Stati Uniti, Iran e Israele concordano un cessate il fuoco. Riapre lo Stretto di Hormuz

Washington e Teheran accettano una tregua di due settimane mediata dal Pakistan che prevede una ripresa del transito delle navi. Il Libano resta fuori dal cessate il fuoco. Il prezzo del petrolio scende. Venerdì i negoziati

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8 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:01 PM
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Foto Ansa

Ieri sera gli israeliani, raccolti attorno alle proprie tavole per celebrare l’ultima notte di Pesach – la Pasqua ebraica – si sono dati appuntamento negli shelter alle tre di notte, ora di Tel Aviv, temendo un’escalation missilistica da entrambe le parti allo scadere dell’ultimatum imposto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Repubblica islamica. Le sirene in realtà sono suonate prima, quando Teheran non ha perso occasione per violare ripetutamente, su tutto il territorio israeliano, il cessate il fuoco temporaneo che era appena stato siglato bilateralmente a Islamabad.
Alle 2.50 ora locale, con un messaggio su X, il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif, che ha svolto il ruolo di principale mediatore tra Stati Uniti e Iran, ha dichiarato che la tregua di due settimane tra le parti coinvolte è "effettiva immediatamente".
Il premier pakistano ha anche confermato che, oltre a Teheran e Washington, anche i loro alleati hanno concordato "un cessate il fuoco immediato ovunque, incluso in Libano e nelle altre aree coinvolte" e ha invitato in Pakistan questo venerdì gli intermediari americani e iraniani "per proseguire i negoziati verso un accordo definitivo che risolva tutte le controversie", aggiungendo di sperare che i colloqui possano "riuscire a raggiungere una pace duratura".
Così ieri, meno di due ore prima della scadenza che aveva fissato a Teheran, il presidente americano ha attenuato le sue minacce di lanciare attacchi devastanti contro l’Iran, virando verso una de-escalation del conflitto per trovare un accordo. Trump ha dichiarato di aver sospeso gli attacchi minacciati contro ponti e centrali elettriche, mentre Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua temporanea che include, prima di tutto, la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Come ha dichiarato sul suo social Truth, "la ragione di tale decisione risiede nel fatto che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a un punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo riguardante una pace a lungo termine non solo con l’Iran, ma in tutto il medio oriente". Ha inoltre più volte affermato che la completa eliminazione del programma nucleare iraniano rappresenta uno degli obiettivi principali, insieme all’altra conditio sine qua non: la riapertura definitiva dello Stretto.
Anche Israele sostiene la decisione della Casa Bianca di sospendere gli attacchi contro l’Iran, a condizione che "Teheran interrompa ogni attacco contro Stati Uniti, Israele e i Paesi alleati della regione", impegnandosi accanto a Washington "per garantire che l’Iran non rappresenti più una minaccia nucleare, missilistica e terroristica per America, Israele, i vicini arabi del Golfo e il mondo intero". Tuttavia, è stato anche sottolineato che il cessate il fuoco temporaneo non include il conflitto in corso in Libano con Hezbollah.
Mentre gli israeliani leggono in tempo reale le notizie dagli shelter – ancora al riparo da quella che si auspica essere l’ultima gettata di missili iraniani – nonostante un cauto sospiro di sollievo, la maggior parte di loro condivide la stessa preoccupazione: che, in meno di due settimane, potrebbero dover tornare ad accamparcisi nuovamente, come accade ormai da oltre un mese.
Ancora non si sa se e quando riapriranno scuole e aeroporti. L’unica certezza è che, almeno per ora, il prezzo del petrolio è sceso del 21 per cento e i mercati finanziari sono stati rassicurati. Fino al prossimo round.