Augurarsi che Trump perda in Iran significa sognare la vittoria dei pasdaran. Sicuri?

Trump è un commander in chief alla Groucho Marx, ma il mondo che uscirebbe se vincessero i mullah lascerebbe la situazione di libertà e giustizia nelle relazioni internazionali com’è, e forse peggiore. Capire il prezzo della sconfitta in Iran
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2 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:16 AM
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epa12865489 US President Donald J. Trump departs after speaking about the Iran war from the Cross Hall of the White House in Washington, DC, USA, 01 April 2026. EPA/ALEX BRANDON / POOL

Si fa tutta una gran chiacchiera sull’uso delle basi americane e no, sulla Nato che per Trump è una tigre di carta, e chi l’avrebbe mai detto che “fuori dalla Nato” sarebbe diventato un grido populista e nazionalista del paese storicamente dominatore del Patto Atlantico, dopo essere stato il crisma ideologico del comunismo e del sovietismo per decenni?; si parlotta senza costrutto del nesso tra posizione europea sulla guerra all’Iran, negativa per illegalità formale della stessa, e situazione europea di difesa a partire dall’Ucraina, negativa per insufficienza di armi e quattrini, argomento non legale ma realissimo, per neghittosità e boicottaggio degli Usa. In tutto questo bla bla ho l’impressione che si perda la questione centrale. La guerra all’Iran degli Ayatollah e dei pasdaran, che dal 1979 sono il regime principe della destabilizzazione regionale e internazionale, e il fomite dell’asse del terrorismo e della resistenza annichilatrice di Israele e di dannazione di America e occidente, al limite del nucleare, oltre che il membro di un’alleanza solo apparentemente dormiente ma viva e strategica con Cina e Russia, può essere vinta o perduta. Vinta vuol dire che a Teheran non comandano più gli uomini e i partiti-esercito del vecchio regime, e un nuovo soggetto nasce dalle macerie delle campagne aeree distruttive degli arsenali convenzionali e nucleari, mentre il Golfo Persico viene liberato dall’ipoteca del terrorismo energetico che pesa sull’economia mondiale in forme ancora da vedere ma non lievi, e i bracci armati del vecchio regime sono messi, dagli Houti agli Hezbollah ad Hamas, in condizione di non nuocere, definitivamente. Perduta vuol dire l’opposto di tutto questo, qualunque cosa riescano a impapocchiare americani e israeliani sulla effettiva degradazione del potenziale offensivo di chi a Teheran ha comandato per 47 anni e continua a comandare, impiccare, formulare minacce, agire mettendole in pratica con una relativa efficacia nella guerra di destabilizzazione e di resistenza in corso. Un paese che prende in ostaggio il mondo e la sfanga, questo saprebbe la sopravvivenza del regime, confrontato da una campagna aerea che di per sé può molto, ma non l’essenziale.

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Ora la situazione sembra essere pessima, nonostante le decapitazioni del regime e la relativa dispersione della sua capacità offensiva, solo relativa, basti pensare all’attacco a Dimona e alla persistenza di Hezbollah e alla reviviscenza degli Houti, oltre all’incendio del Golfo e dei suoi stati arabi abramitici, per dir così, come ammutoliti e paralizzati all’ombra di una coalizione che per loro si rivela anche difensivamente di relativa inefficacia, con Hormuz sempre in preda alla pirateria di stato dei mullah e dei pasdaran. Trump è un commander in chief alla Groucho Marx, un giorno sfracelli e il giorno dopo ritiro unilaterale, anche senza aver liberato lo Stretto, Hegseth dirige il Pentagono, che secondo il Financial Times aveva cercato di far funzionare anche come una slot machine personale, esibendo un’ideologia putrida e toni vagamente goebbelsiani, Rubio si barcamena, JD se ne lava le mani, tra i risultati potenziali, invece che una crisi radicale del regime assassino di Teheran, si intravede una crisi radicale della Nato e della solidarietà atlantica, con gli europei alla difesa di Cipro e poco più.
Ammettiamo che la guerra sia stata un errore, un cattivo consiglio del solito criminale Netanyahu, ora impegnato per ragioni di consenso interno su una legge mortuaria che la Corte suprema farà bene a cassare nel disdoro, tanto è schifosa. Sorvoliamo sul fatto che la coalizione politica illegale che l’ha promossa è conseguenza di decenni di inefficacia della via diplomatica, del leading from behind obamiano, delle compromissioni petrolifere europee, con il rischio atomico connesso, e che palesemente questa sarebbe l’ultima occasione per cambiare il mondo partendo dalla riscrittura della mappa del medio oriente, sorgente di instabilità di ingiustizia di antisemitismo di fanatismo fondamentalista e di sangue terrorista. Ammettiamo e sorvoliamo, come si voglia, ma riconosciamo almeno qualcosa che perfino un Sánchez dovrebbe non trascurare: il mondo che uscirebbe da una vittoria dei pasdaran e dei mullah, per quanto mutilata dalle devastanti incursioni delle due aviazioni più potenti del mondo, lascerebbe la situazione di libertà e giustizia nelle relazioni internazionali com’è, e forse decisamente peggiore.