A Budapest, Vance sancisce con Orbán (e quindi con Putin) l’alleanza ideologica contro l’Ue

La visita è una ciambella di salvataggio che Trump ha lanciato al premier ungherese a pochi giorni dal voto di domenica. Il vicepresidente americano prova a salvare il leader magiaro nella guerra contro l’Ue unendosi così alla Russia di Putin: "I burocrati a Bruxelles hanno cercato di distruggere l’economia dell’Ungheria"

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7 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:05 PM
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Viktor Orbán e J.D. Vance. Foto LaPresse

Bruxelles. A cinque giorni dalle elezioni in Ungheria, Viktor Orbán e J. D. Vance hanno messo in scena tutte le contraddizioni dell’internazionale reazionaria che pretende di difendere la democrazia da presunti complotti contro la sovranità nazionale. “Ciò che è accaduto in questo paese, nel mezzo di questa campagna elettorale, è uno dei peggiori esempi di interferenza straniera che abbia mai visto o di cui abbia mai letto”, ha detto il vicepresidente americano: i “burocrati di Bruxelles” hanno cercato di distruggere l’economia dell’Ungheria “solo perché odiano” Orbán. “Sono qui per aiutarlo in questo ciclo elettorale”, ha aggiunto Vance. Il vicepresidente si è così unito alla Russia di Vladimir Putin per cercare di salvare la loro pedina migliore per danneggiare l’Unione europea.
Gli ungheresi andranno al voto domenica prossima e, secondo i sondaggi indipendenti, sembrano determinati a cacciare Orbán dopo 16 anni al potere, affidando la maggioranza al partito di opposizione Tisza e al suo leader Péter Magyar. La strategia di Orbán di fare campagna elettorale giocando sulle paure per la guerra in Ucraina non sembra aver funzionato. La visita di Vance è una ciambella di salvataggio che Donald Trump gli ha lanciato appena prima del voto: “Parte della ragione per cui sono qui, e per cui il presidente degli Stati Uniti mi ha inviato qui, è perché pensiamo che la quantità di interferenze che sono arrivate dalla burocrazia di Bruxelles è stata davvero scandalosa”. La retorica del complotto organizzato dall’estero è la stessa promossa dalla propaganda di Orbán. “I burocrati a Bruxelles hanno cercato di distruggere l’economia dell’Ungheria, hanno cercato di rendere l’Ungheria meno indipendente sull’energia, hanno cercato di far alzare i costi per i consumatori ungheresi, e lo hanno fatto solo perché odiano questo signore”, ha accusato Vance. “Voglio aiutare il massimo che posso il premier di fronte a questa stagione elettorale”. Il suo consiglio agli ungheresi è di “porsi la questione, non di chi è pro o anti Europa, non di chi è pro o anti Stati Uniti d’America, ma chi è pro il popolo ungherese”.
Né a Vance né a Orbán interessa la realtà. Da mesi i responsabili dell’Ue hanno scelto un rigoroso silenzio di fronte alle molteplici derive e sfide del primo ministro ungherese, pur di non essere accusati di ingerenze nelle elezioni. L’Ungheria, nei sedici anni di Orbán al potere, nonostante sia il maggiore beneficiario di aiuti europei pro capite, è retrocessa in termini di pil pro capite rispetto ai paesi vicini. Con l’accusa di interferenze straniere senza precedenti, Vance potrebbe aver fornito a Orbán anche un pretesto per contestare il risultato elettorale in caso di sconfitta. “Lavoreremo con chiunque vincerà le elezioni in Ungheria. Ma Viktor Orbán vincerà le prossime elezioni”, ha assicurato il vicepresidente americano. “Questo è il piano”, ha risposto Orbán.
Molto più che delle contraddizioni dell’internazionale reazionaria, l’Ue dovrebbe preoccuparsi delle ragioni che spingono Vance a cercare di salvare Orbán. L’interesse è soprattutto ideologico. “Non sono qui per la cooperazione economica tra i nostri due paesi. Sono qui per la cooperazione morale”, ha detto Vance: “Ciò che gli Stati Uniti e l’Ungheria rappresentano insieme sotto la leadership di Viktor e del presidente Trump è la difesa della civilizzazione occidentale (…), la difesa dell’idea che siamo fondati su una certa civilizzazione cristiana e su certi valori cristiani, che animano tutto, dalla libertà di parola allo stato di diritto, dai diritti delle minoranze alla protezione dei vulnerabili”. Secondo Vance, la leadership di Orbán “può fornire un modello al continente”. Le parole del vicepresidente americano sono una sintesi della Strategia di sicurezza nazionale pubblicata a dicembre dall’Amministrazione Trump, che delinea una visione dell’Europa comune a quella di Vladimir Putin (con la Russia al centro della stabilità strategica del continente) e si pone come obiettivo di distruggere l’Ue dall’interno (sostenendo apertamente i partiti di estrema destra antieuropei).
La visita a Budapest di Vance conferma la comunanza di interessi tra l’Amministrazione Trump e Putin in Europa. Il vicepresidente ha lasciato intendere che gli europei dovrebbero ricominciare a comprare gas e petrolio dalla Russia, seguendo la leadership di Orbán sull’energia. L’Europa “non avrà sicurezza energetica finché continuerà a seguire le politiche sbagliate del passato. Viktor è un esempio”, ha detto Vance. Viktor è anche una pedina indispensabile agli attori esterni per paralizzare l’Ue. L’Ungheria ha posto il suo veto non solo al prestito da 90 miliardi all’Ucraina, ma anche a una dichiarazione di condanna delle minacce di Trump alla Groenlandia. Bloomberg ha rivelato i contenuti della trascrizione ufficiale ungherese di una telefonata tra Orbán e Putin dello scorso ottobre. Il premier ungherese si è offerto di giocare il ruolo del piccolo roditore nella favola “Il leone e il topo” di Esopo per liberare la grande Russia. “La nostra amicizia ha raggiunto un livello così alto che posso essere d’aiuto in qualsiasi modo”, ha detto Orbán, “sono a tua disposizione per qualsiasi necessità”.