Nei giorni a ridosso delle elezioni, la capitale è stata piena di eventi, gli ungheresi fanno campagna fino all’ultimo istante, è possibile anche fare propaganda politica fuori dai seggi, basta rimanere a distanza di un centinaio di metri. Venerdì sera un concerto che ha accolto migliaia di persone si è tramutato nella manifestazione di una piazza che voleva soltanto esserci, fare numero, ballare e cantare all’evento organizzato in Piazza degli eroi per dimostrare che la città era incuriosita dal cambiamento, era stufa del vecchio. Non c’era un coinvolgimento appassionato, gli slogan politici venivano scanditi con moderazione, quando partivano, in pochi facevano il coro. Non era una piazza arrabbiata, era una piazza intrigata da questa musica che si stava facendo politica con timidezza. La gente preferiva ballare che esprimere la propria opinione, ma sapeva che essere lì era già un messaggio.
Il nuovo ha attratto, mobilitato, incuriosito. Il vecchio lo ha rincorso e ha voluto anche lui andare a Budapest: nella capitale Viktor Orbán ha organizzato
il suo ultimo evento elettorale sabato sera, trascinando un popolo di anziani, famiglie e ultras al castello di Buda.
Chi non era anziano, sembrava invecchiato, tutti parevano stanchi, tutti sembravano usciti da un mondo indolenzito, isolato, impaurito. Un gruppo di uomini grossi sfoggiava magliette che ritraevano il primo ministro e ogni tanto brandivano i megafoni per gridare il suo nome: “Viktor, Viktor”. Uno di loro, il più grosso di tutti, aveva sulla schiena e sul petto una vignetta con Orbán solo che a mani nude impedisce l’arrivo della Terza guerra mondiale. Orbán il salvatore, il custode, la sentinella del bastione ungherese.
L’Ungheria è stata intrappolata in sedici anni di regno, si è chiusa a suon di timori, nemici, fantasmi che hanno portato l’impoverimento di un paese che dal 2022 è cresciuto soltanto dello 0,4 per cento, con l’inflazione più alta d’Europa e la disoccupazione in aumento. Chi era al comizio di Orbán chiedeva di essere salvato da ogni rischio, chiedeva di essere messo al sicuro, rinchiuso, costi quel che costi, anche il compromesso con Mosca, anche l’impoverimento.