La fine della “democrazia illiberale” a Budapest salverebbe l’Ue

Le elezioni politiche ungheresi del 12 aprile non sono importanti solo per fermare la corsa autoritaria di Viktor Orbán, ma anche e soprattutto perché negli ultimi anni il presidente magiaro ha ostacolato i processi decisionali dell'Unione europea, riportando l'Ungheria nell'orbita della Russia

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10 APR 26
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© foto Ansa

Le elezioni politiche che si svolgeranno in Ungheria il 12 aprile hanno un’importanza fondamentale non soltanto per i suoi cittadini, ma anche per gli altri europei. Da quando Viktor Orbán ha conquistato una forte maggioranza popolare, non ha soltanto agito per realizzare una “democrazia illiberale”, indebolendo i pesi e i contrappesi, acquisendo il controllo dei media e attaccando l’autonomia delle università: ha anche ostacolando i processi decisionali dell’Unione europea, riportando l’Ungheria nell’orbita economica e politica della Russia.
L’Unione ha cercato di contrastare le sue azioni in tre modi. Ha attivato la soluzione “politica” prevista dai trattati, che inizia con il voto del Parlamento europeo e si conclude con la decisione del Consiglio europeo che può escludere l’Ungheria dal diritto di voto: è una sanzione estrema, considerando che i trattati non prevedono l’esclusione. Ma proprio per quanto motivo è stato arduo comminarla, soprattutto in vista del supporto che potrebbe giungere da altri Paesi, come la Repubblica ceca e la Slovacchia. Sfumata questa soluzione, se ne è utilizzata un’altra, legislativa e amministrativa, dando ancora maggior rilievo a uno dei valori su cui l’Unione si fonda, il rispetto dello Stato di diritto, e subordinando l’erogazione dei finanziamenti europei all’osservanza di una serie di requisiti. I risultati ottenuti in questo modo sono tutt’altro che trascurabili, ma non sono bastati a indurre il leader ungherese a rispettare le regole del gioco, com’è dimostrato dalla sua scelta di non onorare gli impegni recentemente assunti all’interno del Consiglio europeo.
Nel frattempo, si è utilizzata la via giudiziaria: la Commissione ha intrapreso varie procedure di infrazione, sfociate in una serie di sentenze della Corte di giustizia (ben tre soltanto negli ultimi mesi) che hanno condannato l’Ungheria per la violazione del diritto dell’Unione. Ma nemmeno questa soluzione è risolutiva. Non lo è per i motivi sottolineati da Alexander Hamilton, uno dei più influenti “padri fondatori” degli USA: il potere giudiziario è il ramo meno pericoloso perché non possiede né la spada, cioè la forza militare, né la borsa, ossia il denaro, ma soltanto il giudizio, mediante il quale protegge la Costituzione. In ciò sta la sua forza, ma anche la sua debolezza, nel senso che dipende dall’esecutivo per l’attuazione delle sue decisioni. Ciò vale, a maggior ragione, per l’Unione europea.
Che fare, allora? Si possono studiare e attuare accorgimenti per limitare il potere di veto di un singolo Stato, attraverso il ricorso più ampio alla maggioranza qualificata. Tuttavia, nel breve periodo è decisivo, più che mai, il voto degli elettori. Saranno, quindi, i cittadini ungheresi a scegliere tra lo schieramento vicino alle democrazie liberali e quello che vuole realizzare la democrazia illiberale. L’auspicio è che la loro libertà di voto sia effettivamente rispettata da chi è al potere da tanti anni.