Putin chiude la rete. Per lui è il nuovo samizdat, ma di massa

Dalla guerra ibrida contro l'occidente a colpi di troll e disinformazione fino ai blocchi dei servizi essenziali ai cittadini di Mosca. L'obiettivo del Cremlino è la protezione da potenziali attacchi di droni ucraini. Una decisione che ha generato malcontento, soprattutto tra i giovani

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6 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:58 PM
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© foto Ansa

La posizione di Vladimir Putin sull’utilizzo di internet in Russia è sempre più contorta. Da una parte, infatti, la rete è uno strumento chiave della guerra sia ibrida che la Russia sta conducendo contro l’occidente, a colpi di troll e disinformazione, sia militare contro l’Ucraina. Dall’altra, però, nel paese sta incrementando una politica di abbandono dal web, che con lo stallo del conflitto contro Kyiv e la possibilità di nuove mobilitazioni, potrebbe diventare un modo per mobilitare proteste. Dall’inizio di marzo, i cittadini di Mosca e di altre città russe stanno subendo blocchi diffusi di servizi essenziali come pagamenti digitali, app bancarie, sistemi di mappe, piattaforme educative e messaggistica privata. Queste restrizioni non solo incidono sulla vita quotidiana, ma mirano anche a limitare la capacità dei russi di accedere alle informazioni e comunicare al di fuori dei canali approvati dallo stato. Nel frattempo, la tv di stato ha iniziato a diffondere una canzone interpretata da bambini che si intitola “Non state seduti su Internet”, che elogia addirittura le interruzioni, proclamando la “disintossicazione digitale” e suggerendo ai ragazzi di giocare a badminton e incontrare gli amici di persona piuttosto che usare telefoni “inutili”. Il Cremlino è dunque passato dalla censura di specifici siti web al blocco quasi totale dell’accesso a internet da dispositivi mobili. Solo alcune applicazioni selezionate, come le piattaforme di consegna di cibo a domicilio o i sistemi di pagamento delle tasse, rimangono accessibili, mentre le testate giornalistiche indipendenti e i canali di messaggistica globali subiscono un blocco sistematico. La motivazione ufficiale è la protezione da potenziali attacchi di droni ucraini, ma la censura si estende persino a città che non hanno subito recenti attività militari.
In molti fanno paragoni con l’epoca sovietica, quando lo stato tentò di controllare le fotocopiatrici per impedire la diffusione di pubblicazioni clandestine. Oggi, il telefono cellulare svolge lo stesso ruolo di strumento di socializzazione e accesso a informazioni alternative, e il suo controllo consente alle autorità di isolare i cittadini e ridurre la loro esposizione a narrazioni non ufficiali. Internet non è però solo politica e informazione, e così le interruzioni di internet influiscono sui pagamenti elettronici, sui servizi taxi, sulle spedizioni, sulla posta elettronica, sull’accesso alle piattaforme educative e sulle comunicazioni familiari.
L’offensiva digitale del Cremlino si è intensificata con l’imposizione dell’app statale Max, lanciata nel marzo 2025 a cura dell’autorità di controllo delle comunicazioni Roskomnadzor, e diventata il canale obbligatorio per accedere ai servizi pubblici e scolastici. Il portale statale Gosuslugi ora consente l’accesso solo tramite Max e i gruppi di genitori nelle scuole devono organizzarsi esclusivamente su questa piattaforma. Molti cittadini rifiutano comunque di installarla, sapendo che spia il telefono.
Come conseguenza, molte persone non sono in grado di trasferire denaro ai familiari, rispondere agli allarmi medici o utilizzare app di mappe. Le attività commerciali sono state paralizzate e i cittadini per spostarsi in città sono tornati a fare affidamento sulle mappe. L’inasprimento della censura digitale ha generato malcontento, soprattutto tra i giovani. Un sondaggio condotto da Russian Field rivela che l’83 per cento degli adolescenti intervistati ha reagito negativamente alle restrizioni e quasi la metà ha espresso sentimenti di rabbia. Nelle ultime settimane si sono registrati tentativi di protesta, e le autorità locali sono così spaventate che arrestano gli organizzatori ancor prima che le proteste possano avere luogo. Ma nel frattempo il fondatore di Telegram Pavel Durov ha rivelato che 65 milioni di russi accedono all’app tramite vpn nonostante la censura di Putin. Un equivalente di quella che all’epoca sovietica era l’autoedizione di testi dissidenti samizdat, ma con dimensioni di massa.