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Haifa, quattro morti nell'edificio colpito da Teheran. I sopravvissuti: "Non sappiamo dove tornare"
Il giorno dopo l'attacco missilistico iraniano sulla città israeliana con il più grande porto commerciale, recuperati dai soccorritori i corpi di due anziani, del figlio e della sua compagna straniera. Ventitré famiglie evacuate: l'ordigno si è disintegrato in volo senza detonare, ma l'impatto ha fatto crollare tre piani della palazzina
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6 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:38 PM

Haifa. Foto Ansa
Tel Aviv. Ieri il sistema antimissili israeliano non è riuscito ad intercettare uno dei missili inviati, tutti i giorni ormai da 38 giorni, dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che ha colpito in modo diretto la città di Haifa: una delle mete maggiormente prese di mira dal regime, essendo la cittadina al nord del paese il più grande porto commerciale israeliano, oltre che una zona con numerosi impianti di raffineria. Solo oggi le forze di sicurezza sono riuscite a recuperare tra le macerie dell’edificio colpito i quattro cittadini dispersi fino a ieri, tutti senza vita. Si tratta di una coppia di ottantenni, del figlio quarantenne e della sua compagna (35 anni), cittadina straniera.
Secondo l’esercito israeliano, il missile che ha colpito Haifa causando il crollo dell’edificio si è disintegrato in aria senza esplodere. Tuttavia, essendo fallita l’intercettazione, una parte dell’ordigno ha colpito la struttura, provocando il collasso dei tre piani inferiori dell’edificio che era sviluppato su sei. Per i dispersi, che abitavano al primo e al secondo piano, il rifugio più vicino si trovava all’esterno della loro abitazione, nel seminterrato, ma a causa dell’età avanzata, la coppia anziana ha avuto difficoltà ad uscire nel poco tempo a disposizione, scegliendo di rifugiarsi, insieme al figlio e alla compagna, nel vano scale dell’edificio – spesso utilizzato come rifugio di emergenza da molti israeliani - dove si trovavano quando il missile ha colpito le basi dell’edificio.
Le forze di soccorso hanno operato per ore sul luogo, mentre le squadre dei vigili del fuoco e le unità di ricerca del Comando del Fronte Interno effettuavano ampie perlustrazioni. I responsabili delle operazioni hanno dichiarato che si è trattata di una delle operazioni di soccorso più complesse mai affrontate dall’inizio della guerra, soprattutto a causa della presenza di un wadi – il letto di un fiume normalmente secco - adiacente all’edificio colpito a Haifa, città collinare costruita su numerosi wadi. Durante la notte hanno operato decine di soccorritori riservisti dell’Unità Nazionale di Soccorso che hanno spiegato come la devastazione dell’edificio sia stata causata esclusivamente dall’impatto diretto ma di come il missile, inesploso, contenga ancora una grande quantità di materiale esplosivo. Nonostante ritengano che non vi sia un rischio immediato di esplosione, per precauzione è stato deciso di evacuare 23 famiglie della zona verso strutture alberghiere.
Inoltre, nell’area dell’impatto, sono rimaste ferite numerose persone, tutte ricoverate presso l’ospedale Rambam di Haifa. Tal Aharonovitz, vice direttore del dipartimento di sicurezza dell’ospedale e residente nell’edificio colpito, ha raccontato di essere sopravvissuto per miracolo: “Stavamo facendo la doccia al nostro neonato quando sono arrivati i messaggi di pre-allert, ma non avevamo i telefoni vicino e non li abbiamo sentiti. Quando è suonata la sirena, il rifugio si trovava tre piani sotto di noi e non saremmo mai riusciti a raggiungerlo in tempo. Allora abbiamo protetto il bimbo con i nostri corpi. La casa si è riempita di schegge e mia moglie e mio figlio sono rimasti lievemente feriti. Pochi minuti dopo sono arrivati i soccorsi e siamo usciti in strada: solo allora abbiamo compreso la portata dell’evento. Allora ci siamo recati in ospedale per i dovuti accertamenti ma, fortunatamente, siamo stati rapidamente dimessi. Ora, però, non non abbiamo un posto dove tornare perché l’edificio, distrutto, è destinato alla demolizione.”
Purtroppo, come molti altri edifici in tutta Israele dove, dopo cinque settimane di pesanti bombardamenti, anche chi non ha perso la vita ha spesso perso la casa e ogni suo bene. Soprattutto ad Haifa, dove il sindaco ha dichiarato: “Dall’inizio di questa guerra siamo stati tutti sottoposti ad ingenti danni alle proprietà e alle infrastrutture. Haifa sta subendo un colpo molto duro: sono sempre più le case vengono che distrutte e i danni subiti, sia fisici che psicologici, sono purtroppo irreparabili”.