L'Ungheria di Orbán offriva segreti all'Iran dopo l'attacco ai pager di Hezbollah

Il ministro degli Esteri ungherese Szijjártó ha telefonato a quello iraniano Araghchi per condividere informazioni d'intelligence dopo l'operazione israeliana del 17 settembre in Libano. Una scoperta che solleva interrogativi sul rapporto di Orbán con Teheran, proprio mentre Vance vola a Budapest per sostenere il premier alle elezioni. L'ipocrisia su Israele

di
8 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:42 AM
Immagine di L'Ungheria di Orbán offriva segreti all'Iran dopo l'attacco ai pager di Hezbollah

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán al termine del suo discorso durante il comizio pre-elettorale a Budapest con JD Vance (AP Photo/Denes Erdos)

Poco dopo il mortale attacco israeliano che nel settembre 2024 aveva fatto esplodere migliaia di pager di Hezbollah, il governo del primo ministro ungherese Viktor Orbán aveva offerto la propria assistenza all'Iran, principale sponsor di Hezbollah, considerata un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti.
"I nostri servizi segreti hanno già contattato i vostri e condivideremo tutte le informazioni raccolte nel corso dell'indagine", aveva detto il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó al suo omologo iraniano Abbas Araghchi in una telefonata del 30 settembre, stando a una trascrizione governativa ungherese ottenuta e autenticata da un servizio d'intelligence occidentale ed esaminata dal Washington Post. "Ogni documento disponibile sarà condiviso con i vostri servizi."
L'Ungheria era finita sotto i riflettori perché l'azienda taiwanese il cui marchio compariva sui dispositivi aveva dichiarato ai giornalisti che erano stati prodotti da una società ungherese in forza di un accordo di licenza. Szijjártó teneva a precisare ad Araghchi che il suo paese non aveva avuto alcun coinvolgimento nell'attacco del 17 settembre in Libano — che aveva ucciso 12 persone e ferito fino a 2.800 — e che i pager non erano stati fabbricati in Ungheria.
La telefonata, però, e l'apparente disponibilità di Szijjártó a cercare favori presso il ministro degli Esteri iraniano, sollevano interrogativi scomodi sul rapporto del governo Orbán con Teheran, in un momento in cui l'amministrazione Trump è in aperto conflitto con l'Iran mentre al tempo stesso la Casa Bianca sostiene la campagna elettorale di Orbán in vista di elezioni ad alto rischio.
La telefonata stona anche con la politica ufficiale del governo Orbán di sostegno a Israele — che si traduce nel frequente dissenso rispetto agli alleati europei nei voti al Consiglio di sicurezza dell'Onu in favore di Gerusalemme — e con l'annuncio del ritiro dalla Corte penale internazionale nell'aprile 2025, durante una visita a Budapest del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che è oggetto di un mandato d'arresto della Cpi.
Come il presidente Donald Trump, anche Netanyahu ha espresso pubblicamente il proprio sostegno a Orbán.
Il vicepresidente JD Vance è arrivato martedì a Budapest, a pochi giorni dalle elezioni del 12 aprile, per dare un sostegno dell'ultimo minuto alla campagna in difficoltà del premier ungherese filo-Cremlino, che nei sondaggi insegue il suo rivale di centrodestra Peter Magyar. Mercoledì mattina è previsto un suo intervento al Mathias Corvinus Collegium (Mcc), fondazione culturale sostenuta dal governo ungherese diventata un polo del movimento Maga e del nazionalismo conservatore.
Nel suo intervento di martedì, Vance non ha fatto alcun cenno a preoccupazioni circa l'interferenza russa, appoggiando invece le tesi di Orbán secondo cui le elezioni sarebbero soggette a interferenze da parte di Ucraina e Bruxelles — sullo sfondo delle tensioni legate al blocco ungherese di un prestito da 90 miliardi di euro che l'Unione Europea intende erogare a Kyiv, essenziale per la capacità dell'Ucraina di proseguire la difesa contro l'invasione russa.
Il governo Orbán si è eretto a baluardo del movimento Maga, con il premier ungherese in prima fila negli sforzi per costruire un fronte nazional-cristiano contro i migranti in Europa, allineandosi al tempo stesso al presidente russo Vladimir Putin.
La campagna di Orbán è stata scossa da rivelazioni di collusione con Mosca, tra cui articoli del Washington Post — basati su fonti di funzionari della sicurezza europea — secondo cui Szijjártó telefonava regolarmente al suo omologo russo Sergei Lavrov per fornire "aggiornamenti in diretta" durante le pause di riunioni riservate dell'UE.
Tali accuse hanno trovato ulteriore conferma quando diversi organi di informazione investigativa indipendenti, tra cui l'ungherese VSquare, hanno pubblicato la settimana scorsa una registrazione trapelata di una telefonata tra Szijjártó e Lavrov, nella quale i due coordinano un piano per aiutare miliardari, aziende e banche russe a ottenere esenzioni dalle sanzioni imposte dall'UE.
Szijjártó non ha smentito la registrazione, ma ne ha ridimensionato il contenuto, affermando che i giornalisti avevano "dimostrato che dico in privato le stesse cose che dico in pubblico".
La trascrizione della telefonata tra Szijjártó e Araghchi solleva ulteriori interrogativi sugli allineamenti politici del governo Orbán, tanto più che Mosca intrattiene da tempo un'alleanza con l'Iran e l'ha sostenuta nella sua guerra con gli Stati Uniti, fornendo informazioni di targeting contro le forze americane, incluse navi da guerra e aerei nel Medio Oriente, secondo funzionari occidentali.
"Volevo dirle personalmente che i nostri servizi hanno già contattato i vostri", aveva detto Szijjártó ad Araghchi, stando alla trascrizione.
Quando Araghchi aveva risposto di essere "molto grato per tutto questo", Szijjártó aveva replicato: "Assolutamente, assolutamente. Se ha bisogno di ulteriori informazioni o desidera contattarmi, sono sempre a sua disposizione."
"Questi pager non sono prodotti in Ungheria, non sono mai stati in Ungheria e nessuna società ungherese è mai stata fisicamente collegata a questi pager. Non abbiamo nulla a che fare con la questione!"
All'epoca, il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs aveva ribadito tale posizione, scrivendo su X che la società budapestina indicata come produttrice dei pager era nient'altro che "un intermediario commerciale, privo di stabilimenti produttivi o sedi operative in Ungheria", con un solo dirigente registrato all'indirizzo dichiarato, e che i dispositivi in questione non erano mai stati in territorio ungherese.
Kovacs aveva anche dichiarato che i servizi di sicurezza nazionali "cooperano con tutte le agenzie e organizzazioni partner internazionali pertinenti", senza però specificare che tra questi partner figuravano anche i servizi di sicurezza iraniani. Al momento della pubblicazione, Kovacs non aveva risposto alla richiesta di commento sulla trascrizione.
Un ex funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che, pur non essendo sorprendente che l'Ungheria cercasse di stemperare possibili tensioni con l'Iran dopo l'attacco ai pager, la telefonata cozzava con il sostegno dichiarato di Orbán a Israele.
"L'Ungheria è uno dei paesi più favorevoli a Israele nella sua politica ufficiale. È uno dei pochi a votare sistematicamente con gli Stati Uniti quando il resto dell'Europa si astiene", ha detto il funzionario, chiedendo l'anonimato per poter discutere di questioni sensibili. "Questo va almeno fortemente contro la loro stessa politica. Non riesco a immaginare un ministro degli Esteri britannico fare una cosa del genere".
(c) 2026 , The Washington Post · Catherine Belton