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La campagna di Orbán contro Zelensky in cinque foto (avvisare Meloni)
I manifesti elettorali del primo ministro ungherese attaccano l'Ucraina e i leader occidentali, all'insegna dell'euroscetticismo e del filoputinismo, valori che in questi anni la presidente del Consiglio ha cercato di non rappresentare. Le immagini
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8 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:42 PM
Il 12 aprile a Budapest sarà il giorno delle elezioni politiche e, secondo i sondaggi indipendenti, gli ungheresi sembrano determinati a mandare a casa Viktor Orbán dopo 16 anni al potere preferendo il candidato dell'opposizione Peter Magyar. Ed è anche per questo motivo che il primo ministro ha voluto disseminare la città di manifesti elettorali che giocano sulle paure dei suoi cittadini per le conseguenze della guerra in Ucraina, attaccando Kyiv, in particolare il suo presidente, Volodymyr Zelensky, e l'Unione europea.
Tra i manifesti elettorali troviamo delle foto di Magyar mentre prende ordini da Ursula von der Leyen. Nel fotomontaggio realizzato dagli orbaniani la presidente della Commissione europea dice a Magyar di smetterla con il petrolio russo e quest'ultimo le risponde "igenis" (Sì), mentre sotto compare la scritta "non posso dire di no a loro". Un altro manifesto ritrae il candidato dell'opposizione travestito da giullare con metà corpo dipinto con i colori della bandiera europea e sul petto le spille che raffigurano l'Ucraina e una mazzetta di banconote. Un modo per dipingerlo come un emissario di Bruxelles, comandato da un'Ursula von der Leyen dittatrice che, insieme al capogruppo del Partito popolare europeo Manfred Weber e a Zelensky, non fa altro che chiedere soldi ai cittadini ungheresi. In un altro manifesto infatti si vedono loro tre che con le mani mimano il gesto di voler ricevere qualcosa, ma accanto c'è la risposta di Orbán "non paghiamo".
Proprio il presidente ucraino è il vero obiettivo. Sin dall'inizio della guerra, Orbán non ha fatto altro che attaccare Zelensky. Negli ultimi mesi, in vista di queste elezioni, ha alzato ancora di più il tiro. La strategia è chiara: far apparire il presidente ucraino come un nemico del popolo ungherese e, per farlo, lo rappresenta con un volto sorridente, come se fosse incurante dei problemi dei cittadini. La campagna elettorale non nasconde una visione del mondo antieuropeista e filoputiniana e incarna "plasticamente tutto quello che in questi anni di governo Meloni ha cercato di coprire con una generosa dose di cipria politica", come ha scritto qui il direttore Claudio Cerasa.
