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L’AfD tradisce sempre di più Trump
Gli estremisti in Germania parlano chiaro contro l’intervento in Iran: prima la richiesta ai soldati americani di stanza in Germania di lasciare il paese e poi quella di disinteressarsi dalle dinamiche legate allo Stretto di Hormuz
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7 APR 26

Come può il cancelliere Friedrich Merz liberarsi dall’abbraccio politico con i socialdemocratici e mettere in pratica una politica liberalconservatrice? E’ presto detto: non può. Ogni giorno che passa sottolinea la crescente solitudine politica del capo del governo tedesco targato Cdu. I Liberali (Fdp), alleati naturali dei cristiano democratici, sono in via di estinzione, ormai incapaci di superare la soglia del 5 per cento per entrare al Bundestag o nei parlamenti regionali. Più a destra non va meglio: ogni giorno che passa i sovranisti dell’AfD sottolineano la propria incompatibilità con la tradizione europeista e atlantista della Cdu. Nel giro di pochi giorni il co-leader dell’AfD, Tino Chrupalla, ha chiesto che le truppe americane di stanza in Germania lascino il paese – tanto la Russia non minaccia nessuno – e ha spiegato che Berlino si deve disinteressare dell’Iran e dello Stretto di Hormuz. Altro che “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi” pronunciato mesi fa dal cancelliere. Per Chrupalla i tedeschi devono solo tenersi lontani dai conflitti. Posizioni legittime: l’AfD è convinta che la fine delle guerre, ossia la vittoria della Russia in Ucraina così come un Iran terrorista impunito, permetteranno il nuovo afflusso di idrocarburi a basso costo per rianimare la spompata economia tedesca. Ciò che è meno legittimo o quantomeno giusto è che alla sua solitudine politica “interna”, l’atlantico Merz debba sommare altrettanto isolamento in politica estera, e non parliamo della Spagna di un Pedro Sánchez ogni giorno, anche lui, più propal o antiamericano, ma del più importante ruolo della Casa Bianca che, non contenta di aver tirato la volata un anno fa all’AfD permettendo a Elon Musk di “intervistare” Frau Weidel alla vigilia delle elezioni tedesche e di aver scatenato mesi fa la crisi dei dazi, invia oggi il vicepresidente J. D. Vance in Ungheria a benedire la corsa elettorale di Viktor Orbán, acerrimo avversario dell’Ucraina per cui si spende invece Merz. Ma fra alleati non ci si dovrebbe aiutare?