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Merz vuole tenere insieme la Nato e offre aiuto a Trump per Hormuz
Il difficile rapporto con il presidente americano Donald Trump e il tentativo di mantenere compatta l'Europa. La strategia del cancelliere tedesco di fronte alla crisi internazionale
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11 APR 26

© foto Ansa
Berlino. Tenere insieme le due sponde dell’Atlantico, ribadire la centralità della Nato mantenendo l’Europa compatta. E’ questa l’ambizione del cancelliere tedesco Friedrich Merz impegnato in queste ore a ricalcare le orme di Mister Fantastic, l’estensibile uomo gomma della galassia Marvel. Della specchiata propensione filoamericana del capo del governo federale è stato già scritto. Allo scoccare del cessate il fuoco fra gli Stati Uniti e l’Iran, Merz ha preso il telefono e si è fatto passare il suo amico Donald Trump. Un amico a tratti difficile, financo dispettoso, che un giorno ti mette un dazio e quello dopo fa il tifo per i tuoi avversari interni (AfD) o esterni (Viktor Orbán). Ma poiché gli amici si vedono nel momento del bisogno, il cancelliere si è messo a disposizione, ribadendo la disponibilità della Germania a contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Un gesto certamente gradito dal commander in chief che con il segretario generale della Nato Mark Rutte si era appena lamentato delle spallucce mostrate da tanti alleati europei secondo cui la guerra israelo-americana in Iran “non è la nostra guerra”.
Resta poi da vedere se la Germania a trazione nero-rossa sia davvero in grado di aiutare l’America a controllare quel trafficato braccio di mare. La questione è politica e istituzionale. Se l’Unione Cdu-Csu e i suoi alleati socialdemocratici (Spd) volessero davvero mandare delle fregate e delle corvette al largo dell’Iran, una dichiarazione del gabinetto con Merz, Johann Wadephul (Esteri, Cdu) e Boris Pistorius (Difesa, Spd) non sarebbe sufficiente. Sul lato esterno per muoversi ai tedeschi servirebbe dapprima una risoluzione dell’Onu o quantomeno della Nato – nel 1999 Berlino se la fece bastare per bombardare la Serbia – mentre su quello interno l’ultima parola spetterebbe al Bundestag al quale, così vuole l’assetto istituzionale tedesco dal secondo dopoguerra, spetta la potestà sulle forze armate, la Bundeswehr. Prima di fare rotta verso Hormuz, insomma, serve un dibattito e una conta in Parlamento, un esercizio non impossibile ma che con una Spd in caduta libera a ogni elezione tanto il cancelliere quanto il suo vice, il socialdemocratico Lars Klingbeil, forse preferirebbero evitare.
Mentre Merz dimostra lealtà a Trump, in tivù in Germania è apparso il vicedirettore della Società tedesca per la politica estera (Dgap) Christian Mölling a dare ragione al presidente americano su un (solo) punto: “In Germania abbiamo ridotto il dibattito alla questione del diritto internazionale e dei prezzi della benzina: ciò significa che ci mettiamo fuori gioco per quanto riguarda la questione del riassetto del vicino e medio oriente. A mio avviso, questo è completamente: il rischio è che in futuro saremo semplici osservatori e spettatori”. Sulla effettiva fattibilità dell’aiuto tedesco, Mölling ci va invece con le molle: “I partiti della coalizione dicono di sì solo in presenza di cessate il fuoco consolidato e stabile: Ciò significa che continuiamo a ritirarci dalla situazione”.