Foto Epa, via Ansa
guerra, gas e estremismo di destra
L'AfD fa propaganda anti Kyiv sul Nord Stream. L'inchiesta tedesca
In Germania però il fronte sovranista rappresentato soprattutto dalla destra oltranzista spinge perché il Nord Stream torni in funzione. Il ragionamento è lineare: uno dei due gasdotti è in teoria funzionante e i giacimenti russi sono pieni di gas a buon mercato
Berlino. Un atto di sabotaggio se non di terrorismo internazionale. Al contrario, un atto di giustizia geopolitica. Le chiavi di lettura dell’esplosione nel settembre del 2022 di uno dei due gasdotti Nord Stream sono antitetiche a seconda che a fornirle sia la Germania o la Polonia. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, Berlino è sempre più impegnata a difendere se stessa e il fronte orientale della Nato da una possibile zampata di Mosca: è di pochi mesi fa il dispiegamento di una brigata della Bundeswehr in Lituania mentre da anni il governo di Berlino guida la classifica di primo donatore, dopo gli Stati Uniti, di aiuti militari e finanziari a Kyiv. Eppure, in questo clima di fronte comune il sistema di gasdotti diretti russo-tedeschi è una ferita che brucia ancora, e che non divide alcune capitali ma la stessa politica tedesca.
Voluto da Gerhard Schröder, raddoppiato sotto Angela Merkel (che non vi si oppose mai), malvisto da Bruxelles e dalla Casa Bianca, il doppio gasdotto evita il territorio dell’Ucraina, quello delle Repubbliche Baltiche e della Polonia privando questi paesi sia di una possibile fonte di introito sia di una leva politica nei confronti della Germania e della Russia – perché ciò che non transita per il proprio territorio non può essere né fermato né tassato.
Le indagini sul sabotaggio hanno individuato una mano ucraina, e la procura di Potsdam ha spiccato sette mandati di arresto nei confronti di altrettanti militari o veterani ucraini. La Polonia però rifiuta di estradare uno dei presunti sabotatori in Germania: d’altronde, come ricorda il Wall Street Journal, per il capo del governo di Varsavia, Donald Tusk, il problema non è che la pipeline sia saltata in aria – o meglio in acqua – “ma che sia stata costruita”, finendo per foraggiare la macchina bellica di Vladimir Putin. La non estradizione può però essere archiviata come uno sgambetto fra due governi comunque alleati contro la Russia. In Germania però il fronte sovranista rappresentato soprattutto dalla destra oltranzista (AfD) spinge perché il Nord Stream torni in funzione. Il ragionamento è lineare: uno dei due gasdotti è in teoria funzionante e i giacimenti russi sono pieni di gas a buon mercato: perché privare i cittadini tedeschi di questa risorsa quando la Germania importa, al suo posto, il più costoso gas liquefatto dalla Norvegia? “Una forte dipendenza da fornitori alternativi come gli Stati Uniti o il Qatar comporta rischi geopolitici”, si legge anche nella mozione pro Nord Stream depositata al Parlamento regionale del Meclemburgo, dove la deputata dell’AfD, Petra Federau, ha ricordato che l’aumento dei costi energetici grava sull’industria e sulla popolazione. “La Germania continua a trovarsi sull’orlo del baratro in termini di politica energetica: abbiamo bisogno di un approvvigionamento energetico accessibile, affidabile e sovrano”.
La mozione Federau è stata respinta dagli altri partiti. “L’AfD vuole che compriamo gas russo per riempire le casse di guerra di Putin”, ha affermato il deputato moderato (Cdu) Wolfgang Waldmüller. Il ministro degli Interni del Meclemburgo, il socialdemocratico Christian Pegel, ha ricordato come la Russia continui ad attaccare obiettivi civili in Ucraina, causando in molti casi grandi sofferenze e calpestando la sovranità di uno stato. “Presentare una mozione del genere in un momento come questo mi sembra in forte contrasto con tutti i nostri valori fondamentali”, ha affermato. L’AfD però non demorde. Se la mano che ha danneggiato il Nord Stream è ucraina, la Germania non dovrebbe sostenere Kyiv: nella ferrea logica sovranista e filorussa, il governo del cancelliere Friedrich Merz dovrebbe dunque tagliare gli aiuti a quello di Volodymyr Zelensky. Merz da parte sua, hanno spiegato alcuni suoi collaboratori al Wall Street Journal, è convinto che i tedeschi abbiamo ormai fatto pace con la fine del Nord Stream. Unico “appunto”: peccato che la procura di Potsdam abbia lavorato così bene.
L'editoriale dell'Elefantino