un po’ la giovinezza, un po’ la rabbia. La forza vera però gli è sempre venuta dal suo sapere tutto del suo avversario Viktor Orbán. E l’uomo che per tre ore ha parlato ai giornalisti, con le bandiere dell’Ungheria alle spalle per la prima volta dopo anni affiancate a quelle europee (diciotto ungheresi e due europee), ha voluto rimarcare ancora una volta il suo sapere tutto. Ogni mossa era studiata: Magyar non ama l’improvvisazione, deve essere ben preparato e vuole che anche i suoi collaboratori lo siano, si fida di pochissime persone, qualcuno lo definisce “paranoico”, qualcuno “esigente”. E’ sembrato studiato anche il momento in cui gli è stato porto un foglio bianco con un appunto sulla risposta che tutti, nella molto pettegola sfera della politica ungherese, si stavano facendo: che fine ha fatto il ministro degli Esteri ungherese, lo spifferatore del Cremlino, Péter Szijjártó? 
Il giorno dopo il voto tutti si domandavano perché Szijjártó non fosse comparso alle spalle di Orbán nel momento della sconfitta e Magyar ha voluto dare la risposta, mostrando che lui sa tanto, sa tutto. Ha preso il foglio, con un sorriso malizioso ha detto di conoscere dove fosse il ministro: nel suo ufficio a distruggere documenti sulla sua attività, come avveniva ai tempi del comunismo. E lo sapeva perché una fonte interna lo aveva riferito alla sua squadra. Il messaggio di Magyar è stato: so tutto, saprò sempre tutto, dentro a Fidesz gli scontenti sono molti e parlano. Il futuro primo ministro dell’Ungheria ha ottenuto centotrentotto seggi, la maggioranza dei due terzi necessaria a governare in modo stabile. Il risultato gli dà una legittimità forte ed è stato chiaro sin dall’inizio della serata che sarebbe servito a poco attendere fino al conteggio dell’ultimo voto per dichiarare il vincitore. Anche per Orbán non è stato necessario attendere, ha chiamato il suo sfidante e si è congratulato. Magyar ha raccontato la telefonata, sottolineando bene le sue conoscenze con il mondo di Fidesz. “Ho risposto ‘pronto, sono Magyar Péter’. E lui mi ha detto: ‘Pronto sono Orbán Viktor’”. I due si conoscono bene, presentarsi con nome e cognome – o meglio con cognome e nome, come usa in Ungheria – ha un effetto comico. “Gli ho detto che per me era un onore sedere al posto che era stato di Lajos Batthyány – la serata elettorale di Magyar era organizzata nella piazza intitolata al primo premier dell’Ungheria, nulla è casuale – gli ho detto che avremmo dovuto collaborare per il paese e lui ha concluso con ‘bene, buonanotte’”.
Magyar è ossessionato dalla storia, nei suoi discorsi fa citazioni continue, rimanda al Risorgimento ungherese e alla Rivoluzione del 1956. Ha voluto creare un racconto di continuità fra gli eventi eroici del paese e il presente. Nel mezzo ci sono le sfumature, le risposte non date fino in fondo, l’uso dell’orbanismo come freno per molte risposte rimaste eluse. La rottura non deve essere lo strappo e sul rapporto con Mosca ha detto che intende diversificare le forniture di petrolio e gas dell’Ungheria per una questione di sicurezza ed economia, ma non vuole rinunciare ai contratti con la Russia: “Ho sempre cercato di farlo capire a Fidesz: se compri arance da tre diversi paesi e scoppia una guerra, potrai continuare ad avere arance e a prezzi non folli”. La diversificazione libera anche dal ricatto e per il momento il Cremlino non si è congratulato con il futuro premier. Nelle pieghe delle sue parole, nei “non possiamo”, rimangono molte domande non risposte sull’Ucraina, anche se ha chiarito che l’Ucraina è un paese aggredito e nessuno potrà dirle quando firmare una pace e a quali condizioni. Non bloccherà il prestito dell’Ue all’Ucraina, ma non parteciperà perché l’Ungheria è in cattive condizioni economiche. Rimane contrario alla procedura veloce per l’ingresso di Kyiv nell’Ue. Magyar non soltanto viene da Fidesz, ma facendo avanti e indietro per l’Ungheria conosce bene il suo paese, conosce le sue convinzioni e ossessioni, in base alle quali ha giurato europeismo, ma garantendo sempre le priorità del suo paese. Ha lodato quasi tutti i leader europei, anche Giorgia Meloni, che ha definito capace di aver dato stabilità all’Italia. Magyar però guarda all’Europa centrale, in continuità con le sue passioni storiche.
Ieri è finito il tempo degli slogan. Budapest usciva da una notte di festeggiamenti fino all’alba, di grida catartiche, di bandiere sventolate fino a perdere la forza. La capitale del paese era presa da una ebbrezza liberatoria e giovane. Era irrefrenabile, incontenibile. Per strada le immagini di Magyar, diventato per tutti “Peti”, venivano portate come fossero stendardi o icone. In alcune vie del centro si vedeva svettare il volto del futuro primo ministro, ballare e ondeggiare. Queste elezioni hanno creato dei miti, dei cori, dei motti. Magyar è il principale punto di riferimento, seguìto dal capitano Szilveszter Pálinkás, uno dei militari che hanno contestato il governo di Orbán e la sua corruzione anche nelle Forze armate. Poi ci sono gli inni, come Orbanisztan, i simboli, come le bandiere del passato. Magyar ha avviato un cambiamento molto grande, l’Ungheria festeggia, sente di essersi svegliata, questa vittoria più che politica sembra sportiva. Per l’Europa, Budapest e il suo nuovo leader sono ancora tutti da conoscere.