Budapest si è svegliata. Immagini e suoni dalla festa per la vittoria di Magyar

La capitale è insonne, tutti ringraziano l'uomo che ha battuto Orbán, le sue foto vengono portate per le strade in processione. Si agitano bandiere e spuntano anche i simboli dell'Europa. La notte catartica dopo il voto 

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13 APR 26
Ultimo aggiornamento: 11:00 AM
Immagine di Budapest si è svegliata. Immagini e suoni dalla festa per la vittoria di Magyar

AP Photo/Petr David Josek

Budapest, dalla nostra inviata. Per molti è diventato “Peti”, Péter Magyar è l’immagine di un’Ungheria che cambia promettendo di rimanere fedele a se stessa. Al futuro primo ministro del paese è riuscito l’impossibile: non soltanto ha battuto Viktor Orbán, ma lo ha fatto guadagnando centotrentotto seggi sui centonovantanove totali, i due terzi per governare senza bisogno di alleanze. E’ una rivoluzione, Fidesz finisce nel cantuccio dell’opposizione con cinquantacinque mandati.
La notte dopo le elezioni a Budapest è insonne, è festa, grida, canti, alcol, musica. E’ giovanissima, vitale. Gli slogan di una campagna elettorale iperattiva vengono ripetuti con urla catartiche. Le bandiere si agitano, sono di vari tipi, gli stessi colori con vari adattamenti: il tricolore senza stemmi, il tricolore con la corona di Santo Stefano, il tricolore con un buco al centro, come accadeva nel 1956 quando gli ungheresi tolsero i simboli del comunismo dal loro vessillo e preferirono lasciarono un cerchio vuoto piuttosto che il marchio del regime. Anche qualche bandiera europea si fa largo fra i colori dell’Ungheria e da queste parti è una novità, una conoscenza da recuperare, dopo che Orbán l’aveva tolta anche dal Parlamento, sostituendola con il simbolo dei secleri, la minoranza ungherese in Transilvania.
Budapest ha iniziato a ballare da prima che le urne chiudessero, sembrava già una città sicura del risultato, che non vedeva l’ora di iniziare a fare festa, di salutare l’arrivo di una nuova epoca, che molti non sanno ancora come descrivere, come definire, per ora si limitano a ringraziare “Peti”. Non è questa notte il tempo giusto per trovare etichette e descrizioni, la notte dopo il voto si festeggia e si canta, si celebra la rottura dopo sedici anni salutando il passato a suon di urla “Mocskos Fidesz”, Fidesz corrotto.
Procedere per le strade è quasi impossibile, soltanto se si diventa parte del fiume umano e agitato si può andare avanti: la città è un corpo unico, chi non è parte di questo corpo, questa sera è rimasto a casa. I clacson delle macchine fermate dai pedoni battono a tempo gli slogan gridati da tutti. Anche i tranvieri o gli autisti degli autobus partecipano a questo moto di gioia e liberazione generale, anche se sono costretti a procedere a passo d’uomo. Molte persone portano in processione le foto di Magyar, come fosse uno stendardo, un’icona. Mille Magyar spuntano ovunque, da ogni angolo, ondeggiano, corrono. “Peti” è onnipresente, è la chiave per chiudere la porta all’orbanismo, ognuno ha riempito il suo nome di significati diversi e desideri disparati.
La vittoria di Magyar non è soltanto la vittoria di Budapest, la mappa dell’Ungheria si è colorata di blu e l’arancione di Fidesz è rimasto sparso, a chiazze. Quattro anni fa, Orbán disse che la sua vittoria era tanto grande che l’arancione si vedeva anche dalla luna. In quattro anni l’arancione si è trasformato in blu Tisza e oggi, più che vedersi il colore, dalla luna si sentono le grida di questa capitale che ora che si è risvegliata non ha più intenzione di andare a dormire.